comune Oggi a Genova 

Regolamento artisti di strada non concertato con i busker, polemiche e caos in consiglio. Oggi una commissione che si annuncia rovente

La consigliera rossoverde Ghio contro Bordilli e la giunta: «Questa è una democratura», poi regala al presidente del consiglio Cassibba (che l’aveva invitata a moderare il linguaggio) un vocabolario e un ukulele. Sugli spalti, gli artisti espongono cartelli e cantano “Creuza de mä” di De Andrè. L’assessora, accusata di praticare pervicacemente il metodo del non confronto con i soggetti interessati, promette deroghe, ma non convince. Critiche da tutta l’opposizione per la commissione a regolamento già approvato dalla giunta

Le regole decise dalla giunta (ma che la maggioranza del consiglio comunale dovrà approvare, a quanto par di capire senza la collaborazione della minoranza), sono draconiane. Da una parte la richiesta di alcuni abitanti ed esercenti del centro storico di mettere la sordina alle esibizioni, considerate eccessive ed invadenti, dall’altra i suonatori da strada, i cosiddetti busker, che chiedono di poter offrire le loro note per raggranellare qualche soldo. Di queste due parti, spiega la minoranza, soltanto una è stata ascoltata. Non c’è stata alcuna concertazione e nemmeno alcuna audizione. Solo un regolamento calato dall’alto che sia secondo gli artisti da strada sia secondo l’opposizione è stato assemblato con un metodo (non nuovo a questa giunta) proprio di quella che si chiama “democratura”. Cosa è la democratura?

Dal dizionario Treccani online – DEMOCRATURA: Sostantivo femminile. Regime politico improntato alle regole formali della democrazia, ma ispirato nei comportamenti a un autoritarismo sostanziale. Eduardo Galeano coniò la parola democratura per descrivere la convivenza di elementi democratici e autoritari all’interno di un modello che potremmo definire come “democrazia ristretta” o in altri termini “dittatura costituzionale”. I politologi potrebbero ricorrere forse al termine democratura, crasi di democrazia e dittatura, con cui l’ingegnoso saggista Predrag Matvejevic descriveva i regimi formalmente costituzionali ma di fatto oligarchici.

Era il 21 marzo 2017 quando (mentre la giunta di Marco Doria era agli sgoccioli) Elena Fiorini, allora assessore alla Legalità annunciava «Approvato oggi il nuovo regolamento per l’arte di strada (un solo voto contrario, la Lega), che disegna una nuova cornice e regole più adeguate al giusto riconoscimento del valore degli artisti on the road: musicisti, cantanti, performance teatrali e circensi, giocolieri, mimi e tanti altri, per una Genova che accolga e promuova espressioni artistiche e creative come avviene nelle maggiori città europee, anche nel rispetto di cittadini e commercianti. È il frutto di mesi di lavoro congiunto della polizia municipale, del settore cultura del nostro comune, e delle associazioni di artisti di strada. Tutti allo stesso tavolo, imparando a comprendere reciprocamente diversi e anche opposti punti di vista e traducendo la sintesi (non semplice) in regole che nel modo più chiaro possibile contengono opportunità e limiti. Tavolo che rimane aperto e che rappresenterà punto di riferimento per l’attuazione del Regolamento. Grazie a tutti, e pronti a partire. Mi piace pensare che non sia a caso che l’approvazione sia avvenuta nel primo giorno di primavera e nutro la speranza che le nuove regole siano un piccolo contributo a che Libertango di Piazzolla non la faccia più da padrone».

Perché qualche fastidio, soprattutto per le esibizioni amplificate, soprattutto per quegli artisti dal repertorio ristretto che fanno risuonare soprattutto nei carruggi, sempre le stesse note, inutile nasconderlo, c’è sempre stato. Si trattava di far coincidere i legittimi interessi di tutti e Fiorini lo aveva fatto con un regolamento frutto di un lungo e non facile lavoro di concertazione.

Diametralmente opposto l’approccio di Paola Bordilli, dopo ben sette anni in cui la questione è stata bellamente ignorata, come se il problema non esistesse. Non è stato governato il vecchio regolamento e solo ora ne è stato partorito uno nuovo “ex cathedra”. Il termine non è casuale: indica l’infallibilità del Papa. La critica dell’opposizione all’assessore al Commercio e alla giunta Bucci è proprio quella di agire come se avesse l’unica Verità in tasca. Cioè come in una democrazia non è previsto. E di volerla imporre, questa “verità”, con l’azione muscolare della maggioranza in consiglio, una maggioranza che, nonostante le crepe politiche e i veleni personali interni che stanno uguagliando quelli che scorrevano giusto ai tempi di Marco Doria, al contrario dell’ultima giunta di centrosinistra, al momento di schiacciare il pulsantino nella Sala Rossa di Tursi, non vacilla un attimo, fedele alla linea.

A occuparsi del regolamento non è stato più l’assessore alla Sicurezza (la giunta di centrodestra ha cambiato la denominazione dell’assessorato alla legalità), né l’assessore alla Cultura (il sindaco Marco Bucci, che ha tenuto per sé le deroghe), né quello al Centro Storico, territorio in cui si concentra la maggior parte delle esibizioni. Se ne è occupata, curiosamente, l’assessore leghista al Commercio e alle Tradizioni, con quali competenze di delega e della struttura a monte non è chiaro. Prima se ne occupavano gli uffici della Cultura che si trovavano a Palazzo Ducale, appunto nel caso della giunta Doria con la supervisione dell’assessorato alla Legalità. Insomma, mancherebbe a monte il presupposto della comprensione di cosa è la musica “di strada” che viene trattata come se si trattasse di una mera questione economica. È anche quello: garantisce agli artisti di mettere il pane in tavola. Ma non è solo quello.

L’impressione di molti è che, in vista delle elezioni regionali pare più prossime del previsto e delle future Comunali, il centrodestra voglia metter mano alle molte questioni mai affrontate che stanno facendo crescere l’insofferenza nell’elettorato di riferimento. Si tratta, oltre che del Regolamento degli artisti di strada, di molti temi (invece) squisitamente propri dell’assessora al Commercio Paola Bordilli che non sono stati affrontati per anni, alcuni per l’intero scorso mandato e, fino adesso, nel nuovo. Ad esempio il Piano del Commercio, il regolamento per i dehors (fatti crescere “a boscaglia” anche dopo il periodo covid, a danno sia della vivibilità sia del decoro e dell’estetica cittadina), il riordino dei mercati con una categoria ormai ridotta al lumicino.

Ieri, in Consiglio comunale, la rossoverde Ghio si è espressa con durezza circa il merito e circa il metodo. Ha ricordato che a sostegno dei busker c’è una petizione firmata da 3mila cittadini che «chiedono che il regolamento sia concordato con tutta la cittadinanza». E invece, ha detto Francesca Ghio rivolgendosi sia a Bordilli sia all’intera giunta, «Come al solito avete scelto persone privilegiate con cui discutere, tagliando fuori i più interessati» Ha aggiunto che del regolamento si è appreso «dalla stampa quando era già pronto» e ha definito «ridicola» la convocazione della commissione quando ormai è tutto pronto da approvare in consiglio nonostante il dissenso della minoranza, degli artisti di strada e di una fetta consistente della società genovese.
Ed è qui che Ghio ha parlato di “democratura”, che non è un neologismo, ha circa una quarantina d’anni. La paternità è molto discussa. A contendersela sono due grandi intellettuali del nostro tempo scomparsi di recente: lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano (1940-2015) e il saggista croato Predrag Matvejevic (1932-2017). C’è anche un altro studioso che viene comunemente tirato in ballo. È l’economista, sociologo e politologo svizzero Max Liniger Goumaz, considerato uno dei massimi esperti in tema di Guinea equatoriale, che nel ‘92 pubblica il saggio dal titolo «La democrature: dictature camouflee, democratie truquee». Ma Goumaz sin dalle prime pagine del libro riconosce la paternità a Galeano. Come d’altronde faranno più tardi fra gli altri lo storico Andrea Riccardi e lo studioso Mauro Burato, il quale in «Visioni latinoamericane» (luglio 2010) riferisce dell’intuizione di Galeano «per descrivere la convivenza di elementi democratici e autoritari all’interno di un modello che potremmo definire come democrazia ristretta o in altri termini dittatura costituzionale». Mario Vargas Llosa, scrittore, drammaturgo e politico peruviano, ha scritto che «La dictadura perfecta no es el comunismo, no es la Urss, no es Fidel Castro. La dictadura perfecta es Mexico. Es la dictadura camuflada». Cioè “la dittatura perfetta non è il comunismo, l’Urss (del tempo), Fidel Castro. La dittatura perfetta è in Messico, la dittatura mascherata” (se volete camuffata, travestita) da democrazia.

Davanti a quel termine, però, il presidente del consiglio comunale, il tassista a capo di Vince Genova (una delle liste del sindaco Bucci), Carmelo Cassibba, s’adonta come se Ghio avesse distribuito alla maggioranza patenti di figli di madre incerta e butta fuori la consigliera rossoverde dall’aula. Dal canto suo, Ghio gli recapita un vocabolario (dove potrà trovare anche il termine “democratura”, che tanto nuovo non è, visto che si trova già nei dizionari) e un ukulele. Come a voler spiegare che, per dirla con Ennio Flaiano, “la situazione è grave, ma non è seria”.

A poco serve l’assicurazione in aula di Bordilli che ci saranno deroghe, ad esempio in via Garibaldi. Sa di toppa mal attestata in tutta fretta per tacitare il dissenso. Di fatto il nuovo regolamento (qui potete leggere le principali linee comunicate dallo stesso Comune) bandirà gli artisti di strada da quasi tutto il centro storico, a partire da piazza San Lorenzo e da piazza Matteotti, sedi storiche delle esibizioni nei residui periodi in cui non sono occupate da qualche mercatino autorizzato dallo stesso assessorato al Commercio.

«Viene detto che il nuovo regolamento per l’arte di strada è infattibile, ma abbiamo studiato e conosciamo tutti i regolamenti di questo genere approvati nelle altre regioni italiane e tutti ad oggi prevedono l’utilizzo di una App – ha tentato di spiegare l’assessora “anche a beneficio di chi segue da casa”, cioè la diretta streaming del consiglio, ha spiegato -. Un sistema che quindi funziona in tante altre città italiane, come Padova, Milano e Verona, città turistiche tanto quanto Genova, dove convivono tantissimi artisti di strada, con i turisti e i cittadini. Regolamenti a cui ci siamo ispirati e che domani in commissione avremo modo di spiegare. Il nostro regolamento, poi, andrebbe letto bene, perché è vero che abbiamo inserito la regola dei 5 metri e dei 2 metri, ma siccome conosciamo perfettamente il centro storico, abbiamo previsto deroghe della Giunta, ad esempio proprio su via Garibaldi dove sappiamo bene che le misure non possono essere rispettate. Quindi non siamo qui per evitare l’arte di strada, ma per normarla». Secondo Ghio, la app usata in altre città non funziona, tanto che i busker scappano e vengono a esibirsi da noi, dove fino ad ora, anche per i 7 anni delle giunte Bucci quando non sembrava rappresentare un problema nemmeno per il centrodestra, c’è stata maggiore libertà.

«𝐿’𝐴𝑟𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑑𝑎 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑟𝑖𝑠𝑜𝑟𝑠𝑎 𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑜 𝑧𝑒𝑟𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝐺𝑒𝑛𝑜𝑣𝑎, 𝑒̀ 𝑣𝑒𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎, 𝑒 𝑙’𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖𝑡𝑎̀ 𝑐𝑢𝑙𝑡𝑢𝑟𝑎𝑙𝑒 𝑒̀ 𝑑𝑖 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑖. Inizia così la petizione contro la nuova proposta di regolamento comunale, ristrettiva e penalizzante nei confronti degli artisti e artiste di strada, che vi invito a firmare a questo link – scrive sulla propria bacheca Facebook il capogruppo rossoverde in consiglio comunale Filippo Bruzzone -. Domani (oggi per chi legge oggi, 24 giugno n. d. r.) ci sarà una commissione in cui la Giunta Bucci presenterà il nuovo progetto di regolamento, scritto senza coinvolgere le persone direttamente interessate nella sottoscrizione di punti molto precisi e tecnici che riguardano la loro attività artistica. Scritto per silenziare ulteriormente questa città. Scritto con una visione di decoro in testa che noi non condividiamo, anzi, combattiamo. Anche se esprimiamo dissenso come ha fatto la collega Francesca Ghio per poi essere cacciata dalla sala. La richiesta da parte della comunità di artisti e artiste di strada è di non modificare un regolamento targato 2017 che tutela equamente tutte le parti. La richiesta politica è di coinvolgere questa comunità nella stesura di futuri regolamenti, ancora migliori, e di smettere di calare dall’alto e senza mai confrontarsi divieti e restrizioni che penalizzano tutta la cittadinanza e la città. La risposta ad oggi è stata: sequestrare i manifesti dei cittadini e delle cittadine presentatesi in aula e di richiedere l’allontanamento di alcuni di loro da parte della polizia municipale. Questa è il modello Bucci: decoro, sicurezza, rispetto. Parole strumentalizzate per reprimere il dissenso, e tutto ciò che sia “diverso”, ubbidienza senza mai porsi domande. Noi non ci stiamo, e ci opporemo sempre a questo modello e a queste politica. Ci vediamo domani (oggi n. d. r.) in Commissione e martedì prossimo di nuovo in aula, per difendere il diritto all’arte di strada».

Questo, invece, il commento dei busker genovesi sulla loro pagina Facebook


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