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«Non doveva essere lì»: choc in reparto psichiatrico, paziente abusata da uomo in attesa di posto in Rems

Indagini in corso su una presunta violenza avvenuta in un reparto misto. La vittima trasferita, l’aggressore non avrebbe dovuto trovarsi in ospedale ma in una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza per casi psichiatrici

Non doveva trovarsi in quel letto. Né in quel reparto. E forse, se le cose fossero andate come previsto, oggi non ci sarebbe nulla da raccontare. Invece c’è una donna che porta addosso le ferite di un dolore difficile da raccontare e un sistema che ancora una volta ha mostrato crepe profonde proprio dove dovrebbe proteggere di più: tra le corsie di un reparto psichiatrico.

Lei, una paziente ricoverata nello Spdc di un ospedale genovese, ha denunciato di essere stata abusata da un altro ricoverato. Un uomo di 40 anni, già ritenuto socialmente pericoloso. Doveva essere in una Rems – una struttura protetta per chi ha commesso reati ma è stato giudicato non imputabile per disturbi psichiatrici – ma un ritardo burocratico e l’assenza di un posto disponibile lo avevano lasciato in sospeso. Prima in carcere più a lungo del dovuto. Poi, come soluzione provvisoria, in ospedale. In un reparto dove uomini e donne dividono spazi, talvolta anche le stanze.

Una scelta che ora si trasforma in domanda: si poteva evitare? La magistratura ha aperto un’inchiesta per violenza sessuale. La pm Daniela Pischetola vuole capire chi ha deciso quel trasferimento, chi avrebbe dovuto vigilare e se la convivenza forzata tra i due pazienti fosse evitabile. Anche i carabinieri stanno conducendo accertamenti. Anche l’ospedale ha aperto un’inchiesta interna.

Intanto per la donna, ferita e scossa, è stato attivato il “protocollo rosa”, quello pensato per le vittime di abusi. È stata trasferita in un altro ospedale e seguita da uno psicologo. Una piccola rete di protezione, forse arrivata troppo tardi.

In copertina: foto di repertorio


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