Centrostorico Quartieri 

Ex ghetto ebraico invaso dai tossicodipendenti. Abitanti esausti. Comincia il “bombardamento” dalle finestre – VIDEO

Spadarotto, presidente dell’associazione “Via del campo e Carruggi”, vuole andare anche all’origine del problema, non limitandosi alle sole, pesanti, conseguenze sul territorio: «L’organizzazione della gestione dei “centri di recupero” va riscritta perché così non si aiutano i ragazzi tossicodipendenti e allo stesso tempo non si tutelano i cittadini»

Nel video di questa sera, tossicodipendenti litigano e si pestano per soldi e dosi. Sono giovani, alcuni giovanissimi. «Qui negli ultimi mesi è un incubo. All’associazione arrivano decine e decine di segnalazioni. Sabato sera qualche abitante ha lanciato un bottiglione di vetro dai piani alti: se avesse centrato qualcuno lo avrebbe ammazzato. I tossicodipendenti si pestano di continuo. Usano il ghetto come un wc a cielo aperto. La situazione è ormai insostenibile».

Cosa succede quando un tossicodipendente viene trovato da forze di Polizia e Polizia locale con una dose per uso personale? Viene segnalato alla Prefettura e viene inviato al Sert. Se segue il piano terapeutico non gli viene ritirata la patente né passaporto o carta d’identità valida per l’espatrio. Ma questo non vuole dire che è recuperato. Ci sono, poi, i tanti che i documenti nemmeno li hanno o ai quali non importa di perdere patente e documenti.

«Nel ghetto del centro storico di Genova ogni sera c’è l’appuntamento fisso con le anime del disagio – scrive Spadarotto sui social, pubblicando il video -. Le forze dell’Ordine arrivano sempre più spesso, nel mentre i più facinorosi si dileguano un attimo prima del loro arrivo. Abito al primo piano. Sabato sera mi volavano le bottiglie davanti alla faccia mentre ero affacciato alla finestra mentre per strada c’era l’ennesima rissa. Sono stanco di scendere per intervenire. Gli abitanti di questo quartiere dai piani alti iniziano a lanciare di tutto perché hanno paura e sono esasperati. Quando questi ragazzi sono in astinenza perdono il controllo e si generano situazioni di pericolo per tutti. L’organizzazione della gestione dei “centri di recupero” va riscritta perché così non si aiutano i ragazzi tossicodipendenti e allo stesso tempo non si tutelano i cittadini».

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