Centrostorico Quartieri 

Centro storico, nuove misure per sicurezza, vivibilità e tutela delle fragilità sociali come prima risposta agli appelli dai cittadini

Ridotti gli orari del Drop-in, rafforzati i controlli in via San Filippo e nella zona del Ghetto. Lodi, Viscogliosi e Cosso: «Prime risposte alle richieste dei cittadini, lavoriamo per una comunità più coesa». I cittadini apprezzano lo sforzo iniziale, ma indicano la strada dei progetti sociali, della prevenzione e della sicurezza per la quale non si può abbassare la guardia


Tre interventi concreti per migliorare vivibilità, sicurezza e tutela delle persone fragili nel centro storico di Genova, e in particolare nell’area di piazza del Roso, sono stati annunciati dal Comune a seguito dell’assemblea pubblica dello scorso 29 giugno.

Le misure, adottate dagli assessorati comunali al Welfare e alla Sicurezza urbana in sinergia con il Municipio I Centro Est, sono:

Riduzione dell’orario di apertura del Servizio Drop-in (*vedi sotto) fino alle ore 20:00, in vigore da ieri;

Presenza fissa della polizia locale davanti alle scuole dell’infanzia di via San Filippo negli orari di entrata e uscita;

Rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine nella zona del Ghetto, a tutela di residenti, commercianti e cittadini.

L’obiettivo è duplice: contrastare lo spaccio di sostanze stupefacenti e offrire un supporto più efficace alle persone con dipendenze, in un’ottica di presa in carico e reinclusione sociale.

«Sono le prime risposte a istanze provenienti dal territorio, frutto anche di criticità originate da scelte passate – dichiarano le assessore Cristina Lodi (Welfare) e Arianna Viscogliosi (Sicurezza urbana), insieme alla presidente del Municipio Centro Est Simona Cosso –. È fondamentale ricostruire un clima di collaborazione, tolleranza e visione comunitaria. Lavorare insieme alle persone è la strada per un vero cambiamento».

Il Comune ha annunciato che le ulteriori richieste emerse saranno discusse in sede di tavolo socio-sanitario in Prefettura e nelle prossime Commissioni Permanenti del Municipio I Centro Est, con il coinvolgimento diretto delle associazioni del territorio, incaricate di rappresentare la voce dei cittadini intervenuti all’assemblea in piazza del Roso.

Un primo passo verso una risposta integrata ai problemi sociali, educativi e di sicurezza che interessano una delle aree più delicate e identitarie della città apprezzato dalle associazioni a cui la popolazione in assemblea ha dato mandato di lavorare con l’Amministrazione comunale. Sono state date le risposte spicciole immediatamente attuabili. La chiusura del drop in alle 20:00 già nella sua prima giornata, quella di ieri, ha dato i suoi frutti. Di giorno è frequentato da tante persone che si recano anche all’ambulatorio sociale, la sera è quasi esclusivamente meta di tossicodipendenti che si radunano attorno al servizio. Per Christian Spadarotto, portavoce dell’associazione Via del Campo e Caruggi, è un primo passo di risposta veloce alle istanze della popolazione e conferma l’ascolto: «Il traguardo è la realizzazione di un punto di assistenza fuori dalle zone calde – spiega -. Noi avevamo proposto Ponte Parodi, ma ci sono altre possibili sedi. Il progetto sociale è fondamentale e contiamo di discuterne presto con l’assessora Lodi. Altro punto focale è la repressione dello spaccio, questione irrinunciabile». Importante è non solo impedirlo quando gli agenti sono presenti o favorire il suo spostamento per un po’. «Servono misure in grado di incidere sia sul fronte della prevenzione sia su quello della sicurezza – prosegue Spadarotto. È troppo presto per giudicare la nuova organizzazione del servizio, attivo solo da pochi giorni. Gli operatori dei corpi statali si sono visti, in aggiunta alla presenza della polizia locale, che c’è sempre stata. La questione centrale è rendere il risultato permanente sia con iniziative mirate alla sicurezza sia con iniziative sociali strutturali».

Il tentativo che c’era stato da parte dell’ex assessore della giunta Piciocchi (facente funzioni), Enrico Costa era finalizzato al cercare di togliere persone dalle strade dove prendevano bottigliate e che in quel luogo, durante le ore serali notturne fino all’una, avrebbero potuto trovare un ricovero sicuro, per così dire. L’estensione dell’orario era stato finanziato dall’assessorato alla Sanità e al Sociale della Regione con centomila euro. Si è, però, sottovalutato l’aspetto del concentramento in termini numerici delle persone che in quella fascia erano rappresentate da dipendenti da sostanze al cento per cento. Questo ha creato una pressione maggiore all’interno del ghetto che era già di suo messo sotto pressione e le cose sono degenerate perché i tossicodipendenti stazionavano al di fuori ore prima dell’apertura. Il disagio genera disagio e i residenti si sono esasperati.

Anche adesso c’è una minoranza rappresentata da alcuni abitanti che ha chiesto un incontro all’assessora Viscogliosi perché non è soddisfatta di quelle che sono state le prime risposte della politica rispetto alle domande fatte in assemblea e quindi vuole la chiusura totale dei servizi. Ci sono delle diatribe anche tra residenti. Per quanto riguarda l’associazione Via del Campo e Caruggi, l’ambulatorio sociale, non il drop in, rappresenta un presidio imprescindibile che soddisfa le necessità di tante persone in difficoltà che possono fare visite mediche, possono fare lavatrici, docce, ricevere pacche alimentari e tutto questo non può essere tolto, non può e non deve perché altrimenti ci sarebbero degli effetti in termini di protesta da parte del maggior numero di abitanti di questi quartieri.

(*) Un “drop-in” nel contesto della tossicodipendenza è un servizio di bassa soglia pensato per accogliere persone con problemi di dipendenza, spesso integrato in politiche di riduzione del danno. Questi luoghi offrono un accesso immediato e senza troppe formalità per persone che potrebbero trovarsi in situazioni di disagio, offrendo servizi di base e supporto


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