Crêuza du diau, Tursi cancella l’intestazione, poi la ripropone a un mese dalle elezioni. Brusoni: «Vogliamo preservare la memoria storica». A corrente alternata

Stamattina cerimonia in pompa magna per la re-intitolazione e tante belle parole: «Vogliamo ravvivare l’identità genovese, rendendo il nostro patrimonio culturale parte integrante del presente», ha detto l’assessora ai Servizi civici. Nobili intenti che cascano a fagiuolo in tempi di campagna elettorale. Perché 9 mesi fa della memoria storica non era fregato niente a nessuno e fu proprio GenovaQuotidiana a denunciare che l’intestazione era stata rimossa alla chetichella dalla targa, di competenza proprio degli uffici dell’assessora. In sostanza, la collettività ha pagato due targhe inutili, perché andava benissimo quella che c’era fino al novembre scorso. Ma vuoi mettere scoprire la nuova targa a un mese dalle elezioni e poi postare le foto sui social?!!!

Questa mattina è arrivato dal Comune il comunicato relativo all’iniziativa che si è tenuta questa mattina nella zona di Piccapietra. Titolo: “Intitolazione strada, l’antica Crêuza do diao torna a rivivere sulla targa di largo San Giuseppe”. Tutto sarebbe perfetto: recupero delle tradizioni che tanto piace al minculpop in corso, microfoni, pedane, regolamentari bandiere con la croce di San Giorgio, agenti di Polizia locale con tanto di fungo in testa, assessora e candidata alle elezioni regionali in occhiali pirotecnici, gonna tivedo-nontivedo di tulle grigio (di mattina!!!) portata sotto la giacca di pelle (?!!!) e la fascia tricolore da rappresentante del sindaco. Cerofolini, tu che ci guardi dal paradiso dei Sindaci, tu che buttavi fuori dall’aula del Consiglio comunale i consiglieri che ardivano presentarsi senza cravatta, perdona se puoi la mise immaginifica indossata insieme ai simboli del ruolo istituzionale. Che, poi, non è il peggio di questa storia.
Tutto perfetto, si diceva, non fosse che l’intitolazione c’è sempre stata, almeno fino al dicembre dello scorso anno, il 2023, quando il Comune l’ha fatta togliere, sostituendo la targa, facendo aumentare il corpo della scritta “Largo San Giuseppe” ed eliminando la sottostante riga in cui stava scritta l’antica denominazione. Il tutto, vien da pensare, misconoscendo la storia della “crêuza”, perché altrimenti il gesto non si spiegherebbe. Non sappiamo se si sia trattato di semplice sciatteria burocratica o se nell’ossessiva abitudine di dar retta a chiunque quando questo non disturba i piani dell’Amministrazione, si sia soddisfatta la richiesta di qualche beghina o begardo ultra religioso allergico anche al solo nome del Demonio o a qualche commerciante della zona a cui pareva male avere le proprie vetrine vicino al nome del Maligno. Fatto sta che Tursi aveva cancellato senza batter ciglio un pezzo della storia di Genova che risale al Duecento. In cui, tra l’altro, più che il Diavolo, c’entrano le manovre di una setta che invece che alla religione puntava alla politica e che amava spaventare e agitare le folle. Corsi e ricorsi storici…
Sotto a sinistra la targa nella prima versione (nella sua prima versione, fino a novembre 2023) con la scritta che ricorda la crêuza du diau in una foto di Sabina Ribatto (blog Dear Miss Fletcher), a destra quella installata alla fine del 2023, ancora sotto la nuova targa scoperta oggi. In sostanza, la collettività s’è pagata, in meno di 9 mesi, due targhe inutili. Sarebbe bastato lasciare la prima dove era. La nuova targa, però, non è dove erano le vecchie, ma sotto i portici, probabilmente il posto meno frequentato del centro di Genova


«Questa intitolazione, fortemente voluta dall’associazione A Compagna, rappresenta un omaggio alle nostre radici storiche e alla ricca cultura genovese – scrive nel comunicato l’assessore ai Servizi civici del Comune di Genova Marta Brusoni -. L’antico nome della piazzetta ci ricorda una leggenda affascinante, che testimonia come la paura e i misteri del passato si intreccino con la vita quotidiana dei nostri cittadini. Attraverso questo gesto vogliamo preservare la memoria storica, ma anche ravvivare l’identità genovese, rendendo il nostro patrimonio culturale parte integrante del presente. Ringrazio l’associazione A Compagna per il prezioso lavoro svolto e tutti coloro che hanno contribuito a rendere concreta questa iniziativa».
Iniziativa che è andata a tamponare la falla nella memoria storica aperta dagli uffici dello stesso assessorato nove mesi fa.
Sì, perché al momento della cancellazione dell’intestazione dalla targa stradale A Compagna deve esserci andata sotto per far ripristinare lo status quo e la stessa cosa ha fatto il presidente del municipio Centro Est Andrea Carratù che avevamo sentito già all’epoca.
«Lieti che l’amministrazione comunale continui la propria opera di conservazione e valorizzazione della storia, delle tradizioni e delle leggende della nostra città, in particolare del territorio del nostro Municipio – dichiara oggi il presidente del Municipio I Centro Est Andrea Carratù – La toponomastica è un libro aperto alla lettura di coloro che passano da una strada o da una piazza, un nome, una parola, e legato a essi una enorme quantità di notizie che ci raccontano una Genova che è stata».
«A Compagna, solerte custode delle nostre tradizioni genovesi, ha chiesto il ripristino della vecchia targa toponomastica che riportava la dicitura antica crêuza do diao e il Comune ha accettato con rapida decisione – aggiunge Franco Bampi, presidente dell’associazione A Compagna -. Va ricordato che quella zona aveva caratteristiche magiche, come testimonia la vicina via Luccoli toponimo derivato da Luculus, piccolo boschetto sacro». Bampi è l’unico a fare un vago riferimento, (ancorché non circostanziato e senza ricordare che la responsabilità della sostituzione della targa è dello stesso assessorato che oggi ha fatto rimettere quella con l’antico toponimo) al fatto che l’antico toponimo era stato rimosso. Rapida decisione nemmeno troppo: ci sono voluti, come si è detto, ben nove mesi a mettere una pezza al guaio combinato.
Brusoni s’è, poi, utilizzata il tutto per una bella passerella elettorale con foto sui social in vista delle consultazioni Regionali. Proprio oggi è stata ufficializzata la sua candidatura, nel pieno mood di trapezismo politico da un partito all’altro che caratterizza molti elementi della destra quanto lo scissionismo quelli della sinistra e che in passato ha visto la stessa Brusoni candidata in Comune e in Regione per diversi schieramenti. Non è l’unica. A ogni elezione comincia il “calciomercato”, ma questa volta c’è così tanto traffico di candidati che servirebbero i semafori.
Ma perché quel pezzo di città si chiamava “Crêuza du Diao”?
Nel 1775, Francesco Maria Accinelli, geografo e sacerdote, annotò che quell’anno era iniziato l’ampliamento della strada «volgarmente conosciuta come crêuza del Diavolo», per agevolare il passaggio delle carrozze.
In realtà la denominazione non era non era affatto limitata al volgo, alla popolazione comune: era proprio il suo nome. La crêuza si trovava tra un bosco e l’oratorio di San Germano e la maggior parte delle persone evitava accuratamente di percorrerla sia di giorno sia di notte, considerandola maledetta. Si diceva che fosse abitata dal diavolo in persona e infestata da fantasmi e si raccontava che gli alberi gemessero e spettri alti si manifestassero tra le fronde, trascinando pesanti catene.
Le storie e le cronache narravano di clamori e strida che sembra siano durati per da secoli, forse addirittura dal Duecento. La permanenza così prolungata del diavolo in quel luogo, soprattutto accanto a un edificio religioso, risultava piuttosto strana.
L’oratorio ebbe il suo momento di celebrità grazie a Clemente Bocciardo (1620-1658), un pittore di fama che dipinse un notevole Cenacolo. Tuttavia, sembra che l’attenzione e l’ammirazione suscitate dal dipinto abbiano generato qualche fastidio. La confraternita di San Germano, infatti, anziché dedicarsi alle preghiere, preferiva occuparsi di politica con metodi non del tutto leciti, agitando le folle con una parola fuori posto al momento giusto. La loro posizione degli accoliti era decisamente antigovernativa, tanto che si arrivò allo scioglimento nel 1618. Ma la confraternita continuò imperterrita, adottando trucchi per tenere lontani i passanti e le spie.
Nel 1650, il Senato della Repubblica ordinò la demolizione dell’oratorio, scoprendo vari sistemi “spaventa-passanti” tra cui un tacchino e altri animali da cortile alle cui zampe erano legate catene per creare l’effetto dei fantasmi. Sembra che la paura non fosse tanto causata dal diavolo quanto da artifizi umani.
Insomma, la storia di questo angolo di città racconta quanto sia pericolosa per la collettività la credulità dei più semplici e quanto per fini politici ci siano persone disposte a seminare paura e bufale pur di mettere le mani sul potere.


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