Oggi a Genova 

Scolmatore del Bisagno, Toti dopo l’interdittiva al consorzio: «Chiederemo alle aziende non colpite di continuare»

Il presidente della Regione ha prefigurato tre scenari: il passaggio alle aziende del consorzio non colpite dall’interdittiva, senza stop dei lavori, il passaggio alla seconda o terza qualificata del bando (circa tre mesi di stop) o, in estrema ratio, una nuova gara. In questo caso i lavori non potrebbero ripartire per i tempi tecnici prima di fine anno, con 8 mesi di ritardo

«Questo cantiere un po’ sfortunato è già stato bloccato per un’interdittiva antimafia che poi è stata a sua volta annullata, che oggi il Consiglio di Stato ha rivivificato con una sentenza – ha detto il presidente della Regione Liguria e Commissario Giovanni Titi -. Siccome c’è pendente il 20 di questo mese un’ulteriore udienza di riabilitazione giudiziaria per il Consorzio, stiamo ancora verificando con l’Avvocatura dello Stato, anche se vi devo dire che secondo una prima pronuncia per le vie brevi la sentenza del Consiglio di Stato sarebbe insuperabile e definitiva, come è logico che sia. Allora, noi cosa stiamo facendo? Stiamo preparando un atto, anche nella consapevolezza dell’importanza di questo cantiere, che oggi ha una variante approvata e una talpa in arrivo nelle prossime settimane dalla Cina per attuare appunto la variante di scavo, dalla Sciorba alla Foce, della galleria che dovrebbe consentire di recuperare i tempi perduti».

«Stiamo convocando le imprese del consorzio – ha detto Toti -. Se l’avvocatura dello Stato ci lo confermerà l’inappellabilità dell’interdittiva antimafia e pertanto il consorzio dovrà uscire dal cantiere, le altre imprese potrebbero continuare e subentrare all’opera del consorzio, avendo partecipato con il consorzio alla gara e avendola vinta. Ovviamente devono avere le certificazioni a posto, devono essere in grado di farlo, devono avere un piano finanziario che garantisce ovviamente la stabilità dell’opera, devono avere le capacità tecniche, e questa è una cosa che valuteremo con la struttura commissariale. Devono avere, ovviamente, la volontà di proseguire al posto del consorzio perché non possono essere obbligate né sono tenute a farlo se non in via negoziale, perché il vincitore era il Consorzio Research che è, come detto, fuori dai giochi».


«Nel frattempo, questa interlocuzione durerà all’incirca 15 giorni – ha proseguito il presidente-commissario -. Potrebbe durare anche banalmente un giorno, se si siedono al tavolo e dicono “non vogliamo proseguire l’opera senza il consorzio, non siamo in grado, non abbiamo le certificazioni per farlo”, finirà immediatamente il tema. Se invece le imprese decideranno di surrogare l’opera del Consorzio, a quel punto, nel giro di 15 giorni al massimo, con la struttura commissariale, faremo in modo che possano subentrare, se ve ne sono tutte le caratteristiche e abbiamo la e abbiamo la certezza che vi sia solidità finanziaria, capacità tecnica e tutto quello che occorre per portare a termine l’opera. In questo caso, fino al giorno in cui questa interlocuzione non sarà finita, il cantiere continuerà ad operare per evitare uno stop di un cantiere che ha anche una sua urgenza da un punto di vista della sicurezza della città e comunque per una durata non superiore ai 15 giorni. Se le imprese, eliminato il consorzio, proseguiranno in continuità, direi che è “nulla a questio”: il cantiere va avanti, subentrano nelle obbligazioni e nei doveri, nei diritti del consorzio, avranno loro in carico ovviamente il montaggio della talpa, lo scavo della galleria e la fine dei lavori. Se le imprese, vuoi per mancanza di volontà loro, vuoi per impossibilità tecnica proseguire, dovessero evidentemente rinunciare a quest’opzione o non essere in grado di sottoscriverla, a quel punto, necessariamente, il cantiere subirà uno stop. Usciranno dal cantiere e la struttura commissariale avvierà il dialogo con la seconda e la terza risultante nella graduatoria della gara che fu fatta all’epoca per conoscere le intenzioni di subentrare e le capacità tecniche di subentrare. Ovviamente è passato del tempo e quindi occorrerà verificare lo stato delle imprese che sono arrivate seconda e terza. Come sapete la seconda è una controllata del gruppo WeBuild. Se invece questo non sarà possibile, dovremo procedere a un’ulteriore gara per l’affidamento di quel che resta del tunnel da scavare ovviamente con una serie di delicatezze come mettere in sicurezza la talpa fatta ad hoc. Sarà a carico ovviamente della struttura commissariale fare in modo che poi in qualche modo venga dirottata sulle nuove imprese appaltatrici. Questo è quello che verosimilmente metteremo in campo nella giornata di domani non appena con l’avvocatura dello Stato saranno limati i documenti per la struttura commissariale: la convocazione delle imprese mandanti per chiedere se intendono subentrare al contratto in essere del Consorzio Research, la preliminare verifica sull’eventuale riabilitazione giudiziaria pendente nel caso in cui dovesse sospendere la sentenza del Consiglio di Stato – cosa su cui facciamo francamente poco conto noi e anche l’ Avvocatura dello Stato – l’avvio del dialogo con le imprese superstiti per capire se sono nelle condizioni e hanno la volontà di proseguire. Vediamo sotto quale forma, servirà un atto, un protocollo, un decreto del commissario per prolunga il cantiere al solo fine di iniziare questa interlocuzione, di portarla al termine. Da qui, il primo bivio. O si va avanti (senza l’interruzione dei lavori, quindi n. d. r.) o si dovrà chiudere il cantiere e da lì il secondo bivio: potrebbe esserci affidamento diretto ad una delle aziende partecipanti alla gara precedente oppure una nuova gara. Questa è più o meno la costruzione di quello che accadrà nelle prossime due settimane al cantiere del Bisagno».

«Per domani abbiamo ovviamente convocato i sindacati – ha aggiunto Toti -. Sia nel subentro delle imprese mandanti, sia nel subentro delle eventuali altre partecipanti alla gara, sia ovviamente in caso di gara europea ci saranno le clausole sociali, il passaggio di tutte le obbligazioni, le garanzie per i lavoratori come si fa sempre in questo caso nei subentri d’appalto tra un’azienda e un’altra. Non sfugge che al netto del quadro giuridico, che è piuttosto chiaro dal punto di vista delle garanzie, in un mondo dove ogni operaio è prezioso, ogni muratore è prezioso, i lavori in cava non sono esattamente una specialità diffusa in Italia, è ovvio che chiudere il cantiere e riaprirlo potrebbe comportare non un sacrificio della manodopera, che certamente non resterebbe inoccupata, ma la difficoltà di ritrovare un cantiere che comunque oggi dava da lavorare ad alcune decine di persone che sono specializzate e se dovesse saltare quell’appalto magari troverebbero anche nella stessa Liguria altro da fare in tempi molto brevi e quindi chi poi dovesse subentrare l’appalto di qua a qualche mese dovrebbe ricostituire una forza lavoro specializzata in grado di utilizzare quella talpa, in grado di scavare con le mine in galleria e quant’altro. La talpa che è costruita è in viaggio a quanto ci risulta. Se subentrano le imprese mandanti, che sono le due supestiti dall’interdittiva, ovviamente il contratto del Consorzio Research col rimontaggio della talpa andrà alle imprese. Se dovessimo subentrare con la seconda dei classificati, vedremo se se la accollerà direttamente in un tempo ragionevolmente breve. Nel caso in cui le cose si facessero più lunghe la struttura commissariale salderà la talpa e se la porterà a casa per poi inserirla nella gara successiva come strumento di lavoro.

«In questi 15 giorni e per un massimo di 15 giorni – ha detto, ancora, il presidente-commissario – il cantiere va avanti. Nel senso che noi convocheremo domattina le imprese. Se vengono a sedersi le due imprese e ci dicono, “signori, noi non abbiamo le certificazioni di scavo in galleria, non abbiamo il polmone finanziario per un’opera da 200 ed oltre milioni, da soli non ce la sentiamo di accollarci questa obbligazione, è chiaro che nelle ore immediatamente successive io dovrei firmare la chiusura del cantiere. Poi ci saranno ancora alcune settimane di lavoro perché non si ferma un cantiere di quella dimensione in un’ora. Nel caso in cui le due aziende non colpite dall’interdittiva decidessero di andare avanti, prendendosi in carico i diritti e i doveri del consorzio colpito da interdittiva, non cambierà nulla, è sarà come se non fosse successo niente, si andrebbe avanti dritti. Nel caso in cui si sfilassero e si andasse ad un accordo con la seconda o la terza classificata della vecchia gara, suppongo che in un trimestre più o meno di lavori, si riescano a passare le consegne. Se anche la seconda e la terza classificata, mutate le condizioni di mercato, di situazione aziendale, non fossero interessate all’opzione di intervenire nei lavori, allora bisognerebbe ricostruire un bando di gara tenuto conto dell’accessibilità del contratto della talpa, dei lavori già pagati prima, dei lavori rimasti. Diciamo che ci vorranno alcune settimane per costruire il nuovo bando di gara e poi un minimo di sei mesi per affidarlo. Probabilmente saremmo in grado di ripartire, nella peggiore dell’ipotesi, entro la fine dell’anno».

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