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Dopo quasi vent’anni dal crollo e 31 dall’abbandono, via Pré 12 torna a vivere: conclusa la riqualificazione dell’ex rudere simbolo del degrado. Recuperato anche il civico 14

Lo stabile, abbandonato dal 1994 e crollato nel 2007, è stato recuperato grazie ai fondi del programma PINQuA. Ospiterà giovani famiglie e studenti, ma si era parlato anche di social housing. Le associazioni chiedono una destinazione mista e la riapertura dei negozi al piano terra: «No a un fortino per soli studenti»

Dopo anni di degrado, crolli e occupazioni abusive, il civico 12 di via Pré è stato finalmente restituito alla città. Si chiude così una lunga pagina di abbandono che per quasi vent’anni ha segnato uno dei tratti più visibili e attraversati del centro storico, a pochi passi dalla Commenda e dal Museo del Mare.

Il recupero dello stabile, che si affaccia anche su via Gramsci, è stato possibile grazie ai fondi del programma PINQuA – Progetto innovativo nazionale per la qualità dell’abitare, vinto dal Comune di Genova con la proposta Pré-visioni, parte del Piano integrato Caruggi. Il risultato? Un edificio ristrutturato, dieci appartamenti di edilizia sociale, destinati a giovani famiglie e studenti universitari, con un vano scale comune e ascensore che unisce anche il civico 14, per anni coinvolto nel medesimo stato di abbandono.

Una ferita aperta dal 1994

Lo stabile era in rovina dal 2007, quando il crollo delle solette interne – per pura fortuna – non causò vittime tra gli occupanti abusivi, ma era diroccato almeno dal 1994, quando fu abbandonato. Le impalcature instabili, la presenza di bombole di gas egli occupanti abusivi all’interno, i frequenti episodi di spaccio e microcriminalità sempre all’interno e utilizzando le impalcature come imbosco avevano trasformato il civico 12 in un simbolo di degrado urbano, come denunciato nel 2016 da GenovaQuotidiana (leggi l’articolo originale).

Ornella Cocorocchio (“La coscienza di Zena”): “Ora serve vita anche a piano terra”

«Mi hanno detto che i locali a terra non verranno ristrutturati – spiega Ornella Cocorocchio, presidente dell’associazione La Coscienza di Zena – perché sembrerebbe che siano finiti i fondi. Sarebbe davvero un’occasione persa. Via Pré ha bisogno urgente di servizi di prossimità: una caffetteria, un bar, o anche un presidio della Polizia Locale sarebbero fondamentali per spezzare la monotonia di saracinesche chiuse e negozi abbandonati».

Cocorocchio ricorda anche quando, l’anno dopo il crollo, gli abitanti del palazzo di rimpetto, via Pre’ 7, e gli operatori commerciali (il panificio fu costretto a chiudere) chiesero un rimborso al Comune per i disagi subiti a causa delle impalcature che, alla luce del pericolo che l’altro palazzo potesse crollare o far cadere altri grandi pezzi di intonaco e materiali usati per la costruzione, si appoggiavano anche al loro palazzo, con residenti prigionieri per le finestre di fatto sbarrate e che non si potevano aprire e topi che passeggiavano su e giù per i tubi delle impalcature. L’avvocatura del Comune si oppose con questa bizzarra motivazione: «La storica Via Pré è sempre stata nota, e non certo per l’eleganza degli abitanti, la signorilità del tratto, la raffinatezza dei costumi. Allorquando in Genova si vuole por mente ad un ambiente degradato, a moralità discutibile, a spaccio di stupefacenti di ogni genere, alla prostituzione più abietta, ed alla delinquenza in genere, si pensa spesso e ci si riferisce quasi sempre ad alcuni quartieri del centro storico e, in particolare, alla via Pré. Così è noto, e non solo a Genova!». In sostanza, secondo la tesi del comune nel 2008, via Pré era un luogo degradato e quindi i cittadini danneggiati nulla avrebbero dovuto pretendere.

Il commento di Christian Spadarotto (“Via del Campo e Caruggi”): “No a un fortino per soli studenti”

Tra le voci più entusiaste per il recupero, quella di Christian Spadarotto, presidente dell’associazione Via del Campo e Caruggi:

«Sono strafelice! Queste erano due stabili, il 12 e il 14, recuperati credo grazie al PINQUA anche, non solo PNRR, credo PINQUA, che nella visione precedente dovevano essere destinati a studentato. Io mi auguro che questa nuova amministrazione dia un occhio anche a quelle che sono state le esperienze in altre città, rispetto a dei contesti simili dove sono stati fatti interventi che hanno veramente contribuito a una rigenerazione generale. Si era parlato anche di una Social housing. Nello stabile dovrebbe essere anche il Comune, con servizi al cittadino decentrando alcuni di quelli del Matitone. Riportare i servizi pubblici sul territorio pubblici non sarebbe male».

Spadarotto aggiunge: «Era evidente che questo stato di abbandono contribuisse allo stato di degrado che c’era, soprattutto che c’è, nella prima parte di Pré, e quindi se sapranno muovere bene le carte, sicuramente questi due stabili, anche per la capienza, perché non sono piccoli, potranno contribuire fortemente al recupero. Non credo io che la strada dello studentato esclusivo sia l’unica percorribile perché, per esempio, abbiamo già esperimenti di questo tipo, che so, in Marinelle, dove sembra che ci sia un fortino degli studenti che è completamente scollegato dalla vita della città, per cui mi auguro che ci sia una destinazione promiscua, tra virgolette. Però è una grande emozione perché io sono un fautore della teoria delle finestre rotte, la interpreto un po’ diversamente rispetto a come la interpretava Giuliani, ma sono convinto, sono fortemente convinto che veramente il recupero edilizio sia una grande chiave di volta per questo centro storico. Viene sottovalutato perché non si vuole osare, perché non si vuole, diciamo, portare uno squilibrio tra quelle che sono le logiche degli interessi immobiliari all’interno del centro storico, è invece un argomento che bisognerebbe veramente prendere in considerazione seriamente».

«Mi auguro che non si trasformi in un fortino per soli studenti, come già accaduto in altre realtà. Il vero cambiamento avviene quando le persone vivono e condividono gli spazi con chi abita e lavora nel quartiere»

L’ex presidente di Municipio Carratù: “Uno spazio ritrovato per la città”

Soddisfatto anche Andrea Carratù, per otto anni e fino alla fine del maggio scorso presidente del Municipio Centro Est, che ha seguito tutta la partita del recupero.

«Un importante risultato che, oltre a rispondere a un impegno preciso preso con i residenti e i commercianti di Pré, dà la possibilità di recuperare spazi per le diverse necessità della città e, se verrà mantenuto il progetto originale, dovrebbe trovare spazio uno studentato. Questo darebbe alla zona la possibilità di interagire sempre di più con l’università, cercando di replicare il modello di successo di Architettura. Grato a chi ci ha lavorato e ai comitati che non hanno mai mollato»

La sfida: non fermarsi al recupero edilizio ma riattivare il quartiere

Il civico 12, da vergogna urbana a simbolo di rinascita, è oggi una tappa importante nel lungo cammino verso una via Pré viva, sicura e abitata, non solo attraversata. Ora la sfida è non fermarsi al restauro, ma riattivare il quartiere, partendo dalle sue fondamenta.


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