Comunali 2025 

Salis: «Di fronte alla tragedia le polemiche vanno lasciate da parte». Poi: «Il centrodestra mi attribuisce il peso di scelte fatte quando andavo all’asilo»

Nella Sala Grecale dei Magazzini del Cotone (750 posti completamente occupati e molte persone che non sono riuscite ad entrare), la candidata del campo largo dei progressisti ha ricevuto applausi a scena aperta quando ha detto “no” alla funivia del Lagaccio e allo Skymetro. A margine ha parlato del crollo di Genova nella classifica della vivibilità del Sole24 Ore, dei giovani, delle responsabilità di chi amministra, aggiungendo di leggere gli attacchi del centrodestra come un segno di debolezza

«Il lavoro è il tema con il quale ho aperto il mio programma, è sicuramente la chiave per rivoluzionare questa città, per permettere alle persone di avere una vita sempre più dignitosa, per permettere ai giovani di non dover scappare per realizzare i propri sogni. Il lavoro è la chiave» ha detto Salis rispondendo alle domande dei giornalisti.

Proprio i giornalisti le hanno fatto domande sulla tragedia che ha visto una donna di 57 anni, Francesca Testino, schiacciata da una palma in piazza Paolo da Novi. Salis ha preferito parlare di come la politica debba avere «la dignità di trattare il tema come va trattato» sconfinando anche sui “modi” della politica. Ha detto: « Io ho voluto, come avete visto, esprimere un semplice cordoglio senza nessun tipo di se e ma, perché io credo che quando succedano certe cose la politica debba avere la dignità di trattarla come va trattata, nel senso che non si può fare dei ma dopo le scuse, non si può dire dei se. Bisogna, chi ha la responsabilità, la sindaca come voglio essere io, il sindaco reggente in questo caso, ha la responsabilità della salute dei cittadini, quindi sono giuste le scuse ma io eviterai i ma dopo. Credo che la polemica politica di fronte a una tragedia come questa andrebbe lasciata da parte. È una questione culturale, è una questione anche di stile politico, è una questione di come vogliamo amministrare questa città. Io credo che i genovesi siano un po’ stanchi di questo modo di fare politica usando le polemiche, usando gli slogan e usando anche, nel mio caso, gli attacchi personali. Credo che sia un modo di fare politica che ha molto stancato».

La qualità della vita a Genova e “le colpe dei padri”

«Io quando ho esposto i dati del Sole24ore, che di certo non è Lotta Comunista, è un giornale chiaramente di settore, è un giornale rispettabilissimo, è un giornale che ha un’opinione oggettiva – ha spiegato la candidata del blocco progressista -. Loro hanno fatto sprofondare di 30 posizioni la qualità di vita a Genova negli ultimi 4 anni, il che vuol dire pienamente in questa gestione. Io credo che continuare a parlare di cose che sono successe 10 anni fa e a parlarne a una candidata civica di 39 anni sia veramente un esercizio stancante di chi non ha altro da dire. Io l’ho sempre detto, io non porto le croci della sinistra. Chiaramente dal mio interno è una coalizione molto ampia, fatta di forze progressiste, però devo dire che se pensano di continuare a farmi rispondere di cose che sono successe quando io addirittura andavo all’elementari, alle medie, al liceo, penso che sia un po’ anche l’emblema del fatto che hanno pochissimi argomenti e credo che questa sala, stracolma, e il fatto che tante persone con le quali mi scuso e che ringrazio per essere venute qua siano dovute tornare a casa perché non c’era posto, credo che questo voglia dire che questa città ha voglia di cambiare.».

Tari e rifiuti

«Certo, è un tema molto sentito – ha risposto ai giornalisti parlando di Tari e rifiuti -, anche quello, bisogna trovare soluzioni complesse a un problema complesso, non slogan: alzare, abbassare, lasciare, bisogna studiare anche lì, in una città che è, sulle 107 province esaminate, intorno al 96° posto per raccolta differenziata, questo ci deve far pensare, ci sono dei margini di miglioramento enormi e noi è lì che andremo a lavorare»

Le debolezze degli avversari secondo Salis

«Forse pensano di essere negli Stati Uniti – ha detto Salis parlando del centrodestra -, ma non funziona così, non è mai funzionato così e poi voglio dare un messaggio molto chiaro, non dettano loro la mia agenda, l’agenda del mio campo, l’agenda dell’area progressista, loro pensano che sono arrivata io e allora subito hanno dovuto dire che trovava un vice sindaco donna, ha capito che quello non era abbastanza, perché era un messaggio molto debole, e quindi ha dovuto trovare un vice sindaco donna a Roma, che è Ilaria Cavo, e allora a questo punto, visto che l’ha trovato lui, devo trovarla anch’io, ma loro non comandano il mio percorso e la mia agenda, io rispondo ai cittadini e alle cittadine che mi voteranno e alla mia coalizione e dopo le elezioni faremo tutte le valutazioni del caso, perché questa è la democrazia, non calare persone dall’altro per risolvere un grossissimo problema elettorale che hanno, che è un candidato che sta cercando in tutti i modi di rinforzarsi, ma che è avvertito come un candidato debole e comunque un candidato che risponde al Presidente della Regione».

Skymetro e Funivia del Lagaccio

Uno dei giornalisti presenti ha chiesto a Salis: «Siete anche pronti a rinunciare ai 400 milioni per lo Sky Metro? Cosa intende, nello specifico, per prolungamento della metropolitana in altro modo, un tram come hanno proposto i commentati o altro?».

«Rispondo a tutte le due domande in un modo – ha risposto la candidata -, cioè noi vogliamo trovare una soluzione tecnica, apriremo un tavolo tecnico quando saremo a Tursi, perché è lì la sede, però è certo che l’obiettivo non è perdere i finanziamenti, l’obiettivo non è neanche devastare la Val Bisagno con lo SkyMetro, per cui si cercherà un caso di studio che possa secondare le due opzioni che ha messo in campo».

Coalizione e programma

Tanti punti del programma erano già stati esaminati durante le elezioni regionali, poi ci sono stati chiaramente punti caratterizzanti del mio percorso, ma ho trovato una grande condivisione e devo dire che il giro del programma è durato poche ore, per cui non è stato in nessun modo un problema.

L’astensionismo

Io non voglio dare il messaggio banale agli astenuti “dovete andare a votare” perché voglio che votino per me, il messaggio che voglio dare è che credete in questo progetto, perché è un progetto nuovo, fatto da una nuova esperienza, tantissimi giovani, tantissime donne, è una coalizione che sta proponendo un’idea nuova di città e vi chiedo di credere in noi.

I giovani


A chi le chiedeva come crede di riuscire a coinvolgere più giovani nella campagna elettorale e poi richiamarli anche a votare, ha risposto: «Andando a parlare direttamente e facendo capire che in questo programma c’è tanto spazio per loro, c’è grande attenzione a loro perché in una città con l’età media così alta come Genova, una città che non si può permettere di non inserire in maniera forte e decisa dei programmi per la gioventù, per gli universitari, per gli studenti, per i bambini».

La canzone-sigla della presentazione del programma della coalizione è stata “Gli sbandati hanno perso” del rapper Marracash, autore che nel 2022 ha vinto il premio Targa Tenco per il miglior album in assoluto. Il brabo è stato pubblicato come singolo nel dicembre dello scorso anno.

Il verso che dà il titolo al brano è una citazione del film Il grande Lebowski, “La vostra rivoluzione è finita, signor Lebowski, gli sbandati hanno perso”.

Tutta la canzone è un ritratto della nostra società e di chi, in un modo o nell’altro, ha “perso”: da quelli che sono schiavi del proprio lavoro e non riescono a pensare alla propria vita senza a chi ha scelto una relazione fissa per tutta la vita, salvo poi costruirne un’altra parallela per paura di rimanere da solo. Il ritornello si interroga quindi sulla situazione della società contemporanea: “Chissà come andrà, solo a me sembra che/Tutti quelli che conosco in fondo sono fuori di testa?/Come se una guerra l’abbiamo già persa”, un verso che in un certo senso stride con “È finita la pace”. Poco dopo però Marracash spiega “Avevamo solamente il sogno di una vita diversa/Tanto noi la pace l’abbiamo già persa”. Nelle barre successive di Gli sbandati hanno perso poi il rapper passa in rassegna diverse situazioni di vita e idee politiche, parlando delle dipendenze dalla droga (“Chi mette tutti i soldi nel naso”) e dai farmaci.


Il discorso di Salis prima di esporre il programma

Genova è la mia città, la città che ha inventato il commercio quando il mondo era ancora fermo. La città che ha dato in Natalia chi ha scoperto nuovi mondi. La città che ha colto esuli, rivoluzionari, intellettuali e artisti.

La città che ha dato voce a De Andrè, che ha raccontato la bellezza che resiste, di chi ama, di chi lotta. La città cantata da Lauzi, Paoli, Tenco. La città che piange e ride, che conosce il dolore ma non si lascia mai spezzare.

È la luce della nostra lanterna, il faro più alto del Mediterraneo. Oggi però qualcuno ha provato a spegnere quella luce. Hanno provato a chiudere Genova in una gabbia, a farle credere che il meglio fosse ormai alle sue spalle.

Hanno provato a convincerla che ha solo un porto, dove altri decidono quando partire e quando restare. La nostra città è stata ferita più volte, dalla storia, dal tempo, dalla negligenza di chi l’ha tradita. Eppure ogni volta si è rialzata.

E oggi io sono qui. Noi siamo qui. Perché sappiamo che Genova merita di più.

Perché sappiamo che non possiamo restare immobili a guardare. Siamo qui per dire che Genova non è destinata al declino. Siamo qui perché crediamo che questa città abbia ancora la forza di cambiare e la capacità di immaginare un orizzonte nuovo.

Siamo qui per dire che Genova non è una città che si accontenta. Genova è una città che sogna, che lotta, che pretende di più. Siamo qui per dire a tutti e tutte che Genova ha un futuro e quel futuro lo inventeremo insieme.

Perché anche se alcuni non se ne sono accorti, è già domani. Io sono nata qui a Sturla. Sono cresciuta ascoltando le storie della mia città.

Ho camminato tra i vicoli del centro storico, ho visto troppe saracinesche abbassate. Ho conosciuto troppi giovani costretti a partire per trovare un futuro che qui sembra negato. In queste ultime settimane ho parlato con chi lavora, con chi ogni giorno lotta per tenere aperta la propria attività.

Con chi sogna di restare ma ha paura di non farcela. E so che molti di voi oggi si fanno la stessa domanda. Genova può davvero cambiare? La risposta è sì.

Ma non sarà il cambiamento che arriverà dall’alto. Non sarà il sogno di una persona sola. Sarà una rivoluzione che costruiamo insieme, passo dopo passo.

Passo dopo passo, strada dopo strada, quartiere dopo quartiere. E non sarà una promessa scritta sulla carta che dimenticheremo il giorno dopo. Genova può cambiare se torniamo a credere nel lavoro.

Se smettiamo di trattare i nostri giovani come se fossero un problema da risolvere e iniziamo a vederli per la nostra più grande opportunità. Se creiamo una città che non espelle, che ha talento, ma lo accoglie e lo sostiene. Genova può cambiare se torniamo a prenderci cura di lei.

Se restituiamo dignità ai suoi quartieri, se rapriamo i negozi, se attiriamo i turisti, se facciamo splendere le piazze, i suoi portici, le sue scuole. Perché Genova non è fatta di pietre. Genova è fatta di persone.

E una città si salva solo se nessuno viene lasciato indietro. Troppi l’hanno tradita. Troppi l’hanno sfruttata, consumata.

Usata come un vecchio vegliero da cui prendere tutto prima di abbandonarla alla deriva. L’hanno lasciata nelle mani di chi ha visto e lei solo un bottino da spartire e non una città da proteggere. Hanno detto che era stanca, che era vecchia, che era finita.

Ma Genova resiste. Eppure resistere non basta più. Resistere è ciò che fai quando sei in mezzo alla tempesta.

Ma noi ora dobbiamo fare di più. Dobbiamo tornare a navigare. Dobbiamo prendere il timone della nostra città e portarla verso un orizzonte nuovo.

Abbiamo passato anni a sentirci dire che non si può fare. Ci hanno detto che Genova è destinata a invecchiare, a spegnersi. Che non si possono creare nuovi posti di lavoro.

Che non si può dare sicurezza senza rinunciare alla libertà. Che non si può avere progresso senza sacrificare la giustizia sociale. Che le cose vanno così e in fondo non possiamo cambiarle.

Che ci sono problemi troppo grandi, interessi troppo forti, sfide troppo difficili. Non è vero. Genova è la città di chi ha osato.

Di chi ha preso il mare senza sapere cosa avrebbe trovato dall’altra parte. Di chi ha ricostruito con le proprie mani quando tutto sembrava perso. Di chi ha saputo dire andiamo avanti quando era più facile fermarsi.

E oggi noi dobbiamo avere lo stesso coraggio. Il coraggio di credere che una politica diversa esiste. Il coraggio di dimostrare che un’altra Genova è possibile.

Una Genova in cui nessuno viene lasciato indietro. Una Genova in cui chi ha bisogno trova ascolto. Chi ha idee e talento trova spazio.

Una Genova che non guarda con nostalgia il passato ma che costruisce compassione il futuro. Noi siamo qui per scegliere un futuro di giustizia, di opportunità, di speranza. Perché il futuro non è scritto.

Il futuro si sceglie e noi oggi scegliamo di cambiare. Ci dicono che per guidare una città serva esperienza. Che per avere idee bisogna prima aspettare, accumulare anni, vivere abbastanza per poter parlare con saggezza.

Ma se il mondo avesse pensato sempre così saremmo ancora fermi? Perché a cambiare la storia non sono mai stati quelli che hanno aspettato il momento giusto. A cambiare la storia sono stati quelli che hanno osato fare qualcosa prima che gli altri pensassero che fosse possibile. La resistenza, le lotte per i diritti, i cambiamenti sociali più profondi sono sempre stati guidati da chi non ha avuto paura di immaginare un futuro diverso.

Da chi ha la capacità di vedere il mondo per quello che potrà essere e non solo per quello che è oggi. E allora io vi chiedo perché dovremmo aspettare? L’esperienza è una gabbia se diventa paura del nuovo. Ma poi in questo caso, ma veramente mi chiedo, ma esperienza di cosa? Di un sistema che non ha funzionato? Di amministratori che hanno lasciato indietro più i deboli? Di una politica che si è rifugiata nell’abitudine? L’esperienza non è sempre un valore.

L’esperienza può essere una scusa, l’accusa di chi non ha interesse a cambiare. Diceva un grande cantautore, non genovese perché insomma ogni tanto qualcosa gli altri proviamo a concedergli, Roberto Vecchioni. Il futuro non è un regalo, è una conquista.

E allora non lasciate che vi dicano che siete troppo giovani. Non lasciate che vi convincano ad aspettare. Non lasciate che vi facciano credere che il coraggio ha bisogno di anni per essere legittimo.

Perché ogni rivoluzione è iniziata con chi non ha avuto paura di essere il primo o la prima. Perché non c’è nessun altro che verrà a costruire il nostro futuro. Perché non possiamo aspettare che siano gli stessi di sempre a decidere per noi.

Il domani non appartiene a chi ha più anni. Il domani appartiene a chi ha più sogni. Il futuro non è un’eredità.

Il futuro non è un’eredità. Il futuro è un libro ancora da scrivere. E noi stiamo scrivendo la pagina più importante.

La pagina numero uno. Questa non è solo una campagna elettorale. Questa per me è una scelta di vita.

È una chiamata. Una chiamata che condivido con chi non ha smesso di credere. Con chi si sente tradito, deluso, dimenticato.

Con chi si è sentito dire troppo spesso che la sua voce non conta. E io invece vi dico la vostra voce conta e come. E se qualcuno vi ha detto il contrario è perché ha paura che voi la possiate usare.

Oggi non siamo qui solo per dire cosa vogliamo fare. Siamo qui per dire chi vogliamo essere. Vogliamo essere la città che non ha paura di sognare? Vogliamo essere la città che non si lascia comprare dai soliti pochi? Vogliamo essere la città che mette al centro le persone? Non ci faremo comprare.

È vero. Vogliamo essere la città che mette al centro le persone, non i privilegi. E allora io vi chiedo, siete pronti per cambiare davvero? Siete pronti a prendere per mano Genova e a portarla nel futuro? È il momento di riprenderci il nostro futuro.

È il momento di scegliere. Io sono qui con voi e per voi, ma non sono sola. Ho una grande squadra perché lo sport, mi ha insegnato con buon allenatore, non è nulla senza una squadra preparata, competente, motivata e determinata.

A questo link il programma esposto da Silvia Salis


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