Omicidio Scagni, il pubblico ministero chiede l’ergastolo per Alberto

Il 29 settembre 2023 segnerà una data cruciale nel caso di Alberto Scagni, il 43enne accusato dell’omicidio di sua sorella Alice, avvenuto il 1º maggio scorso, sotto casa della donna, a Quinto. Un efferato femminicidio avvenuto, come tanti altri, nell’ambito familiare

La Procura, rappresentata dalla Pubblico Ministero Paola Crispo, ha richiesto l’ergastolo per Alberto Scagni. La motivazione di questa richiesta si basa sull’estrema crudeltà e premeditazione con cui il crimine è stato perpetrato. Secondo le indagini, Alberto avrebbe aspettato sua sorella per oltre due ore, prima di scagliarsi violentemente contro di lei, infliggendole oltre venti coltellate. L’orrore di questo atto ha portato la Procura a chiedere una pena esemplare, la più pesante.

Uno degli aspetti più dibattuti durante il processo è stato lo stato mentale di Alberto Scagni al momento dell’omicidio. Mentre la Procura sostiene che era pienamente capace di intendere e volere, la difesa ha presentato una versione diversa. Il perito nominato dal giudice per le indagini preliminari, Elvezio Pirfo, ha suggerito che Alberto potrebbe essere semi infermo di mente, ma ancora in grado di essere giudicato. Tuttavia, i genitori della vittima, che sono stati profondamente coinvolti in questo drammatico caso, insistono sul fatto che Alberto era completamente incapace di intendere e volere al momento dell’omicidio.
Questa divergenza di opinioni ha scatenato tensioni tra i genitori di Alice e il marito di quest’ultima, Gianluca Calzoni. Il legale dell’uomo ha sostenuto che i genitori perseguirebbero una strategia volta a ottenere una dichiarazione di non imputabilità per Alberto.
Graziano Scagni, il padre di Alice e Alberto, è stato allontanato dall’aula per le sue urla. L’uomo ha dato in escandescenze proprio a seguito di quanto detto in aula dall’avvocato del marito della vittima, Andrea Vernazza. Il legale, che ha chiesto per il suo assistito una provvisionale di oltre un milione di euro, ha sostenuto che i genitori di vittima e assassino avevano tentato di costituirsi parte civile «per aiutare il figlio a non essere punito». Il padre di Scagni, a quel punto, ha dato in escandescenze gridando di non aver mai chiesto l’assoluzione, ma «una giusta pena». Vista l’inutilità di richiamare l’uomo a un comportamento consono, massimo Cusatti, presidente della Corte, lo ha fatto allontanare.
Con l’udienza fissata per il 28 settembre, la difesa di Alberto Scagni avrà l’opportunità di presentare le sue conclusioni finali. Il giorno successivo, il 29 settembre, è prevista la pronuncia della sentenza, un momento che sarà atteso con ansia dalla famiglia di Alice, dagli avvocati delle parti coinvolte e dall’intera comunità genovese.


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