I referendum non passano il quorum. Lavoro, Cgil: «Liguria tra le prime regioni per partecipazione»

In regione ha votato oltre il 35% degli elettori. Il segretario regionale Calà: «Grande prova di democrazia, battaglia per la dignità del lavoro continua»

La Liguria si conferma tra le regioni italiane più attive sul fronte della partecipazione democratica. È qui, infatti, che si è registrato uno dei tassi più alti di affluenza al referendum promosso dalla Cgil per un lavoro più stabile e sicuro. Lo ha sottolineato oggi il segretario generale della Cgil Liguria, Maurizio Calà, commentando i dati: “In Liguria — ha dichiarato — la partecipazione ha raggiunto il 35,07%, pari a circa 415 mila cittadini e cittadine. È un dato che dimostra come i contenuti e le ragioni di questo referendum siano stati compresi e condivisi da moltissimi liguri”.

Si tratta di un risultato in netta crescita rispetto alla precedente tornata referendaria del 2022 — sui quesiti della giustizia — che si era fermata in Liguria al 28,2%, mentre a livello nazionale non aveva superato il 20,9%.
“Quando abbiamo scelto di promuovere un referendum — ha ricordato Calà — sapevamo che sarebbe stata una sfida difficile, in un Paese in cui ormai fatica ad andare a votare anche il 50% degli elettori. Purtroppo non abbiamo raggiunto il quorum per l’abrogazione delle norme contestate, ma la partecipazione che abbiamo registrato, specie in Liguria, rappresenta comunque una grande vittoria democratica e un chiaro segnale politico”.
Secondo il segretario Cgil, il mancato raggiungimento del quorum è stato influenzato anche dagli appelli all’astensione provenienti “da una parte dei vertici istituzionali, da quasi tutti i partiti di maggioranza, da alcune sigle sindacali e persino da pezzi della minoranza”. Inoltre, Calà ha sottolineato come l’informazione sui contenuti referendari sia stata carente e tardiva: “Solo negli ultimi dieci giorni, per obblighi di legge, i cittadini hanno potuto ricevere un’informazione adeguata. Eppure parliamo di temi complessi che avrebbero meritato più spazio e più tempo per essere compresi a fondo”.
Il vero merito del referendum, per Calà, è però un altro: “Aver riportato al centro del dibattito politico e pubblico il tema del lavoro, della precarietà, dei bassi salari, della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, dei licenziamenti. Questo non era scontato ed è un grande risultato. Oggi milioni di italiani hanno detto che vogliono più tutele e più dignità per il lavoro”.
La battaglia, per la Cgil, non si ferma qui. “Da questo punto non si torna indietro — ha ribadito Calà — e continueremo a batterci per i diritti e per la dignità di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori. Un grazie di cuore va a tutte e tutti: delegate, delegati, militanti, associazioni, forze politiche che ci hanno sostenuto. Portare alle urne milioni di cittadini in un Paese che purtroppo vota sempre meno è già di per sé una grande vittoria della democrazia. Ed è solo attraverso la partecipazione e il voto che possiamo davvero cambiare le condizioni delle persone”.
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