Piciocchi: «Quella di vicesindaco facente funzioni non è una carica dimezzata». Il Pd: «Preoccupante delirio di onnipotenza»

Oggi il discorso del vicesindaco che guiderò la giunta comunale fino alle elezioni: «Non esercita un incarico depotenziato perché limitato al solo disbrigo degli affari correnti, rappresenta la guida dell’Ente». Il segretario genovese dei Dem, Simone D’Angelo: «Agiremo di conseguenza per difendere la dignità delle istituzioni democratiche, e dare l’alternativa che merita questa città, nelle elezioni della prossima primavera»


Il discorso di Piciocchi in Consiglio comunale

Signor Presidente,
Signori consiglieri e signore consigliere,
nella mia qualità di Vice Sindaco, assumo oggi, fino a nuove
elezioni, le funzioni del Sindaco del Comune di Genova ai sensi
dell’art. 53, comma 1, del D.Lgs. n. 267 del 2000.
Il nostro legislatore, nell’interesse dei cittadini, ha
sapientemente disposto che entro l’arco temporale previsto per il
ritorno alle urne la circostanza della decadenza del Sindaco non
comporti alcun immediato arresto nell’attività di governo dell’Ente:
lo ha chiarito il Consiglio di Stato che in tre pareri ha precisato
come, secondo i principi generali, la situazione di vacanza del
titolare di un organo comporti pienezza di attribuzioni in capo al
suo sostituto.
Il ruolo del Vice Sindaco reggente o del Vice Sindaco facente
funzioni non corrisponde dunque ad una carica dimezzata, al
simulacro di un Sindaco, non esercita un incarico depotenziato
perché limitato al solo disbrigo degli affari correnti: egli
rappresenta la guida dell’Ente con ogni conseguente grave
responsabilità che io intendo assumere nella piena consapevolezza
delle prerogative che la legge assegna all’incarico che mi onoro di
ricoprire e dei doveri correlati verso la Città.
Il primo messaggio che intendo rivolgere ai genovesi e alle
genovesi – e a chi li rappresenta in quest’aula – consiste
segnatamente in questo: insieme ai colleghi che mi affiancano,
desideriamo interpretare il ruolo di un governo cittadino che nei
prossimi mesi intende porsi come guida solida, autorevole e
credibile, che non esisterà ad assumere decisioni importanti in ciò
che, in esito al confronto con tutte le componenti della Giunta e del
Consiglio comunale, riterremo corrispondere al superiore interesse
pubblico e che non rinuncerà ad attuare l’indirizzo politico che gli
elettori hanno scelto nel 2022 per questa Città.
Genova, infatti, non merita una guida timida, spenta e senza
visione.
Chiarito preliminarmente il contenuto delle funzioni che oggi la
legge mi assegna, desidero anzitutto ringraziare Marco Bucci per la
fiducia e l’affetto che mi ha sempre manifestato e per lo
straordinario contributo che in questi anni ha dato alla nostra Città.
Per essa egli si è speso senza riserve e ha dimostrato con i fatti
che un amministratore pubblico non deve mai inseguire il potere e
l’ambizione personale ma, al contrario, cercare il servizio.
La sua è un’eredità gigantesca, che mi carica di responsabilità.
Di questa eredità mi piace ricordare tre lezioni che ho appreso
da lui e che mi piacerebbe tutti facessimo nostre: la prima è la
lezione del coraggio, la seconda quella della visione, la terza quella
della fiducia.
La lezione del coraggio: in un momento di mia difficoltà e paura
all’inizio del primo mandato, quando una sera gli dissi che volevo
lasciare per tornare al mio lavoro, egli mi chiamò e mi disse: “tu
devi essere onorato di potere servire la tua Città, è un privilegio. Sii
coraggioso, non lasciare, sarebbe un grave errore e non sarebbe
l’esempio che le persone si aspettano da noi”.
In questi anni ci ha sempre spronati ad affrontare ogni
situazione a viso aperto, a testa alta, senza cercare alibi, senza
temere impopolarità e contestazioni, rifuggendo le scorciatoie e la
mediocrità.
Quello che si deve fare si fa.
La coerenza alla fine paga sempre.
La lezione della visione: in questi anni Marco Bucci, forte della
sua lunga esperienza all’estero, non ha esitato a guidarci nella
visione di una Città moderna, cosmopolita, una Città in grado di
assurgere a punto di riferimento in molteplici ambiti, una Città
consapevole delle proprie radici, della ricchezza del suo pluralismo,
una Città tenace nella difficoltà, capace di risollevarsi e di cogliere
le sfide del nostro tempo.
La lezione della fiducia: ai profeti di sventura, ai predicatori del
declino inarrestabile e della decrescita felice, ai professionisti del
disfattismo, ai propugnatori seriali del lamento e del vittimismo, il
nostro attuale Presidente di Regione ha contrapposto il linguaggio
della fiducia e della positività, ha risvegliato in larghe componenti
della nostra società cittadina un senso di appartenenza, un desiderio
di adoperarsi e di mettere a disposizione del bene comune le proprie
capacità, ha infuso la consapevolezza della possibilità di un riscatto
e di una rinascita che si manifesta ogni giorno in un rinnovato atto
di amore che tante persone tributano a Genova.
Marco Bucci mi ha insegnato come la principale cifra di un
amministratore consista nel trasmettere fiducia, speranza e senso di
sicurezza intorno a sé.
Queste tre lezioni – coraggio, visione e fiducia – saranno la stella
polare alla quale guarderemo costantemente nella conduzione del
governo della nostra Città nei mesi che ci separano dalla prossima
consultazione elettorale.
Sono certo che lo stretto rapporto umano e professionale che mi
lega al neo Presidente della Regione potrà rappresentare un valore
aggiunto per la realizzazione dei numerosi progetti che la Città
attende.
Con pieno orgoglio e convinzione rivendichiamo e ci poniamo
in continuità con le tante cose positive che dal 2017 ad oggi sono
state fatte per il risveglio e il rilancio della nostra Città.
In coerenza con il nostro percorso, metteremo al centro nei
prossimi mesi i temi del lavoro e dello sviluppo economico, del
futuro dei nostri giovani, della scuola e dell’attenzione nei confronti
di chi è più fragile, di chi è rimasto indietro, di chi è smarrito, di chi
è più solo. Favoriremo e rafforzeremo il senso di comunità e la
cultura del rispetto contro la logica disgregatrice
dell’individualismo e della discriminazione. Per questo
valorizzeremo la sussidiarietà orizzontale nel confronto permanente
con i corpi intermedi e con i disparati mondi associativi che sono
una risorsa straordinaria per la nostra Città.
Continueremo a lavorare per l’attrattività e la capacità di
accoglienza, non solo turistica, di Genova, per la costruzione di una
Città in cui alta sia la qualità della vita, una Città connessa al mondo
che favorisca in modo speciale il legame con i tanti genovesi che
hanno portato il loro contributo al di fuori di essa e che ad essa
molto possono restituire.
Saremo incondizionatamente a favore delle grandi opere
pubbliche – senza se e senza ma – di cui Genova ha disperato
bisogno per crescere e mantenersi competitiva.
Non apparteniamo certo alla cerchia di coloro che si dicono a
favore delle grandi opere ma che alla fine trovano sempre qualche
buona motivazione per non farle o per rinviarle a tempi
indeterminati.
Questo sarebbe del tutto irresponsabile e non lo possiamo
permettere.
Cercheremo di mitigare i disagi inevitabili che questi interventi
comportano e di favorirne l’inserimento armonico nei territori ma è
certo che non possiamo arretrare su questi argomenti se non al
prezzo di condannare all’irrilevanza e alla decrescita la nostra Città.
Solcheremo nei prossimi mesi ogni palmo del nostro
meraviglioso territorio, vicini alle persone, pronti a metterci al
servizio dei loro bisogni, disponibili senza pregiudizi ad ascoltarne
critiche e contributi.
Valorizzeremo la cultura e le tradizioni e lotteremo per il
mantenimento dei servizi nelle delegazioni.
Siamo consapevoli che i genovesi non ci chiedono di fare cose
straordinarie ma di fare bene le cose ordinarie.
Vogliamo una Città bella, ordinata e decorosa: su questo faremo
la nostra parte ma abbiamo bisogno della collaborazione di tutti
perché la Città è patrimonio comune e nel nostro Paese abbiamo un
urgente bisogno di recuperare la cultura dello spazio pubblico e del
rispetto che ne consegue.
Per la realizzazione di questo ambizioso lavoro chiedo il
contributo generoso di tutti, in primis delle consigliere e dei
consiglieri comunali che sono la più alta manifestazione dello
spirito democratico e di partecipazione che attraversa e permea di
sé le nostre istituzioni.
Sarà mia precisa responsabilità favorire un proficuo raccordo
tra gli organi di governo dell’Ente affinché gli indirizzi del
Consiglio possano trovare attuazione negli atti della Giunta e
affinché questo luogo, con l’ascolto delle molteplici componenti
della comunità cittadina, possa essere centro di ispirazione di scelte
sagge e lungimiranti.
Assicuro la mia massima collaborazione all’attività dei nostri
Municipi che sono gli avamposti della nostra istituzione nei
territori, realtà assolutamente indispensabili per fare percepire la
prossimità dell’amministrazione pubblica a tutti i cittadini genovesi.
Desidero esprimere un sentito ringraziamento a tutti i
dipendenti e alle dipendenti del Comune di Genova, così come al
personale delle nostre società partecipate, che in questi anni mi
hanno trasmesso un meraviglioso senso di appartenenza all’Ente e
che ho sempre visto generosamente impegnati per rendere migliore
la vita dei loro concittadini.
Vi esorto a continuare in questo impegno e vi ringrazio per il
leale e costante sostegno a supporto del nostro lavoro.
Consentitemi infine una nota personale in un giorno così
importante per me: desidero ringraziare con tutto l’affetto di cui
sono capace mia moglie Emma che, nonostante il notevole carico
familiare, con generosità mi ha sempre sostenuto in questo mio
assorbente lavoro pubblico.
Signore e Signori consiglieri!
Siamo in un’aula che esprime la ricchezza del pluralismo della
nostra Città, ognuno e ognuna di noi ha i suoi punti di riferimento e
attinge dalla propria storia valori che ci possono arricchire
reciprocamente.
Personalmente ho deciso di trarre la mia ispirazione per il
lavoro che mi attende dal gesto della lavanda dei piedi che mi
ammonisce e mi richiama al senso di un servizio radicale, estremo,
senza riserve, per la nostra Città nella consapevolezza che chi ha
ricevuto deve dare e che tanto più alta è la responsabilità alla quale
siamo chiamati, tanto più bisogna darsi da fare, senza aspettarsi
niente in cambio, mettersi all’ultimo posto, restare fermamente in
quella posizione e da lì adoperarsi per gli altri.
Siamo certi che Genova, superba, bella, forte, tenace, lo meriti,
con l’orgoglio della propria storia, con la sua medaglia d’ora al valor
militare, con il patrimonio della resistenza.
sep
A commento del discorso del vicesindaco, il segretario provinciale del Pd Simone D’Angelo ha inviato una nota molto dura: «Le parole del vicesindaco reggente del Comune di Genova, Pietro Piciocchi, non possono che generare una forte preoccupazione – scrive . -Da una parte appare sconcertante cogliere la volontà di un colpo di mano per evitare la regolare convocazione delle elezioni nella primavera del 2025. Dall’altra lascia quantomeno spaesati vedere il protagonista indiscusso dello smantellamento dei servizi sociali, dello svuotamento del servizio di prossimità dei municipi, nonché alfiere dell’idea di una città pronta a penalizzare chi rimane indietro per favorire pochi privilegiati, parlare di una nuova stagione. L’ipocrisia di chi oggi si propone come il buon padre di famiglia disponibile al dialogo, si scontra però con il primo atto: una nuova giunta che distribuisce deleghe al servizio della campagna elettorale agli esponenti dei partiti, della maggioranza, e suddivide in maniera surreale le altre, con evidenti contraddizioni. L’unica notizia di giornata è che la campagna elettorale di Piciocchi è iniziata, sulla schiena dei genovesi e a carico dei contribuenti. Il Partito Democratico agirà di conseguenza per difendere la dignità delle istituzioni democratiche, e dare l’alternativa che merita questa città, nelle elezioni della prossima primavera».


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.