Palazzo Ducale, per la Regione squadra che perde (visitatori) non si cambia: Costa e Berti Riboli rinominati nel consiglio direttivo

Anatomia dello sgretolamento del principale contenitore culturale della città, la parola ai numeri: visite in forte calo dalla nomina a presidente di Beppe Costa e del relativo consiglio, a fine 2022. Per tamponare l’emorragia sono stati inseriti nei conteggi persino gli spettatori del cinema all’aperto ospitato in uno dei cortili, che però non bastano a colmare il vuoto. Poche mostre con ampio consenso di pubblico se non quelle lasciate in eredità dalla ex direttrice Serena Bertolucci. Quest’anno nessuna grande esposizione a primavera nonostante la Fondazione abbia per statuto il compito di creare anche ricadute economiche in termini di visitatori e spesa sul territorio. L’esposizione “di punta” di primavera, una personale monografica di artista vivente, ha avuto 64 visitatori al giorno e nessuna ricaduta sulla città. E da anni non viene più nominato il comitato scientifico. I programmi futuri, poi, sono molto, molto nebulosi

di Monica Di Carlo
È necessario partire dai numeri, perché quelli, seppur incompleti e poco dettagliati, non possono essere oggetto di opinioni o discussioni.


Nel 2012 Palazzo Ducale tocca il picco massimo: circa 600.438 visitatori, con 388.593 accessi a pagamento, spinti in larga parte dalla mostra “Van Gogh e il viaggio di Gauguin”. A metà 2017 cambia la giunta comunale, passando dal centrosinistra al centrodestra, e con essa cambia la governance della Fondazione, compreso il presidente degli anni d’oro, Luca Borzani, che del Ducale si era occupato prima come assessore alla Cultura del Comune. Nel corso della sua presidenza, il “Palduc” passa da poche migliaia di visitatori nel 2010 a oltre 500mila l’anno con una media di 300mila paganti l’anno, più di tutti i musei della Liguria, ma soprattutto il Ducale diventa un’istituzione culturale autorevole e riconosciuta a livello nazionale e internazionale.
Gli anni successivi, dal 2018 all’agosto 2023, Serena Bertolucci è direttrice, alle prese con un consiglio direttivo interamente indicato dal centrodestra, al governo sia del Comune sia della Regione. La pressione della politica sulla programmazione comincia a farsi consistente. In particolare, la mostra “Paganini Rockstar” (19 ottobre 2018 – 10 marzo 2019, ma messa in programma l’anno precedente, come la successiva mostra, “De Chirico, il volto della Metafisica”), voluta fermamente dalla Regione, non può vantare i numeri lusinghieri delle precedenti grandi mostre (si è fermata attorno ai 40mila ingressi, comprese le scolaresche copiosamente affluite su input delle istituzioni), risultando di scarso appeal fuori dai confini genovesi. Bertolucci, che in quell’anno in cui si trova a gestire il programma già pianificato, “inventa” le visite guidate alla cappella, di cui si fa carico direttamente. Deve affrontare anche i due anni del Covid, dai quali esce (tra le prime istituzioni culturali italiane a riaprire), nel 2022, con un numero di visitatori più alto, anche se di poco, rispetto al 2019, l’ultimo anno senza virus. Nel 2021 un format ideato da Bertolucci, “Cinque Minuti con Monet”, è riconosciuto dal premio Cultura Impresa come il progetto culturale più innovativo nel panorama nazionale durante la pandemia.
Nel 2022 scade il consiglio comunale e si va a nuove elezioni. Luca Bizzarri era presidente dall’agosto 2017. Gli ultimi atti della coppia Bizzarri presidente – Bertolucci direttrice sono l’ideazione del progetto che ha portato oltre 2 milioni di euro per il restauro della Grimaldina (Pnrr) e l’idea di candidatura di Genova a Capitale del libro.
Il 7 ottobre Bizzarri viene sostituito con Beppe Costa. Da lì comincia la netta discesa. La Regione ha comunque rinnovato la presenza in consiglio di vice presidente e presidente uscenti, rispettivamente Francesco Berti Riboli e, appunto, Beppe Costa. Il primo è anche la persona confermata come vicepresidente, figura la cui nomina spetta, appunto, a De Ferrari. Il commento del presidente della Regione Liguria Marco Bucci e l’assessora alla Cultura Simona Ferro: «Regione Liguria augura a Berti Riboli e Costa un proficuo impegno nel loro nuovo incarico. Palazzo Ducale è uno dei centri della cultura genovese e ligure, un crocevia di linguaggi artistici che guarda al futuro e che ha il compito di coinvolgere il pubblico offrendo occasioni di crescita e confronto. Siamo certi che, grazie alla loro esperienza e alle competenze maturate nei rispettivi percorsi, potranno contribuire a rafforzare la missione della Fondazione come grande polo culturale aperto alla regione e al mondo».
Per tornare ai dati, sugli anni recenti, rispetto alla tabella, non si sa molto di più. Quelli della tabella sono i dati per ora disponibili anche al Comune, uno dei due soci fondatori istituzionali con maggioranza (3 su 5 consiglieri) in consiglio direttivo, per cui Tursi ha ora indicato Sara Armella (è presidente in pectore), Massimiliano Morettini e Mitchell “Micky” Wolfson Jr.. Quest’ultimo, in qualità di donatore di una cospicua parte della propria prestigiosa collezione all’allora fondazione regionale Cristoforo Colombo, era sempre stato nominato dalla Regione, che, però, nel 2022 ha scaricato la nomina sul Comune. La giunta Salis, per fortuna, lo ha confermato. E ora sarà proprio lui l’ago della bilancia nel consiglio direttivo dell’ente, dove siederà (non votante, ma ben presente con il peso del suo incarico) la direttrice Ilaria Bonacossa, scelta dal vecchio gruppo dirigente decaduto con le elezioni comunali, ma ancora pienamente contrattualizzata perché il suo incarico, a differenza del consiglio, non decade con lo scioglimento del consiglio comunale.
I numeri della tabella non bastano ad analizzare la situazione. Nonostante le richieste anche da parte dell’allora minoranza (oggi maggioranza) del Consiglio comunale, non sono stati resi noti i dati della mostra “Calvino Cantafavole”, aperta alla Loggia degli Abati dal 15 ottobre 2023 al 7 aprile 2024, fortemente voluta e imposta al Ducale dalla Regione. Pare sia stata un bagno di sangue, ma coi “pare” non si fanno né le statistiche né, tantomeno, le analisi. Non si evince nemmeno se le bigliettazioni multiple in promozione (come quella attuata nei ponti di primavera, tra il 18 aprile e il 4 maggio per la mostra di Griffa e i saloni), vengano considerate come una sola persona pagante o due ingressi distinti, con la eventuale moltiplicazione dei numeri degli ingressi rispetto alle “teste” reali.
Noto è, invece, il numero dei visitatori della mostra “Giorgio Griffa. Dipingere l’invisibile”, nell’Appartamento e nella Cappella del Doge dal 22 marzo al 13 luglio 2025, 114 giorni in totale. Parliamo infatti di 7.328 visitatori, in media 64 al giorno (vero che non abbiamo sottratto i lunedì, ma cambia poco), non si sa se comprensivi dei soli paganti o anche dei biglietti gratuiti. E questo nonostante le multiple promozioni con sconti anche a 5 euro e biglietti cumulativi con altre visite. Forti critiche per la scelta definita dalla direttrice “di nicchia”, ma nell’ambiente criticata per svariati motivi, primo il fatto che non ha avuto alcuna ricaduta né sulla reputazione come destinazione di turismo culturale né sull’economia della città, quest’ultima esplicitamente richiesta dallo statuto della Fondazione. Bisogna anche fare un calcolo su incassi e costi, che non sono stati specificati. Ma certo è che l’allestimento di una mostra viaggia sulle misure di grandezza delle svariate centinaia di migliaia di euro. Ammettendo (anche se non concedendo) che tutti i visitatori abbiano pagato e facendo una media (tra prezzo pieno, ridotti e scontati) di 8 euro a biglietto, l’incasso sarebbe sotto i 59mila euro. Solo sapendo il costo dell’allestimento si capirebbe quanto al Ducale è costato esattamente ogni visitatore della mostra di Griffa, ma certo non meno di una cinquantina di euro, stimando al ribasso. Insomma, l’esposizione non è stata un grande affare per il Ducale e per la città sotto qualsiasi aspetto si voglia considerare.
La verità è che l’ultima mostra minimamente attrattiva è stata pensata ancora dalla ex direttrice Serena Bertolucci, che non si era ricandidata proprio per le divergenze con politica e consiglio direttivo. Parliamo dell’esposizione “Impression, Morisot”, dal 12 ottobre 2024 al 23 febbraio 2025. Purtroppo la mostra non è stata sostenuta da un forte battage promozionale da parte degli enti pubblici di riferimento e neanche di quella sono stati diffusi i dati dei biglietti.
Sulla scarsa ricaduta delle mostre ci sono stati forti malumori tra gli albergatori (che per Tursi raccolgono la tassa di soggiorno da cui viene estrapolato anche un congruo contributo per il Ducale) e la passata amministrazione, con tanto di minaccia di ritirare la collaborazione. La tassa di soggiorno è, infatti, una tassa di scopo che deve servire ad aumentare anche le presenze turistiche con eventi e promozione e, quindi, anche le ricadute sulle attività economiche: alberghi, ma anche locali, ristoranti e negozi. È evidente che 64 visitatori al giorno, probabilmente molti dei quali di Genova e zone limitrofe, non portano con sé alcuna ricaduta.
È importante notare come nella tabella dei visitatori manchino i dati dal 2025, che sarebbero limitati a 190mila al 31 luglio, con una bassissima percentuali di paganti pari all’incirca appena al 44%, ma compresi gli ingressi del cinema all’aperto. A parte gli anni del Covid e delle misure ad esso collegate, il 2020 e il 2021, mai è andata così male. Nel 2022 le iniziative avevano consentito il decollo della struttura culturale che ha ottenuto un numero di visitatori più alto dell’ultimo anno pre-covid, 461.896 visitatori contro i 457.784 del 2019, con una percentuale più alta di paganti: il 57% nel 2022 contro il 34% del 2019. Quest’ultimo dato percentuale non è di per sé un indicatore del buon successo del palazzo in generale: la sua funzione è quella di produrre cultura, non incassi, ma è anche vero che la struttura deve pur sostentarsi in aggiunta ai contributi forniti dagli enti pubblici, sempre più faticosi da ottenere. Il programma per il 2025 viene presentato solo ad anno ormai iniziato (solitamente si annuncia alla fine di quello precedente) ed è privo di grandi mostre di cassetta. Si annuncia solo la mostra personale monografica di Griffa, che sostituisce la “tradizionale” grande mostra di appeal culturale e turistico di primavera e inizio estate, e viene annunciata, in maniera molto fumosa, una mostra su Moby Dick. Di questa, ad oggi, a un mese e mezzo dall’inaugurazione (fissata per il 12 ottobre 2025), poco ancora si sa. Quello che si intuisce è che parte da un’installazione della Fondazione del Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid, “Of Whales” dell’artista americana Wu Tsang, basata sul suo adattamento cinematografico del romanzo “Moby Dick” di Herman Melville. Presentato alla Biennale di Venezia 2022 nell’ambito della mostra internazionale d’arte “The Milk of Dreams”, questo progetto è un’ambientazione oceanica psichedelica generata dalla tecnologia della realtà estesa. La mostra genovese sarà curata da Marina Avia Estrada (responsabile mostre TBA21 Thyssen-Bornemisza Art Contemporary) e dalla direttrice del Ducale Ilaria Bonacossa, che nel suo ruolo ha curato o co-curato spesso le esposizioni, compresa quella di Griffa.
La direttrice, in una recente intervista al Secolo XIX firmata da Annamaria Coluccia, difende il proprio operato e respinge le critiche alla recente attività mosse dall’ex presidente Bizzarri, sottolineando come, a suo parere, i segnali finora siano stati positivi e che, nonostante il calo di visitatori, a livello generale, il Ducale avrebbe ottenuto, sempre secondo lei, numeri confortanti e una buona risposta del pubblico. Continua a sostenere la scelta di aprire l’istituzione a nuovi generi artistici, convinta che non vi siano limiti o barriere da imporre alle proposte culturali. I limiti, in realtà, nell’attività di Palazzo Ducale li impone lo statuto, che all’articolo 3 (“Finalità e scopo”), recita testualmente: «La Fondazione promuove la crescita culturale della comunità locale, anche allo scopo di contribuire allo sviluppo sociale ed economico del territorio genovese e ligure». Questo mal si sposa con le sperimentazioni e le nicchie se queste diventano attività esclusiva come è avvenuto, di fatto, nel recente passato.
Il suo richiamo alla necessità che le istituzioni sostengano maggiormente l’attività e la promozione, invece, è sicuramente centrato, soprattutto rispetto agli ultimi anni.
Nell’intervista, Bonacossa difende anche la mostra dedicata ad Antoon van Dyck, preparata per la prossima primavera da Anna Orlando, storica dell’Arte, oggi consigliera comunale di Vince Genova (all’opposizione), ma prima delle ultime elezioni comunali (e del cambio giunta) consulente di Marco Bucci e Pietro Piciocchi quando erano, rispettivamente, sindaco e vicesindaco facente funzioni di sindaco. La campagna elettorale di Orlando contro Silvia Salis, poi eletta prima cittadina, è stata particolarmente veemente e ha superato i meri temi politici. I bene informati dicono che il suo progetto sia a forte rischio, sia perché, come consigliere comunale, Orlando non può ricevere ulteriori emolumenti rispetto al progetto già compensato con la consulenza a cui ha messo fine in anticipo perché ha accettato la nomina a consigliere, sia perché l’investimento necessario è di poco meno di un milione di euro, una cifra che, coi chiari di luna a cui è soggetto il bilancio comunale, non sono pochi.
L’altra faccia della medaglia è che tutti i prestiti di opere d’arte sono già stati chiesti e ottenuti (al contrario di quelli della mostra su Paganini ipotizzata dall’omonimo Premio) e non sarebbe certo una bella figura per la città dire a tutti i prestatori “no grazie, ci abbiamo ripensato”. Inoltre, si aprirebbe il “buco” della mostra di primavera 2026, che non si organizza certo in una manciata di mesi. In realtà, si dovrebbe già cominciare la promozione. Un’alternativa sarebbe quella di acquistare una mostra da una delle società che producono esposizioni, a patto di trovarne una capace di fare cassetta e non di terza o quarta mano, cosa che ne ridurrebbe fortemente l’appeal.
Di fatto, il prossimo futuro è incerto e Sara Armella si troverà a gestire la Fondazione in uno dei momenti meno favorevoli della sua storia e con il vecchio vertice dell’ente e la direttrice da questo scelta in consiglio. In più, con Palazzo Ducale scomparso dai circuiti del turismo culturale da un paio d’anni. Ora si attende la riunione del consiglio che formalizzi presidente e vicepresidente, sui quali non dovrebbero esserci sorprese.
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