Cornigliano dice no al forno elettrico: «Il quartiere ha già pagato abbastanza»

In oltre 200 all’assemblea pubblica organizzata dalle Donne di Cornigliano: «Serve un confronto serio, non provocazioni»

Il quartiere di Cornigliano torna a farsi sentire, e lo fa con forza. In una sala gremita del centro civico di viale Narisano, oltre 200 persone hanno preso parte a un’assemblea pubblica per discutere della possibile reintroduzione della fusione a caldo nello stabilimento ex Ilva. Il messaggio è stato chiaro: la comunità non vuole il forno elettrico e chiede il rispetto degli impegni sottoscritti.







A guidare l’incontro sono state le Donne di Cornigliano, storiche protagoniste delle battaglie per la salute e l’ambiente. In apertura, Patrizia Avagnina, tra le fondatrici del movimento, ha ribadito con fermezza: «Cornigliano non ha bisogno di nuovo inquinamento. Difendere il lavoro è essenziale, ma non a discapito della salute». Ha inoltre ricordato la validità dell’accordo di programma del 1999, integrato nel 2005, che avrebbe dovuto segnare una svolta nella gestione ambientale del polo industriale.
Durante la serata è stata più volte citata la figura di Leila Maiocco, anima del comitato “Donne Lavoro e Ambiente” e simbolo dell’impegno civico nel quartiere, a cui sarà intitolato lo stesso centro civico che ha ospitato l’incontro. L’applauso nato spontaneamente al solo sentirne il nome ha segnato uno dei momenti più toccanti della serata.
Dubbi, voci politiche e alternative
Nel corso dell’assemblea si sono alternate numerose voci critiche sul progetto di un forno elettrico a Genova, inserito nella strategia di decarbonizzazione nazionale. È stato sottolineato il potenziale impatto sanitario e messa in dubbio la tenuta occupazionale del progetto, che secondo alcuni rischierebbe di generare più danni che benefici. Tra le proposte alternative, anche il rafforzamento della produzione di latta, da raddoppiare senza competere con lo stabilimento di Taranto.
Presenti anche diversi esponenti politici, tra cui le consigliere Donatella Alfonso (PD) e Antonella Marras (Sinistra Alternativa), l’ex assessore e vicesindaco di Marco Doria Stefano Bernini (Pd), l’ex consigliere comunale di Vince Genova Walter Pilloni, e Angelo Spanò dei Verdi, che ha criticato le priorità economiche del progetto rispetto alle esigenze ambientali: «L’economia e l’ecologia dovrebbero camminare insieme, ma ancora una volta si tenta di dare la priorità ai profitti». In sala c’era anche il presidente del circolo Nuova Ecologia Andrea Agostini.
Il presidente del Municipio Medio Ponente Fabio Ceraudo (M5S), ex sindacalista e lavoratore Ilva, ha evidenziato l’assenza di un reale acquirente e il rischio che l’intera operazione preluda a uno smembramento dello stabilimento, chiedendo un processo trasparente di informazione e confronto con la cittadinanza.
L’assenza della sindaca Silvia Salis, già annunciata per impegni precedenti, non ha smorzato il dibattito. Nei giorni scorsi aveva ribadito la necessità di un dialogo “senza pregiudizi”, ma anche il principio che l’aumento dell’occupazione non può prescindere dalla sostenibilità sociale e ambientale.
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