Perizia psichiatrica per Andrea Bandini, accusato di duplice tentato omicidio con l’aggravante della crudeltà

Il 25 enne ha quasi ridotto in fin di vita i genitori della ex fidanzata e ha ucciso il cagnolino della famiglia. Durante l’interrogatorio ha detto di aver ricevuto minacce da «persone non meglio identificate e che facevano riferimenti provocatori» sulla ragazza

Il ragazzo, il 9 giugno scorso, si era introdotto nella casa di Celesia, frazione di San Colombano Certenoli, dove la ex vive con i genitori. Era entrato arrampicandosi su un muro coperto d’edera, ha raccontato durante l’interrogatorio, e aveva aggredito per prima la madre della ragazza, che si era affacciata per chiudere le persiane. È entrato in casa da quella finestra, sempre secondo la sua testimonianza. Quindi aveva ucciso il povero animale il cui corpo è stato trovato senza vita sul divano. Infine si è accanito sul padre della ex, abbattendo sull’uomo ripetutamente la roncola che aveva portato con sé, prima vicino alle scale, quindi in bagno.

Ha quasi ucciso a roncolate la madre e il padre della ragazza, trasportati la sera stessa in codice rosso al San Martino. Per fortuna, ora entrambi sono fuori pericolo, ma le loro condizioni sono ancora molto serie. Alla ex, nei giorni precedenti, Bandini aveva scritto messaggi che suonavano minacciosi nei confronti della mamma e del papà e anche del cagnolino che poi ha ucciso senza pietà, ben sapendo quanto la ragazza lo amasse.
La perizia è stata disposta dal pm Federica Paiola e viene eseguita dallo psichiatra forense Gabriele Rocca nel carcere di Marassi dove il ragazzo è recluso perché esisterebbe sia il pericolo di fuga sia quello di reiterazione del reato, motivo per cui è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Il gip Matteo Buffoni, pur avendo sottolineato la necessità di «un indispensabile approfondimento clinico» sullo stato mentale del giovane, sull’ordinanza scrive che non ci sono «elementi per affermare che non era capace di intendere e di volere al momento dei fatti» e che il rischio di reiterazione del reato dipende dal fatto che il venticinquenne non riesce a «dominare la propria aggressività». A Bandini una decina di anni fa era stato diagnosticato un disturbo di personalità. Quando la fidanzata lo ha lasciato sembrava aver accettato la decisione, poi, negli ultimi tempi, aveva cominciato a inviarle messaggi pieni di minacce e livore.
Il pericolo di fuga è ben testimoniato dal fatto che abbia tentato di sottrarsi all’arresto, riuscendoci per un giorno intero, fino a quando non è stato trovato dai Carabinieri nel rifugio Astass. In interrogatorio ha dichiarato di trovarsi a proprio agio nei boschi.
Nel corso dell’interrogatorio ha ammesso la propria responsabilità e ha aggiunto: «Domenica non so cosa mi è preso ed ho fatto quello che sapete. Non sono una persona cattiva anche se sembra che vi prenda in giro».
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