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Terna per il cda del Ducale, ma rischia l’estromissione il benefattore Micky Wolfson: Genova verso una brutta figura mondiale

Il potenziale rinnovo totale della governance della Fondazione Palazzo Ducale da parte del Comune mette a rischio il ruolo del collezionista americano, che nel cda c’è da da molto tempo e indipendentemente dalla politica per la sua generosità nei confronti della città. Senza un suo reintegro a causa dell’applicazione del “manuale Cencelli”, la città rischia la patente di irriconoscente e lo scandalo internazionale nel mondo della cultura

Sara Armella, avvocata genovese ed ex presidente della Fiera e di Spim, è in pole position per guidare il consiglio direttivo della Fondazione Palazzo Ducale. Insieme al suo, nella terna espressa dal Comune di Genova, circolano i nomi di Massimiliano Morettini (Pd) e Linda Alfano, giudice non togata nazionale, psicoterapeuta, candidata non eletta della lista della ora sindaca Silvia Salis alle ultime elezioni. A completare la rosa, ma pare meno probabile, il giornalista e scrittore Marco Ansaldo, già capolista della lista di Andrea Orlando, candidato del centrosinistra poi sconfitto di misura da Marco Bucci. Gli incarichi nel cda della Fondazione sono tutti a titolo gratuito.

Tuttavia, l’eventuale cambio integrale rispetto alla terna precedente potrebbe costare a Genova una delle più gravi cadute d’immagine nel panorama culturale internazionale. Fuori resterebbero l’attuale presidente Beppe Costa e Franco Bampi de “A Compagna” ed è naturale che si vogliano sostituire persone di riferimento nominate dalla destra, ma resterebbe fuori anche Mitchell “Micky” Wolfson Jr., classe 1939, che in consiglio c’è da molto tempo, indipendentemente dalle giunte che si sono susseguite, e c’è per un motivo ben preciso.

Wolfson è il mecenate e collezionista che ha donato alla città di Genova una collezione del valore di svariati milioni di euro, quella che oggi compone il cuore della Wolfsoniana. Dopo un primo affidamento del 1999, la collezione fu donata nel 2007 alla Fondazione regionale Cristoforo Colombo, poi passata alla Fondazione Palazzo Ducale nel 2014. Per capirci: senza Wolfson, la Wolfsoniana non esisterebbe.

Il problema è che, alle ultime nomine, nell’ottobre 2022, pare che la Regione — che in passato lo ha sempre indicato — si sia “dimenticata” di inserire il suo nome. Il Comune, accortosi in extremis dell’assenza, avrebbe sostituito in zona Cesarini uno dei propri nomi con quello del collezionista americano che, quindi, l’ultima volta è entrato in quota Tursi. La sostituzione in blocco dei consiglieri di Genova lo vedrebbe fuori dal Cda.

Un accordo tra Regione e Comune per reinserirlo in corsa sostituendolo a uno dei due rappresentanti di Piazza De Ferrari sarebbe possibile, ma i rapporti tesi tra le due istituzioni rendono questo scenario molto difficile da realizzarsi. I nominati dalla Regione sono l’attuale vicepresidente Francesco Berti Riboli, amministratore delegato di Villa Montallegro, e Federica Messina.

La possibile esclusione di Wolfson — figura culturale di peso mondiale, che ha donato l’altra metà della collezione a un’università pubblica della Florida dove è esposta in un museo a Miami — per soddisfare le regole del manuale Cencelli applicate alla governance della Fondazione sarebbe uno scandalo che farebbe il giro dei media internazionali non solo di settore, con conseguenze devastanti per la già fragile reputazione culturale della città, soprattutto se il suo nome fosse sostituito da quelli di chiara appartenenza politica locale senza la minima reputazione nella cultura internazionale.

Un esempio della crisi recente che non è proprio il caso di aggravare? Quest’anno Genova non è riuscita o non ha voluto mettere in campo la tradizionale grande mostra di primavera al Ducale, rimpiazzata da una monografica su Giorgio Griffa, artista vivente, che secondo fonti ben informate avrebbe registrato un numero di visitatori irrisorio. Come era ampiamente prevedibile. Insomma, una mostra da galleria privata invece di un evento capace di richiamare turisti in città e conquistare i genovesi.

In conclusione, tenere fuori Micky Wolfson dal nuovo Cda del Ducale sarebbe non solo una scelta miope, ma un errore clamoroso che rischia di allontanare per sempre uno dei benefattori culturali più importanti della storia recente di Genova. E segnerebbe l’ennesimo capitolo di una gestione culturale in declino da anni, corrompendo definitivamente la reputazione della città in questo campo.

In copertina: foto di Antiques And The Arts Weekly


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