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Battuta d’arresto per il turismo ligure. La destagionalizzazione non è decollata e perde terreno anche l’alta stagione. Oltre alla quantità e scesa anche la “qualità”

Frena il turismo in Liguria dopo il boom del 2022-2023. Esaurito l’“effetto covid” che ha portato a lungo gli italiani a preferire le destinazioni a chilometro zero, in combinato congiunto con la mai ammendata carenza di servizi, i prezzi alti (non si parla tanto di hotel, quanto di spiagge, posteggi – troppo pochi -, ristorazione e altri servizi), la scarsità di eventi di qualità (tante sagre e poca cultura), una promozione più tesa a catturare il turista da piatto di troffie al pesto (possibilmente gratis) che quello con robuste capacità di spesa (ma più esigente) fa scendere la china alla nostra regione. primo segno meno in oltre 50 anni nelle Cinque Terre

C’è un concorso di colpa tra politica e imprenditoria all’origine del segno meno per quanto riguarda il turismo ligure nei primi mesi dell’anno resi noti dall’Osservatorio regionale. Solo chi non ha la minima cognizione di turismo poteva pensare che la cuccagna conseguente alla pandemia durasse per sempre. Il dato dei primi 7 mesi dell’anno è pari a un -1,28% per quanto riguarda gli arrivi, con il dato relativo agli italiani particolarmente penalizzato (-4,16%) rispetto a quello degli stranieri (-1,98%) e a un -0,34% per le presenze, con un piccolo aumento della durata del soggiorno. Dato, quest’ultimo, moderatamente positivo, quantomeno come tendenza. Sempre per quanto riguarda le presenze (cioè le notti di soggiorno nelle diverse tipologie delle strutture ricettive), quelle degli stranieri sono addirittura in crescita in Liguria (+2.04), mentre calano quelle degli italiani (-2,24). Pare dunque proprio il turismo “domestico” (che vale più o meno quanto quello straniero sia per quanto riguarda gli arrivi, sia per quanto riguarda le presenze) quello più in difficoltà.

A Genova, è pesante, invece, il calo dei turisti stranieri: -5,01% nei primi 7 mesi dell’anno, con un preoccupante -20,10% nel mese di aprile che ha contribuito a formare il -12,46% totale generale delle presenze. Vero che nel 2023 Pasqua è caduta il 9 aprile mentre nel 2024 è il 31 marzo quindi, in sostanza, a cavallo tra i due mesi, ma il +1,70 generale (-2,24 gli italiani, +0,88 gli stranieri) a marzo non basta a bilanciare il calo del mese successivo. La contrazione degli arrivi a Genova ad aprile è più contenuta (-10,47% il totale, -16,30 gli stranieri,- 4,17 gli italiani) e questo significa proprio che si è accorciato il periodo di soggiorno dei turisti.
I mesi peggiori rispetto a quelli analoghi dell’anno precedente sono stati, in Liguria quelli di gennaio, aprile e giugno.
Per quanto riguarda gennaio, il dato è relativo e poco pesante visto il numero contenuto di visitatori, così come a febbraio. Si è registrato un calo pari al -7% per gli arrivi, e a un -5,48 per le presenze, con una riduzione più arcata per quanto riguarda gli italiani. Mentre nei mesi primaverili ed estivi il numero degli stranieri è pari o addirittura superiore a quello degli italiani, in quelli invernali, gli stranieri sono la metà (a febbraio) o addirittura un terzo (a gennaio) rispetto agli italiani).
Di aprile abbiamo già parlato sopra. Per quanto riguarda giugno, primo mese di alta stagione, il calo degli arrivi italiani rispetto allo scorso anno è stato importante: -6,97, solo in parte compensato dalla crescita degli stranieri (+2,33%, per un totale di -2,75). Per quanto riguarda le presenze, invece, il calo si è registrato sia per quanto riguarda gli italiani (-5,26) sia per quanto riguarda gli stranieri (-1,88%), per un totale di -3,79%. In sostanza, non solo la destagionalizzazione non è decollata, ma perde terreno anche l’alta stagione, con un calo delle notti di pernottamento procapite.

Lo stesso fenomeno non si osserva (per fortuna) a Genova dove giugno non solo tiene, ma aumenta (arrivi: +2,52 gli italiani, +1.85 gli stranieri, totale +2,14; presenze: 12,61% gli italiani, +1,85 gli stranieri – presenze +12,61 gli italiani, -1,31 gli stranieri, totale +5,13). Anche in questo caso a Genova si registra un aumento della durata media del soggiorno.

Veniamo agli ultimi dati ufficiali, quelli di luglio: in Liguria si registra un calo netto degli arrivi sia italiani (-3,79%) sia stranieri (-1,45) per un totale di -2,52%. Per quanto riguarda gli arrivi nella regione, il dato degli italiani a luglio rispetto al luglio del mese precedente è pari all’1,84% mentre gli stranieri salgono dello 0,65, per un totale di -0,68%. A Genova si registra, invece, un aumento, decisamente più modesto per quanto riguarda gli arrivi (+0,09) e più corposo per quanto riguarda le presenze (+3,17). Calano, però, gli stranieri (-3,18% gli arrivi, -3,91 le presenze).

Per la prima volta dagli anni ’70 segno meno nelle Cinque Terre

Dati con un pesante segno meno nella zona delle Cinque Terre, per la prima volta a memoria di cronista dagli anni ’70 ad oggi. Non è l’effetto dell’aumento tariffario per i biglietti Trenitalia per i non residenti perché i dati negativi sono cominciati prima, già dall’inizio dell’anno.
Le Cinque Terre meritano un discorso a sé. Spesso sono diventate una bandiera per il turismo regionale, anche un po’ a torto perché saturare i posti letto a disposizione in quel territorio è abbastanza facile, perché sono molto pochi. Per questo, a maggior ragione, stupiscono i segni negativi anche importanti di quest’anno. A Riomaggiore dove gli arrivi nei primi 7 mesi del 2023 erano stati 64.662, quest’anno sono stati 62.486, 2.167 in meno, -3,37%. I mesi peggiori (sempre in percentuale sullo stesso periodo dell’anno precedente) sono stati gennaio (-21,40% gli arrivi, -21,65% le presenze con rispettivi cali degli italiani del 38,23 e 36,51%), febbraio (-18,14 gli arrivi, -14,69 le presenze), aprile (-13,44 gli arrivi, -14,76 le presenze). Cali si sono registrati anche in alta e altissima stagione (-3,31 gli arrivi, -5,23 le presenze a giugno; -1,70 gli arrivi, -2,14 le presenze a luglio). A Monterosso, altro comune delle Cinque Terre, il saldo dei primi mesi del 2024 è pari a -3,78 per quanto riguarda gli arrivi e -1,82 per quanto riguarda le presenze. A Vernazza (che comprende anche Corniglia, che ne è una frazione) il calo è minimo (-0,19 gli arrivi, -0,86 le presenze), ma sempre segno meno è. Manarola non è tra i comuni “maggiormente rappresentativi” presenti tra quelli i cui dati sono stati pubblicati dalla Regione, quindi al momento non ci sono dati aggiornati a disposizione. Non molto distante dalle Cinque Terre è Lerici, che fa registrare dati molto negativi: – 7,46% gli arrivi, -8,63 le presenze. Anche Levanto retrocede (-1,89% gli arrivi, -2,02 le presenze).

Oltre alla quantità è scesa anche la qualità, intesa come capacità e propensione alla spesa

Ma non è andata male solo nello spezzino. In chiaroscuro, con dati negativi anche consistenti e situazioni migliori, il ponente regionale. Molto positivo il risultato del comune frontaliero, Ventimiglia: +5,09 gli arrivi, addirittura +17,89 le presenze, con forte allungamento della permanenza media. I motivi vanno ricercati nella vicinanza con la frontiera con la Francia, ma forse anche in altre dinamiche tutte da indagare. Bene Alassio (+5,14 gli arrivi, +4,2 le presenze), Albenga (che vede un -2,41% per quanto riguarda gli arrivi, ma grazie al prolungamento delle presenze registra un ricco +5,95 delle presenze), Bordighera (+ 6,33% gli arrivi, +7,51 le presenze). Casi analoghi a quello di Albenga sono quelli di Loano (-3,43 gli arrivi, +3,58 le presenze), Spotorno (-2,43% gli arrivi, +9,07 le presenze) e anche, in qualche modo, quello di Sanremo, dove a fronte di un modesto incremento degli arrivi (+1,90), si registra un forte aumento delle presenze (+7,72).
Decisamente meno rosea la situazione di Diano Marina (-6,07% gli arrivi, -2,38 le presenze, cioè, chi è arrivato si è fermato di più), Pietra Ligure (-0,82 gli arrivi, -0,83 le presenze) e Finale Ligure (-1,28% gli arrivi, -4,61 le presenze). Proprio a Finale, da pochi mesi (dal 10 giugno scorso) è sindaco l’ex assessore regionale al Turismo, ex direttore generale dell’Agenzia di promozione turistica regionale “In Liguria” ed ex presidente degli albergatori del Savonese Angelo Berlangieri. «È diminuita la quantità, ma anche la qualità dei turisti» spiega. Dove, per “qualità”, in gergo specialistico, si intende la capacità e la propensione alla spesa. «Per tutta l’estate abbiamo dovuto fare i conti col turismo mordi e fuggi del fine settimana e con le moltissime persone che non soggiornavano in strutture organizzate, ma si accampavano dove volevano – spiega il Sindaco -. Invertire la tendenza in senso positivo non è facile come perdere posizioni. È un lavoro lungo e sarà faticoso. Passa obbligatoriamente per l’aumento dei parcheggi, dei servizi». Inevitabile che chi è pronto a spendere per la qualità voglia qualità e vada a cercarla dove la trova. Siamo stati superati in questo non solo dalle destinazioni low cost tradizionali come la Grecia o il nord Africa, ma persino dall’Albania, che offre anche prezzi più bassi.

Dove la qualità c’è, come a Santa Margherita, ad esempio, i risultati non tardano ad arrivare. Vero è che la permanenza media si è un po’ abbassata, ma i dati di quel comune sono tra i migliori della Liguria: arrivo +12,13%, presenze +8,31%.

La tripartizione delle deleghe in Comune e in Regione: l’assurdità del marketing staccato dal turismo per soddisfare i partiti

Uno dei problemi del turismo, in Regione come nel Comune di Genova, è la tripartizione dell’amministrazione pubblica. In Liguria parte della pianificazione degli eventi era in capo all’ex presidente Giovanni Toti, il turismo è gestito da Augusto Sartori, Fratelli d’Italia (succeduto a Gianni Berrino, dello stesso partito, diventato senatore), ma non è lui a gestire il marketing, la promozione territoriale e l’agenzia In Liguria in capo, invece, al leghista, oggi presidente della Regione facente funzione Alessandro Piana. Come si potesse pensare che la promozione potesse “camminare” divisa in tre, per accontentare tutti i partiti coinvolti, non è chiaro. Lo stesso discorso vale per il Comune, con gli stessi partiti che si dividono il settore: Fratelli d’Italia con Alessandra Bianchi responsabile del Turismo, che però, non gestisce il marketing, in capo alla leghista Francesca Corso. Il terzo pezzo, la cultura (che in una città è legata anche al turismo e garantisce di norma turismo di qualità se la si sa sfruttare anche in questo senso, pur non stravolgendone la primaria funzione), vede la delega in mano al sindaco Marco Bucci. In più c’è una consigliera delegata Federica Cavalleri che, come molti, dal partito di Toti si sta spostando, nella fattispecie, secondo i bene informati, in Fratelli d’Italia. In più a mettere becco c’è spessissimo l’assessore al Commercio e alle Tradizioni, la leghista Paola Bordilli: a Genova tutto sta diventando “tradizioni”, cultura compresa. Col risultato di trasformare i pochi eventi culturali ancora in piedi in manifestazioni da fiera di paese, con trampolieri, saltimbanchi, figuranti, scuole di danza, cori, bande e compagnia cantando. Il tutto abdicando o riducendo molto l’immagine degli eventi culturali, come nel caso dei Rolli Days. Tutta roba di cui il turismo culturale, tra quelli che hanno maggiori ricadute economiche sul territorio, non sente il bisogno. Al contrario, il turista culturale rifugge da queste manifestazioni costruite per dragare quantità (magari tra gli stessi cittadini e non tra i turisti) ma, che non sanno conquistare qualità. È il problema di cui si parlava sopra.
Di tutti questi politici citati, a parte Giovanni Toti per i motivi legati all’inchiesta per finanziamento illecito, solo Alessandra Bianchi non si candiderà alle elezioni regionali. Il guaio vero è che la ricerca di consensi elettorali sul territorio – comunale o regionale che sia – spesso configge con le scelte che si dovrebbero fare per incrementare in qualità e quantità il turismo.

Per dovere di cronaca, chiudiamo con il commento dell’assessore regionale al Turismo Augusto Sartori (che però non governa il marketing e l’Aptl e come si possa fare turismo senza governare il marketig è un mistero più enigmatico del terzo segreto di Fatima): «I dati di luglio sono sostanzialmente in linea con quelli dello stesso mese del 2023, anno record per il turismo in Liguria e attendiamo con fiducia il dato di agosto, mese che nel 2024 ha fatto registrare un meteo migliore rispetto al 2023 – dice Sartori -. Relativamente a luglio, in tutta la Regione abbiamo avuto la presenza di 2 milioni e 646 mila turisti con un calo minimo dello 0,68% rispetto al 2023. Anche per quel che riguarda il dato complessivo da inizio anno anche esso è in linea con il 2023 in cui in 12 mesi in Liguria si è registrato il record assoluto di 16 milioni di turisti. Nei primi sette mesi dell’anno la differenza è di appena del -0,34% con ben 9 milioni e 116 mila presenze turistiche: c’è sottolineare la crescita costante dei turisti stranieri che sono aumentati di oltre il 2% a dimostrazione che la Liguria sta assumendo sempre più un carattere internazionale. Ciò è dovuto al costante lavoro di promozione fatto in questi anni con l’eccellenze liguri che si sono fatte conoscere in tutto il mondo dagli Stati Uniti al Giappone: due paesi nei quali abbiamo organizzato altrettanti eventi che hanno riscosso molta partecipazione». Il guaio è che il numero dei turisti italiani è sprofondato. Lo ricordiamo ancora una volta: -4,16% per gli arrivi, -2,24% per le presenze.

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