Attivisti coprono quadri e imbrattano cartelli alla mostra di Artemisia Gentileschi a Palazzo Ducale per protestare contro i femminicidi

Da tempo diverse organizzazioni femministe e per i diritti delle donne chiedono di smantellare la stanza. Le loro richieste non sono mai state esaudite. Oggi il movimento “Bruciamo tutto” ha messo in atto «un’azione non violenta»

Il blitz di alcune attiviste alla mostra “Artemisia Gentileschi Coraggio e passione” si è concluso con l’imbrattamento della cosiddetta “Stanza dello stupro” che rievoca la violenza sessuale subita dall’artista perpetrata dal pittore Agostino Tassi.

A mettere in atto la protesta è stato “Bruciamo Tutto”, un movimento di liberazione dal sistema patriarcale, «nato dalla rabbia viscerale che tutt3 abbiamo provato dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin l’11 novembre 2023». Già diverse sono state le azioni del gruppo in Italia, all’università La Sapienza, alla stazione Termini e per le strade della capitale.
Al Ducale, gli attivisti hanno coperto con teli neri alcuni quadri (quelli di Tassi) e hanno mostrato uno striscione, buttando vernice sulla moquette. Con le mani sporche di vernice rossa hanno imbrattato le targhe al lato delle opere. Il nome del Tassi è stato cancellato con un pennarello nero. Sul muro della sala è stato scritto il nome dell’ennesima donna uccisa dal marito, Joy Omoragbon. Gli attivisti hanno fatto scattare l’allarme in tutte le sale.
«Di fronte alla violenza della società – scrive “Bruciamo Tutto” in una nota – agiamo in maniera decisa e nonviolenta per ostacolare questo sistema che promuove la cultura dello stupro proprio in un contesto culturale».
Sul posto la Polizia di Stato che ha fermato almeno due persone.
Aggiornamento Pubblichiamo il video di quanto è successo oggi al Ducale e il comunicato integrale di “Bruciamo tutto”

BRUCIAMO TUTTO: SANGUE E OMBRA SULLO STUPRATORE DI ARTEMISIA GENTILESCHI
Teli neri sui quadri di Agostino Tassi, colore rosso nella sala a Genova
Il movimento BRUCIAMO TUTTO compie un’azione di disobbedienza civile nonviolenta al palazzo Ducale di Genova, che ospita per l’ultimo fine settimana la mostra “Artemisia Gentileschi, coraggio e passione”. L’azione inizia alle 11.30, nella sala che ospita tre quadri di Agostino Tassi, pittore che stuprò Artemisia. Un’attivista copre con dei teli neri i quadri, incollandoli alla cornice, e poi srotola uno striscione. Contemporaneamente un’altra persona aderente al movimento versa vernice per terra, creando disturbo al passaggio nella sala. In seguito i responsabili dell’azione si dipingono le mani di rosso e lasciano impronte sulle targhe accanto i quadri, cancellando il nome di Tassi con un pennarello nero. Sempre con un pennarello nero un’attivista scrive il nome di Joy Omoragbon sul muro della sala. Alle ore 12 sono arrivate sul posto le forze dell’ordine e l’esercito.
Durante l’azione un attivista fa scattare l’allarme antincendio.
Anna durante l’azione ha dichiarato: “Stiamo coprendo questo quadro perché non possiamo sopportare che i dipinti dello stupratore di Artemisia siano appesi accanto ai suoi. Siamo profondamente turbat3 dalla scelta di spettacolarizzare lo stupro. Abbiamo deciso di non danneggiare il quadro ma di oscurarlo, perché il messaggio è “non deve stare qua, non così, non in questo contesto”.
Massimiliano aggiunge : “Questa mostra non esplora l’opera di Artemisia in quanto artista, ma in quanto donna. Perché facciamo così fatica a dire che Artemisia era una grandissima artista, e se fosse un uomo ne parleremmo accanto a grandi maestri come Michelangelo e Raffaello?”
UNA MOSTRA COSTRUITA SULLO STUPRO
La mostra ha ricevuto già molte contestazioni: la sala buia con un letto e la proiezione, sulle pareti, delle frasi pronunciate da Artemisia durante il processo allo stupratore, lette in maniera drammatica da una voce fuori campo, hanno suscitato l’indignazione generale. Non Una Di Meno Genova ha organizzato un mailbombing che ha portato alla rimozione, dallo shop della mostra, della maglietta con la frase “Io del mio mal ministro fui”. Purtroppo è rimasto, tra gli articoli in vendita, il libro di Pietrangelo Buttafuoco “La notte tu mi fai impazzire – Gesta erotiche di Agostino Tassi, pittore”. Che stupri e violenze vengano definite “Gesta erotiche” da un libro in vendita nello shop la dice lunga sull’idea della mostra. Più volte viene citata la “reputazione” rovinata dell’artista Gentileschi, come se tutta la sua carriera e la sua vita dipendesse dalla violenza subita. C’è uno sguardo marcatamente patriarcale.
Di fronte alla violenza della società agiamo in maniera decisa e nonviolenta per ostacolare questo sistema che promuove la cultura dello stupro proprio in un contesto culturale.
DONNE CHE DIVENTANO SOLO VITTIME
Ieri, 28 marzo, Joy Omoragbon (49 anni) è stata uccisa da suo marito. Un altro femminicidio. Un altro caso in cui la vittima viene riconosciuta solo come tale, esattamente come Artemisia Gentileschi nella mostra al Palazzo Ducale. Non possiamo mai più permettere che questo accada: non siamo solo vittime! Siamo persone, con le loro vite, i loro talenti, le loro capacità e tantissime caratteristiche meravigliose per cui essere ricordate. Nessuna violenza passera mai più nel silenzio. Nessuna ombra gettata su di noi passerà mai più nel silenzio. Faremo scattare allarmi antincendio fino a quando non sarà chiaro che si tratta di un’emergenza.
BRUCIAMO TUTTO è un movimento di liberazione. Nasce dalla necessità di porre fine a un sistema patriarcale, che opprime, molesta, stupra e uccide le persone socializzate come donne. Il governo è inerme di fronte alla gravità della violenza che dilaga ogni giorno nel nostro Paese, nonostante la cronaca parli chiaro: dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, altre diciotto donne sono state vittime di femminicidi e le loro storie sono cadute nel silenzio. Ma questa è soltanto la punta dell’iceberg di un problema molto più grande: lo Stato non vuole riconoscere il bisogno di una profonda trasformazione culturale, che dovrebbe iniziare dall’istruzione e continuare con provvedimenti legislativi per assicurare alle persone socializzate come donne il diritto ad una vita libera e sicura.
REDDITO DI LIBERAZIONE- La nostra richiesta riguarda un miglioramento del già esistente reddito di libertà: un contributo di euro 400 pro capite su base mensile per un massimo di 12 mesi alle donne vittime di violenza seguite dai centri antiviolenza riconosciuti dalle regioni e dai servizi sociali. Questo contributo dovrebbe consentire e permettere l’autonomia e la fuoriuscita dalla violenza. In realtà però l’iter per ottenerlo è molto lungo e burocratizzato.
La nostra richiesta è di coinvolgere le vittime stesse, e psicolog3 e espert3 dai CAV nella formulazione di un reddito di liberazione più coerente con la realtà e i bisogni delle persone vittime di violenza. Utilizzeremo la disobbedienza civile nonviolenta per ottenere questa richiesta e per una profonda trasformazione culturale che abbatta ogni tipo di dominio sui vari livelli di intersezionalità. Non ci fermeremo nemmeno di fronte alle conseguenze legali in cui incorreremo a seguito di questa scelta.


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