Cultura 

Restaurato il monumento funebre del Cardinale Luca Fieschi, al Museo Diocesano

L’apertura al pubblico del Monumento, a partire dal 5 aprile 2024, all’interno di IANUA – anno dedicato dalla città di Genova al Medioevo – sarà anche l’avvio di una serie di iniziative di promozione culturale riguardanti il complesso funebre e la storia della famiglia Fieschi che avranno due momenti significativi: il primo nel prossimo autunno, con l’organizzazione di una giornata di studi e quindi nella primavera 2025 con la stampa di un volume che illustrerà gli esiti del progetto

Un lungo lavoro ha impegnato il Museo a partire dall’11 novembre 2020 – in cui il progetto è stato presentato alla città – fino al 4 aprile 2024, giorno in cui il Monumento Fieschi sarà mostrato nel suo nuovo allestimento.

«Parliamo di Rinascita di un capolavoro perché l’eccezionalità del progetto e la sua complessità si sono immediatamente palesate sin dalla riscoperta dei 124 frammenti e durante tutti i 40 mesi di lavoro, ossia dallo smontaggio del monumento, all’intervento di restauro, all’assemblaggio dei frammenti architettonici, alla realizzazione delle opere murarie per creare lo spazio espositivo, la creazione e la produzione delle strutture allestitive, lo studio per la complessa collocazione dei singoli frammenti – dicono al Museo Diocesano – Ogni operazione ha visto il fattivo coinvolgimento, a seconda delle rispettive competenze, ma in un fruttuoso lavoro di equipe, di Clario Di Fabio e Francesca Girelli (Università di Genova) per l’indagine scientifica, di Giovanni Tortelli (Studio GTRF Tortelli Frassoni) come progettista e direttore dei lavori di allestimento e dei suoi collaboratori Alessandro Polo e Rocco Pagnoni, dei restauratori (Iacco Morlotti e collaboratori), di tecnici e operatori (Sciutto srl) più avanti ricordati, uniti e coordinati dalla Direzione museale. A conclusione di questo lungo e articolato procedimento, si può affermare che il risultato conseguito ha confermato le ambizioni iniziali, riuscendo a presentare in una chiave espositiva attendibile i 124 frammenti restanti di questo grandioso apparato funebre, uno dei più importanti della cultura gotica italiana, senza una pretesa ricostruttiva – impossibile sia per la mancanza di dati storici e figurativi, che di porzioni andate perdute o al momento non ancora individuate – ma con la precisa volontà di fare grandi passi avanti, rispetto ai tentativi messi in opera nel passato. Si è voluto dar conto dell’imponenza e dell’ambiziosa grandezza di quello che è stato, insieme alla tomba di Margherita di Brabante di Giovanni Pisano, il complesso scultoreo più importante e il più conservato, nonostante le lacune, del Trecento genovese tra gli apparati funebri trecenteschi che ornavano le chiese della città nel XIV secolo».

«Oggi per me è davvero un grande giorno – dice la curatrice Paola Martini -. Presentiamo al pubblico un grande progetto che ho voluto e in cui ho creduto sin dall’inizio e che ha avuto il sostegno di importanti realtà del territorio. Ricollocare 124 frammenti come se fosse un puzzle 3d, sfondare la soletta di un piano per creare lo spazio adeguato a questo grande e alto monumento ha avuto il sapore di una vera impresa che non avrei potuto affrontare senza dei validi compagni di viaggio per arrivare a una meta davvero ambiziosa. Sono convinta che questo nuovo allestimento darà ancora più visibilità e lustro alla grande istituzione, il Museo Diocesano, che rappresento e che amo».

Sintesi dei diversi passaggi del progetto.

Smontaggio dell’esistente, recupero e ricerca di frammenti scultorei
In questa fase il piano interrato del museo è stato trasformato in un grande deposito di frammenti marmorei comprendenti sia quelli appartenenti alla struttura architettonica del complesso e mai esposti al pubblico, sia le parti che dal 1992 erano state allestite nella cosiddetta Sala Fieschi del Museo. Le ipotesi di appartenenza alla Tomba Fieschi di altri frammenti, avanzate da diversi studiosi negli anni scorsi, hanno condotto alla richiesta di deposito di cinque statue provenienti dalla Chiesa di Santa Maria Maddalena e San Gerolamo Emiliani – le quattro Virtù Cardinali e la Madonna con il Bambino – che con grande generosità sono state concesse in deposito per essere inserite all’interno dell’allestimento; analoga disponibilità è stata dimostrata dal Museo di Sant’Agostino – proprietario e primo depositario dei frammenti architettonici – e dalla Cattedrale di San Lorenzo.

Intervento di Restauro Conservativo
Sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della città metropolitana di Genova e della provincia di La Spezia, si è avviato l’intervento conservativo su tutti i frammenti del Monumento. L’operazione di restauro, condotta da Iacco Morlotti con la collaborazione di Romana Albini, Francesca Gagino, Carmelo Juvencio Quijada e Alessandra Cavalli e con la direzione di Massimo Bartoletti e di Caterina Olcese è stata effettuata con grande attenzione e accuratezza, individuando e proteggendo le tracce di policromia ancora esistenti su alcune porzioni delle figure e costruendo una mappatura delle stesse in vista di una possibile restituzione digitale. In questa fase, coinvolgendo l’Università di Genova, sono state condotte indagini non invasive sia per individuare le tracce policrome superstiti che per analizzare in via preventiva eventuali residui materici presenti sulle statue, prima di procedere alla pulitura (analisi a cura di Michele Brancucci – GeoSpectra srl). Operazione più complessa è stata quella di riconnettere tra loro i frammenti curvilinei, con la restituzione in una forma determinata solo dall’accurata analisi di ogni singolo elemento, fino a restituire una forma definita.

Intervento di Progettazione Architettonica e di Allestimento Museografico dei frammenti del Monumento.
La complessità dell’operazione di ricomposizione ed esposizione dei frammenti, curata dallo Studio GTRF Tortelli Frassoni e diretta dall’architetto Giovanni Tortelli (con i collaboratori Alessandro Polo e Rocco Sebastiano Pagnoni), ha comportato uno studio preliminare approfondito, a fianco e a supporto degli storici dell’arte e dei restauratori, per individuare gli attacchi e i possibili accorpamenti dei diversi frammenti, la loro gerarchia compositiva e la possibilità di suggerire la grandiosità e la monumentalità dell’opera. La scelta di esporre tutti i frammenti recuperati, corredati da un esauriente apparato didattico, ha permesso di dare completezza alla narrazione storica e museografica. Lo straordinario intervento architettonico di invenzione di uno spazio a tutta altezza ha inoltre consentito di poter distribuire la composizione in verticale, su un fondo metallico inerte verniciato a polveri epossidiche color testa di moro, evocandone l’originario sviluppo e favorendo diversi punti di vista carichi di suggestione. Un ballatoio esagonale al livello intermedio recupera la memoria dell’originaria “capella” entro il quale il monumento era conservato e offre la possibilità di un’osservazione ravvicinata dei raffinatissimi particolari e dettagli scultorei.

I prestiti e le collaborazioni
Nel reperimento dei frammenti che, secondo studi aggiornati, potevano essere stati parte del complesso funebre, un particolare ringraziamento è dovuto alla Parrocchia di Santa Maria Maddalena e San Girolamo Emiliani, in particolare a padre Paolino Diral che con grande generosità ha acconsentito al deposito presso il Museo delle quattro statue trecentesche raffiguranti le Virtù Cardinali e del gruppo con la Madonna e il Bambino, conservate da centinaia d’anni presso la parrocchia. Un ringraziamento al Museo di Sant’Agostino (conservatore precedente Adelmo Taddei; attuale conservatore Paolo Persano) – per la disponibilità a concedere in deposito diversi frammenti scultorei provenienti dalla Cattedrale genovese e nella collaborazione mostrata durante le ricerche di eventuali parti del Monumento non ancora individuate – e infine alla Cattedrale di San Lorenzo e al Capitolo dei Canonici per la sensibilità e l’apertura a supportare nuovi approfondimenti.

Le attività collaterali e i partner
Il progetto di riallestimento del Monumento Fieschi ha permesso di legare la genesi di questo complesso e la personalità del Cardinale Luca alla storia della gens fliscana e alla fondamentale importanza che essa ha avuto durante i secoli XIII-XVI sia in ambito genovese che ‘italiano’. Con la collaborazione con la Fondazione Conservatorio Fieschi e in particolare con la dott.ssa Marina Firpo, archivista della Fondazione, sono stati attivati percorsi di approfondimento sia in ambito cittadino che nei territori liguri storicamente appartenenti alla casata lavagnina. Sono state girate circa 30 pillole video con notizie storiche dedicate alla famiglia e ai luoghi che tutt’oggi recano i segni della loro appartenenza (Collina di Carignano con la chiesa di Santa Maria in via Lata e l’ex Monastero di San Leonardo ora Caserma Andrea Doria); diversi punti nel centro antico tra cui anche sulla torre Grimaldina, antica torre delle case di Alberto Fieschi diventati il nucleo medievale di Palazzo Ducale che si ringrazia per la collaborazione.
Con la collaborazione di Camera di Commercio di Genova e di Coop Liguria sono state organizzate diverse conferenze nei punti Coop da Arenzano a La Spezia, all’interno dei territori storicamente appartenenti alla famiglia Fieschi. Inoltre sono stati approntati due incontri dedicati alle Guide turistiche e accompagnatori turistici per presentare il progetto, con una conferenza dedicata alla storia della famiglia da parte di Marina Firpo (Fondazione Conservatorio Fieschi).
Il Museo ha collaborato con il Teatro Nazionale Genova durante la realizzazione dello spettacolo di F. Schiller dedicato alla Congiura dei Fieschi, ospitando visite guidate al cantiere di restauro e due incontri dedicati alla tragedia.
Intorno al Monumento Fieschi sono stati organizzati diversi incontri con Associazioni culturali, UNITE sia durante il laboratorio di restauro che in occasione delle prime fasi del montaggio.

La divulgazione scientifica
Congiuntamente all’intervento conservativo è stato portato avanti anche lo studio dei frammenti, a cura di Clario Di Fabio e Francesca Girelli (Università di Genova) . Parte delle novità sono state rese note da Francesca Girelli all’interno di una sessione del Convegno MemId che si è tenuto il 1 febbraio 2024 e che poi saranno pubblicati negli atti del Convegno.
Una giornata di studi sarà organizzata nel prossimo novembre 2024 per dare conto dei risultati e dei lavori che hanno caratterizzato questo progetto.
Infine, un volume raccoglierà i contributi relativi al progetto, con la pubblicazione prevista per il mese di marzo 2025.

Il Museo è gestito dalla Fondazione San Lorenzo Impresa Sociale.

La storia del complesso scultoreo

Il Cardinale Luca Fieschi (1270-1336) figura di spicco della curia romana, nipote di due papi (Innocenzo IV e Adriano V) e capo della sua casata, grazie alle armi diplomatiche, al prestigio di cui godeva e alla ricchezza personale, fu il primo ad ottenere di essere sepolto in Cattedrale, in un maestoso monumento funebre probabilmente collocato nel presbiterio di fronte alla Cappella che già custodiva le ceneri di San Giovanni Battista, culmine di un disegno egemonico e familiare, politico-ideologico e personale, che coinvolge tanto la Cattedrale e le sue venerate reliquie – dal Sacro Catino alle Ceneri del Battista – quanto la stessa presenza della potente casata in città.
Questo monumento, descritto come una delle sepolture “più magnifiche d’Italia (…), tutta marmorea, e piena di numero grandissimo di Statue, Arche, e Colonne in grandezza, e in altezza notabile” fu realizzato tra il 1336 e il 1345 circa da una equipe di scultori di educazione pisana della generazione successiva a Giovanni Pisano; già nel Seicento fu demolita e ridotta all’interno della Porta del Soccorso in Cattedrale, preservando a vista solo i frammenti statuari. Le parti architettoniche furono poi ritrovate alla fine del XIX secolo durante i restauri della Cattedrale di San Lorenzo, trasferiti nel Museo di Sant’Agostino e riavvicinati da Orlando Grosso su una parete della chiesa di Sant’Agostino; nel 1991 tutte le componenti del complesso funebre (provenienti dalla Cattedrale e dal Museo di Sant’Agostino) furono trasportate nel Museo Diocesano e allestite al piano interrato.
Nel 2020 si è deciso di valorizzare questo complesso con il rinnovamento dell’esposizione museale, affidando l’incarico all’architetto Giovanni Tortelli.


Il progetto ha beneficiato del fattivo contributo di varie istituzioni: la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Genova e la provincia di La Spezia, tramite imprescindibile per il contributo del Ministero della Cultura all’intervento conservativo; il Comune di Genova con la Direzione Politiche Culturali e il Museo di Sant’Agostino come proprietari e depositari di parte dei frammenti del Monumento Fieschi; la parrocchia di Santa Maria Maddalena e San Girolamo Emiliani per la generosa concessione in deposito di parti del complesso funebre di loro proprietà; la Cattedrale di San Lorenzo per la partecipazione al progetto; l’Università di Genova per la collaborazione nelle indagini scientifiche e il coinvolgimento del Monumento Fieschi nel progetto MEMID (Memoria e Identità).

Basilare è stato il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo che, avendo già supportato l’intervento di riallestimento e di riqualificazione museale nel piano interrato del Museo, è stato il maggior sostenitore di questo nuovo ambizioso progetto espositivo.

Altrettanto sostanziale il concorso di altri sponsor quali: Conferenza Episcopale Italiana con l’8xMille, Fondazione Conservatorio Fieschi, Coop Liguria, AON S.p.A, Famiglia Perlenghini, Camera di Commercio di Genova, Fondazione Piaggio.
Il progetto non avrebbe avuto questo esito senza il supporto della Fondazione San Lorenzo Impresa Sociale che ha la gestione del Museo Diocesano e del Museo del Tesoro.

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