Ambiente 

«Un forno elettrico a Cornigliano? Una proposta oscena», l’allarme dell’esperto ambientale Federico Valerio

Nel giorno in cui il presidente della Regione Bucci ribadisce il sì al forno elettrico, lo scienziato, ex Istituto Tumori di Genova, contro il progetto di riaccendere la produzione di acciaio nel quartiere: «Rischio per la salute pubblica, la lezione del passato ignorata per ideologia»

Nel giorno in cui

“Solo un governo ideologicamente ostile alla tutela ambientale e alla salute pubblica può proporre di riprendere la produzione di acciaio a Cornigliano. È una scelta scellerata, che ignora quanto già vissuto da questo quartiere e pagato a caro prezzo”. Con queste parole il chimico ambientale Federico Valerio, ex dirigente dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro, boccia senza mezzi termini l’ipotesi di costruzione di un forno elettrico per il trattamento di rottami ferrosi nel ponente genovese.

«Come Regione Liguria siamo perfettamente allineati al piano per il rilancio dell’ex Ilva, che punta con decisione sulla decarbonizzazione e prevede un forno elettrico a Genova capace di produrre 2 milioni di tonnellate d’acciaio l’anno: è senza dubbio un piano dotato di visione, strategico, che guarda al futuro e punta su tecnologie d’avanguardia, che non hanno nulla a che spartire con le vecchie modalità legate alla colata a caldo – ha dichiarato questa mattina il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, cheoggi ha incontrato in videoconferenza il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e la sindaca di Genova Silvia Salis sul tema del futuro dell’ex Ilva di Cornigliano e il piano di decarbonizzazione, alla presenza del consigliere delegato allo Sviluppo economico Alessio Piana -. Il piano conferma ancora una volta l’impegno del Governo per il rilancio industriale non solo del sito di Genova Cornigliano, ma dell’intera produzione dell’acciaio a livello nazionale. La prospettiva di produrre 8 milioni di tonnellate all’anno di acciaio è quello di cui questo Paese ha bisogno, e avere 2 milioni di tonnellate a Genova è senza dubbio un grande risultato, ovviamente con tecnologie assolutamente rispettose dell’ambiente e della salute. Per quanto riguarda i dettagli, il forno elettrico, per funzionare, non avrà bisogno di nave rigassificatrice. Secondo una prima stima, con il nuovo assetto dell’ex Ilva resterebbero circa 300mila metri quadri a disposizione: l’auspicio della Regione Liguria è che ci sia la possibilità di insediare in questi spazi nuove attività industriali, che consoliderebbero ulteriormente il rilancio di Genova come sito produttivo. Ci aspettiamo, grazie al piano di decarbonizzazione, circa 700 nuovi posti di lavoro, senza contare le opportunità occupazionali legate ai nuovi insediamenti nelle aree che saranno disponibili”. a parte nostra voglio sottolineare che Regione Liguria si assume fin da ora l’impegno di investire risorse, assieme a Comune di Genova e agli investitori privati che gestiranno lo stabilimento, per sostenere un piano di riqualificazione a servizio del quartiere di Cornigliano e delle aree della città che gravitano attorno allo stabilimento».

Valerio, che da decenni studia le ricadute ambientali e sanitarie delle attività industriali in Liguria, ricorda con dati alla mano cosa ha significato per Cornigliano la presenza delle aree a caldo dell’Italsider, chiuse definitivamente nel 2005. “Dal dopoguerra per oltre 50 anni – scrive – l’aria del quartiere è stata saturata da polveri sottili, benzene, ossidi di azoto, idrocarburi policiclici aromatici, diossine. La chiusura della cokeria nel 2002 ha subito prodotto un crollo dei livelli di benzopirene da 5 a 0,3 nanogrammi per metro cubo. I dati parlano da soli”.

Effetti sanitari documentati. Valerio cita uno studio del 2005 del suo stesso istituto che dimostrava come i giovani di Cornigliano avessero un tasso di ricoveri per problemi respiratori molto più alto dei coetanei degli altri quartieri. “Dopo la chiusura dell’impianto – sottolinea – quella differenza si è annullata”.

Ma, secondo l’esperto, il danno di decenni di esposizione non si è ancora esaurito. “Cornigliano continua ad avere, oggi, la più alta mortalità maschile e femminile di tutta Genova. La spiegazione? I danni epigenetici causati da diossine e idrocarburi, capaci di alterare l’espressione del DNA e trasmettersi alle generazioni successive”.

Anche i forni elettrici “green” non sarebbero esenti da queste criticità: “La letteratura scientifica – osserva Valerio – dimostra che rilasciano ancora quantità significative di sostanze tossiche. La salute dei cittadini viene sacrificata sull’altare del mito della crescita infinita”.

Con oltre 40 anni di carriera alle spalle, Valerio ha collaborato con enti pubblici, università e istituzioni sanitarie, seguendo numerose indagini ambientali in tutta Italia. È attualmente responsabile scientifico per Italia Nostra Genova e membro del Comitato scientifico dell’Ecoistituto Reggio Emilia–Genova.

«I cittadini di Cornigliano hanno già pagato. Pensare di far tornare la produzione di acciaio nel cuore di un quartiere densamente abitato è una follia antistorica e antiscientifica. Un ritorno al passato che ignora il valore della salute pubblica» conclude Valerio.


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