Treni, carrozza prenotata ma chiusa, una storia di ordinario disservizio. Serena Bertolucci scrive sui social una “letterina al Signor Fs”

L’ex direttrice di Palazzo Reale e Palazzo Ducale, oggi direttrice dell’M9 di Venezia, fa la spola tra lavoro, mamma che risiede a Camogli e casa in Lombardia. Ieri è stata in Liguria e stamattina è partita per tornare dal figlio e dal marito e per l’ennesima volta, si è scontrata con servizi pagati e non garantiti e contro il muro di gomma rappresentato dal personale Trenitalia. Le rispondono in molti, tra cui Filippo Biolè, presidente dell’Accademia Ligustica: «Nell’ultimo viaggio in treno mi sono riempito di morsi di pulci».

La lettera aperta pubblicata da Bertolucci sui social

Caro signor Fs, da quanto tempo eh, la nostra è davvero una relazione complicata di amore e odio. Io provo a perdonarti, ma tu sei incorreggibile. Ho passato una giornata in Liguria con la mia mamma, giorno di terapia e quindi complesso, e – pensa un po’ – stamattina desideravo tornare da Giulio (il figlio n. d. r.). Sveglia presto, preso il regionale verso Genova, tutto perfetto e io penso… vedi dai, andrà tutto bene. Lui è cambiato, vedrai. Non ti deluderà.
A Genova aspetto Intercity per Milano, e’ in ritardo di dieci minuti, vabbeh dai 10 minuti, ho il biglietto per il posto 8c della carrozza 8 … mi piace l’8, sa di infinito. Ma cosa voglio di più.
Il treno arriva e tutta sorridente salgo, prendo la carrozza 7 perché è più vicina a dove mi trovo per poi passare dall’interno. Ma la porta tra i vagoni è chiusa, e anche la porta di ingresso dal binario alla carrozza è chiusa e così tutte le persone si precipitano verso la 7.
Non c’è neppure un controllore – che strano eh, signor Fs, se la carrozza è chiusa qualcuno lo avrà pur fatto e non è possibile che non pensi che ci sono decine di persone che hanno un posto prenotato li. Forse hai inventato un’altra delle tue famose regole… magari hai imposto che se chiudi una carrozza i passeggeri devono immediatamente smaterializzarsi e… ci scusiamo per il disturbo. Nel caso, signor Fs, questa nuova tua regola non dà risultati apprezzabili, sappilo.
E così ragazzi stranieri si bloccano come se li avesse pietrificati la medusa perché non capiscono, signore anziane con valige sono disorientante, gente che ha finito in turno di lavoro in ospedale si appoggia sconsolata al muro, e la persone aumentano, tutti stretti senza potersi muovere.
Allora scendo a Principe, caro signor Fs, il nostro rapporto è ormai troppo lungo per adattarmi ancora ai tuoi repentini cambi di umore. Percorro il marciapiede in senso contrario, tipo salmone in un torrente, e finalmente trovo i controllori, testa treno.
Lo giuro, ero partita bene, con fiducia, caro signor Fs, in fondo ti voglio bene. Mi avvicino sorridente, il mio zainetto, la focaccia al formaggio per Giulio, il telefonino per il biglietto.
– Buongiorno, abbiamo dei problemi in carrozza 8 non si può entrare
– si, c’è un guasto
– (Sere sorridente) Ecco e quindi?
– deve cercare di sistemarsi dove trova
– (Sere un po’ meno sorridente) Sì come faccio a sapere se il posto è libero? Perché se altri hanno prenotato nelle stazioni successive mi tocca spostarmi per tutto il viaggio come una pallina da flipper. E poi siamo in decine di persone a rimbalzare…
– Si deve arrangiare
– (Sere definitivamente seria) no, nn mi devo arrangiare. Ho pagato un servizio.
– ma i guasti succedono (e mi guardo in giro per capire che sono finita nell’Iliade in balia del fato e dei capricci degli dei. Almeno comparisse Achille-Brad Pitt…). Poi se le persone non sono neppure in grado di arrangiarsi… aspettano sempre la pappa pronta (con aria infastidita)
Ed è stato lì che ho capito di assistere ad una rappresentazione plastica di un concentrato di problemi atavici del nostro paese, il menefreghismo, il fatalismo e il trasferimento di responsabilità sulle vittime. Che bello se ognuno di noi facesse un passo verso altre direzioni, più ricche di umanità, di competenza, di rispetto.
Quanto a te signor Fs, mi sa che non siamo messi benissimo eh. In ogni caso… Vi raccomandiamo prudenza nella discesa del treno e vi ringraziamo per la collaborazione.
Al suo post rispondono molti dei 5mila contatti della sua pagina. L’avvocato Filippo Biolè, presidente dell’Orchestra Sinfonica Sanremo, presidente dell’Accademia Ligustica, presidente di Aned Genova rivela: «Nell’ultimo mio viaggio in treno mi sono riempito di pulci – si legge nel suo commento -. I segni delle punture sono spariti tre settimane dopo e ho dovuto scongiurare problemi vari che non descrivo per decenza. Non ho denunciato perché volevo stare tranquillo qualche giorno, ma ho sbagliato. L’errore è di tutti coloro che non denunciano. È anche dei controllori che accettano passivi qualunque fatalità anziché rivolgersi ai superiori. Questa inerzia non porterà mai i vertici di Trenitalia ad assumere contromisure, a pretendere più fondi per le manutenzioni. Quel che manca nel nostro paese, secondo me, è il controllo sociale diffuso delle regole. Un’indifferenza che nasce da una resa aprioristica al malcostume e da una condivisione, più o meno consapevole, dell’illegalità. Non a caso chi ci governa ci assomiglia moltissimo nel proporre responsabili sempre diversi dai cittadini».
Incalza il professore universitario e patron dei Rolli Days Giacomo Montanari: «Come ti capisco. E come dovremmo chiedere che i servizi essenziali fossero davvero garantiti. Non a parole, ma nei fatti».
Tante sono le voci critiche che si uniscono a quella della manager culturale. Sono quelle di diversi artisti, musicisti e persone del mondo della cultura, come la compositrice Carla Magnan, il giornalista Renzo Parodi, l’artista visuale Isabella Puliafito.


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