Oggi a Genova 

46 anni dall’omicidio, Landini: «Guido Rossa aveva dimostrato che le BR e il terrorismo rappresentavano un nemico per le lavoratrici, i lavoratori e la democrazia»

Genova ha ricordato il sacrificio di Guido Rossa, operaio e sindacalista Cgil dell’Italsider, assassinato dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979.  Tre mesi prima dal suo assassinio, aveva denunciato un fiancheggiatore delle Brigate Rosse, attivo all’interno dell’azienda, che era stato arrestato. Il suo ricordo è vivo e viene rinnovato ogni anno da 46 anni

Guido Rossa, un operaio dell’Italsider di Genova, aveva segnalato la presenza di un sospetto, Francesco Berardi, vicino a volantini delle Brigate Rosse (BR) trovati presso la macchinetta del caffè. Dopo aver scoperto documenti brigatisti nell’armadietto di Berardi, Rossa decide di denunciarlo. Berardi viene arrestato e condannato a quattro anni e mezzo di reclusione e, successivamente, si suicida in carcere. Temendo una vendetta dei brigatisti, il sindacato offre per alcuni mesi a Rossa una scorta, formata da operai volontari dell’Italsider, a cui lo stesso Rossa in seguito rinuncia. In risposta alla denuncia, le BR decidono di gambizzare il sindacalista, segnando una svolta nella loro strategia, poiché da quell’azione, finita in tragedia, non riescono più a mantenere rapporti con il proletariato di fabbrica.

Il 24 gennaio 1979 alle 6:35 del mattino, Guido Rossa esce dalla sua casa, in via Ischia 4, per recarsi al lavoro con la sua Fiat 850. Ad attenderlo su un furgone Fiat 238 parcheggiato dietro c’è un commando composto da Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo e Lorenzo Carpi. I brigatisti gli sparano. Quattro colpi lo raggiungono alle gambe. Il quinto, esploso da Dura (tornato indietro quando gli altri stavano già scoppiando) lo uccide. È la prima volta che le Brigate Rosse decidono di colpire un sindacalista organico alla sinistra italiana e l’omicidio sarà seguito da una forte reazione da parte di partiti e sindacati e della società civile, in particolare quella legata al Partito Comunista. Dura è stato ucciso il 28 marzo 1980 dai carabinieri del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che avevano fatto irruzione nel covo delle Brigate Rosse di via Fracchia 12. A poca distanza dalla casa di Rossa.

A Cornigliano nel Magazzino Transiti dello stabilimento Acciaierie d’Italia, la tradizionale iniziativa in ricordo del lavoratore e sindacalista trucidato dal terrorismo eversivo, organizzata dalla Camera del Lavoro di Genova, dalla Fiom Cgil e dalla Società di Mutuo Soccorso G. Rossa.

Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha ricordato che anche lui era presente ai funerali di Rossa, spiegando di essere all’epoca un operaio metalmeccanico iscritto alla Fiom Cgil, senza alcun incarico sindcale, ma di aver sentito la necessità di partecipare quel giorno, come molti altri. Ha ricordato la quantità di acqua e freddo di quella giornata, sottolineando però anche la straordinaria presenza di tante persone, compreso il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Landini ha affermato che, con la morte di Rossa quella giornata segnò la sconfitta delle Brigate Rosse, perché era chiaro a tutti che le denunce di Guido Rossa dimostravano che le Brigate Rosse e il terrorismo rappresentavano un nemico per le lavoratrici, i lavoratori e la democrazia del paese.

Ha sottolineato che ricordare Guido Rossa non significava solo ricordare la persona, ma anche il contesto in cui si trovava, il suo impegno e la scelta di organizzarsi con altri per cercare di trasformare e migliorare la società in cui viveva. Secondo Landini, Guido era “uno di noi”. Anzi, era un’espressione molto alta del valore della classe operaia. Era un operaio metalmeccanico altamente qualificato, un delegato sindacale e un militante comunista.

Ha aggiunto che è fondamentale riflettere su ciò che è avvenuto, in particolare su come le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici abbiano cambiato e trasformato il paese, affermando i valori della democrazia e della libertà. Guido aveva partecipato a quelle lotte e a quelle conquiste, un aspetto che è bene tenere presente anche oggi, poiché molti di quei diritti e conquiste rischiano di essere messi in discussione, con il pericolo di una regressione e di un impoverimento della democrazia e della libertà delle persone.

«Guido Rossa è un esempio di coraggio e lealtà, di forza e di rispetto per la legge. Un esempio di quello che dovrebbe essere un buon cittadino»: il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, ha condiviso un ricordo personale legato all’alpinismo, rivelando che, il giorno del funerale di Rossa, quando aveva 19 anni e mezzo, si era chiesto quale sarebbe stato il futuro per loro. Ha sottolineato che la figura di Guido Rossa è significativa poiché rappresenta anche la vittoria dello Stato nella battaglia contro il terrorismo. Bucci ha spiegato che questi ricordi sono parte delle lezioni che ciascuno deve trasmettere alle nuove generazioni e sono un esempio di come dovremmo comportarci ogni giorno per essere buoni cittadini. Ha dichiarato che Guido Rossa appartiene a loro, considerandolo uno di loro, e ha espresso la sua gioia nel constatare che, pur essendo veneto, Rossa è diventato un genovese. Ha aggiunto la sua certezza che la città continuerà a testimoniare l’importanza della figura di Rossa. In merito all’ex Ilva, ha ritenuto opportuno associare la fabbrica a Guido Rossa, sottolineando che quando si ricorda Rossa, è importante tenere in mente anche il grande passato della fabbrica, il suo presente incerto, ma anche migliore, e un futuro che desidera brillante. Prima della commemorazione, ha incontrato Davide Tabarelli, uno dei commissari delegati alla vendita dell’ex Ilva, per discutere l’importanza della realtà industriale locale. Ha affermato di volere che questa situazione garantisca significative ricadute economiche e occupazionali nel territorio, desiderando che lo stabilimento, insieme all’intera filiera, fornisca l’acciaio necessario all’industria italiana ed europea, poiché senza acciaio non esiste industria.

Infine, Bucci ha concluse affermando che Cornigliano ha le capacità, le maestranze e i professionisti per giocare un ruolo rilevante. Ha evidenziato l’importanza di lavorare insieme e ha espresso la sua fiducia nella volontà di sindacati, azienda e management di costruire un futuro per i lavoratori attuali e futuri, dichiarando che garantire un domani luminoso per quest’area sarebbe il miglior modo per ricordare e onorare la figura di Guido Rossa.

«Oggi ricordiamo Guido Rossa per quello che era: un uomo con la schiena dritta – dice il consigliere regionale e segretario metropolitano del Pd di Genova, Simone D’Angelo ricordando Guido Rossa -. Un padre, marito, operaio, sindacalista. Un comunista. Non voleva essere un eroe, né un martire. Ma non venire meno ai suoi principi, anche davanti alle minacce. Una rettitudine morale, la sua, pagata con la morte per mano del terrorismo brigatista. Un assassinio che ha segnato un prima e un dopo, una piega nella complessa storia della nostra democrazia. Come ogni anno lo ricordiamo, a testa alta».

«Guido Rossa è importante per Genova, per la storia nazionale, per non dimenticare il suo esempio e il ruolo che la classe operaia e il Partito Comunista hanno svolto nel contrasto al terrorismo – ha commentanto il consigliere regionale ed ex ministro Pd Andrea Orlando -. Questo è un elemento che spesso viene sfumato, mistificato, manipolato e invece deve essere ben presente, perché la democrazia italiana è stata più volte messa a repentaglio, ma le forze che hanno dato vita e hanno scritto la Costituzione hanno sempre saputo reagire. Prima nella stagione del terrorismo degli anni ’70 e poi nella stagione dell’aggressione mafiosa. In entrambi i casi la democrazia e le sue forze popolari hanno saputo reagire. Oggi è importante avere questo riferimento perché, come abbiamo visto nel mondo, i rischi per la democrazia sono ancora grandi e la capacità di reazione dev’essere sempre un elemento a cui guardare».

Questa mattina, nei giardini di via Fracchia, nei pressi del luogo dell’omicidio, si è svolta la cerimonia commemorativa, organizzata dal Comune di Genova in collaborazione con il Municipio I Centro Est e Anpi Oregina, alla presenza di una rappresentanza di studenti della scuola secondaria di I grado dell’istituto comprensivo statale Oregina “Gastaldi”. Sono intervenuti il facente funzioni sindaco Pietro Piciocchi, l’assessore del Municipio I Centro Est Stefania Cosso e il presidente Anpi Genova Massimo Bisca. Gli interventi istituzionali sono stati preceduti dalla deposizione di una corona.


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