Il Comune cancella un pezzo della storia di Genova: sulla targa sparisce il tradizionale nome di largo San Giuseppe, la “crêuza do Diao”

Non sappiamo se sia intervenuto qualche regolamento che vieta di citare la vecchia denominazione delle strade, se si tratti di semplice sciatteria burocratica o se nell’ossessiva abitudine di dar retta a chiunque quando questo non disturba i piani dell’Amministrazione, si sia soddisfatta la richiesta di qualche beghina o begardo ultra religioso allergico anche al solo nome del Demonio o a qualche commerciante della zona a cui pareva male avere le proprie vetrine vicino al nome del Maligno. Fatto sta che Tursi ha cancellato un pezzo della storia di Genova che risale al Duecento. In cui, tra l’altro, più che Diavolo, c’entrano le manovre di una setta che invece che alla religione puntava alla politica e che amava spaventare e agitare le folle. Vedi, alle volte, i corsi e ricorsi storici…

La targa sostituita non da molto, recita solo “largo san Giuseppe”. È sparita la scritta “già crêuza du Diao” (in realtà nella vecchia targa mancava l’accento circonflesso sulla e di crêuza). Vedete qui sotto, a sinistra, in una foto dell’interessante blog “Dear Miss Fletcher” di Sabina Ribatto la vecchia targa e, a destra, quella nuova, dove è comparso lo stemma di Genova ed è scomparsa l’antica denominazione. In compenso sono comparsi sul muro ingombranti condizionatori e brutti collegamenti elettrici che certo non contribuiscono al decoro della piazza.



Se si trattasse soltanto di sciatteria e non delle altre ipotesi, magari solo per far stare agevolmente il marchio del Comune sulla targa, sarebbe il male minore: la targa può essere sostituita con l’aggiunta dell’antica denominazione per rendere al luogo e alla città la sua storia. Se si tratta di qualche nuova norma che non permette di inserire nella targa il vecchio nome della strada, la soluzione c’è ed è piuttosto semplice, a volerla adottare: basta apporre un’altra targa, sottostante e separata, in cui si scriva il vecchio nome e magari si racconti succintamente la storia della via. Se, infine, l’ipotesi fosse la terza (speriamo ardentemente di no) la vicenda assumerebbe i contorni di una gravità inaudita.
Ma perché quel pezzo di città si chiamava “Crêuza du Diao”?
Nel 1775, Francesco Maria Accinelli, geografo e sacerdote, annotò che quell’anno era iniziato l’ampliamento della strada «volgarmente conosciuta come crêuza del Diavolo», per agevolare il passaggio delle carrozze.
In realtà la denominazione non era non era affatto limitata al volgo, alla popolazione comune: era proprio il suo nome. La crêuza si trovava tra un bosco e l’oratorio di San Germano e la maggior parte delle persone evitava accuratamente di percorrerla sia di giorno sia di notte, considerandola maledetta. Si diceva che fosse abitata dal diavolo in persona e infestata da fantasmi e si raccontava che gli alberi gemessero e spettri alti si manifestassero tra le fronde, trascinando pesanti catene.
Le storie e le cronache narravano di clamori e strida che sembra siano durati per da secoli, forse addirittura dal Duecento. La permanenza così prolungata del diavolo in quel luogo, soprattutto accanto a un edificio religioso, risultava piuttosto strana.
L’oratorio ebbe il suo momento di celebrità grazie a Clemente Bocciardo (1620-1658), un pittore di fama che dipinse un notevole Cenacolo. Tuttavia, sembra che l’attenzione e l’ammirazione suscitate dal dipinto abbiano generato qualche fastidio. La confraternita di San Germano, infatti, anziché dedicarsi alle preghiere, preferiva occuparsi di politica con metodi non del tutto leciti, agitando le folle con una parola fuori posto al momento giusto. La loro posizione degli accoliti era decisamente antigovernativa, tanto che si arrivò allo scioglimento nel 1618. Ma la confraternita continuò imperterrita, adottando trucchi per tenere lontani i passanti e le spie.
Nel 1650, il Senato della Repubblica ordinò la demolizione dell’oratorio, scoprendo vari sistemi “spaventa-passanti” tra cui un tacchino e altri animali da cortile alle cui zampe erano legate catene per creare l’effetto dei fantasmi. Sembra che la paura non fosse tanto causata dal diavolo quanto da artifizi umani.
Insomma, la storia di questo angolo di città racconta quanto sia pericolosa per la collettività la credulità dei più semplici e quanto per fini politici ci siano persone disposte a seminare paura e bufale pur di mettere le mani sul potere.


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