Oggi a Genova 

Capra sbranata sulle alture di Nervi, lupi o cani inselvatichiti? Ora gli abitanti hanno paura

Gli abitanti dicono che sarebbe opera di un branco di lupi e che quella capra era l’ultima rimasta a un pastore a cui, una dopo l’altra sono state sbranate tutte. Sono terrorizzati, anche se è provato che il lupo evita l’uomo più di quanto l’uomo eviti lui. Non è detto, però, che si tratti dell’opera di un lupo: a sbranare l’ungulato potrebbe essere stato un branco di cani inselvatichiti

Il video è crudo: mostra il povero animale letteralmente eviscerato. È evidente l’attacco di animali selvatici che lo hanno attaccato per cibarsene: è così che funziona la natura, predatori e predati. Gli abitanti, però, hanno paura che vengano attaccati i loro cani o di essere loro stessi aggrediti.

Sui gruppi di quartiere c’è chi lancia l’allarme, chi posta video e chi posta foto. Qualcuno posta la foto di quello che sembra un lupo scatta sul Monte Fasce. Da lì, spiega, gli animali potrebbero essere scesi a valle per cercare cibo.

Pur dovendosi considerare il lupo come un animale selvatico dal quale è dunque opportuno mantenersi a distanza, di norma esso, animale schivo ed elusivo di per sé, non attacca l’uomo, non lo riconosce come possibile preda, bensì come una minaccia da cui allontanarsi velocemente.

La diffidenza dell’uomo nei confronti del lupo è atavica, accresciuta da leggende e favole dove in realtà il lupo è usato come metafora dell’uomo cattivo, malvagio, per far capire ai più piccoli che non bisogna dare retta agli sconosciuti: la favola di Cappuccetto Rosso, dove il lupo è “umanizzato” tanto da attribuirgli la capacità di travestirsi da nonna, è un caso emblematico. Una delle reazioni più comuni nelle regioni in cui il ritorno del lupo è recente è la paura: la preoccupazione di essere attaccati, di non poter più godere della tranquillità dei boschi, e di non poter lasciare i bambini da soli per prendere l’autobus, per timore che possano essere aggrediti da lupi affamati.

In Europa, il lupo non è considerato una minaccia per l’uomo; anzi, tendenzialmente, il lupo cerca di evitare l’interazione con gli esseri umani, come dimostrato anche da uno studio recente condotto su lupi dotati di radiocollari in Svezia. Nel caso di un avvistamento diretto, è importante adottare un approccio adeguato per non disturbare l’animale, come è generalmente raccomandato per tutta la fauna selvatica. Poiché si tratta di un animale selvatico, è fondamentale trattarlo con rispetto; ad esempio, in presenza di lupi che si stanno alimentando, è opportuno allontanarsi, così come bisogna fare davanti a una cucciolata. Inoltre, è essenziale evitare di avvicinarsi a un lupo ferito o in difficoltà che non può fuggire; in tali circostanze, è consigliabile contattare immediatamente le autorità competenti del territorio (ASL, Carabinieri Forestali, Parchi Naturali, Polizia Provinciale). Un altro principio cruciale è non alimentare mai la fauna selvatica, per evitare qualsiasi forma di abituazione che potrebbe portare gli animali a perdere la loro timidezza e diventare potenzialmente pericolosi per gli esseri umani, come accaduto nel caso del lupo di Otranto, avvenuto nel 2020. Si tratta dell’unico caso conosciuto recente di attacco all’uomo da parte di un lupo. Ma quel lupo, che pure in quel momento era libero, era stato cresciuto in cattività: era abituato all’uomo al contrario dei suoi simili.

Il lupo non considera gli esseri umani come prede. La sua dieta è influenzata dalla disponibilità e dalla accessibilità delle prede presenti sul territorio: principalmente, il lupo si nutre soprattutto di ungulati selvatici, con particolare predilezione per cervi, caprioli, camosci e cinghiali. Il lupo è cauto nei confronti degli esseri umani, considerandoli potenziali minacce, e, quando possibile, evita gli incontri.

Ma è stata davvero opera di un lupo? Cosa sono i cani inselvatichiti?

Non è detto, però, che per quanto riguarda il caso di via Mulinetti di Nervi si tratti davvero di lupi. I cani vaganti, cani randagi e cani inselvatichiti entrano in competizione con il lupo per le risorse alimentari e costituiscono un grave pericolo sia per motivi sanitari sia per il rischio di ibridazione e accentuano il conflitto con gli allevatori per i danni al bestiame provocati ed attribuiti ai lupi.

Parlando di cani selvatici, è essenziale fare una chiara distinzione tra cani randagi e cani selvaticizzati. I primi sono cani che vivono in uno stato di libertà, senza essere sottoposti al controllo di un padrone, spesso formando piccoli gruppi, ma in generale mantengono una sorta di relazione di dipendenza dagli esseri umani. Questi cani sono stati abbandonati in passato, ma hanno avuto qualche interazione con l’uomo durante la loro vita. I discendenti a partire dalla seconda o terza generazione dei cani vaganti sono noti come cani selvaticizzati. I cosiddetti “cani vaganti” si moltiplicano e, generazione dopo generazione, diventano sempre più selvatici: non hanno più alcuna dipendenza, né alimentare né affettiva. La selezione naturale fa sì che sopravvivano solo i più forti e feroci. È proprio per questo motivo che quando ci troviamo di fronte a gruppi di cani selvaticizzati, possiamo avere l’impressione di affrontare una banda di lupi anziché cani vaganti. Questi animali hanno quasi completamente perso ogni legame con l’uomo e non mostrano timore verso gli esseri umani (nei confronti del quale, invece, il lupo è diffidente) e possono essere considerati simili ad altri predatori selvatici. Di conseguenza, rappresentano un potenziale rischio maggiore per la sicurezza.

In Liguria non esistono predatori naturali che possano tenere a bada questi cani ed è inevitabile che essi assumano un ruolo predominante nella catena alimentare. Col passare del tempo, i cani selvaticizzati stanno gradualmente riempiendo il vuoto ecologico che un tempo era occupato dai lupi, oggi ridotti purtroppo a un numero esiguo di esemplari selvatici.

Il cane e il lupo condividono la stessa categoria tassonomica (Canis lupus) e, quindi, sono capaci di incrociarsi producendo una discendenza in grado di riprodursi. Questo caso riguarda i cani ibridi e, sotto l’aspetto della tutela dei lupi, costituiscono un problema di notevole entità. La situazione è critica poiché animali che superficialmente assomigliano ai lupi per caratteristiche come la forma del cranio, il muso slanciato, gli occhi a mandorla e le striature scure sulle zampe anteriori, potrebbero, tramite analisi del loro DNA, rivelare la presenza di geni canini.

In ogni caso, è vietato uccidere sia i lupi (nonostante le pressioni di certi gruppi di cacciatori per aprire la caccia all’animale protetto) sia ai cani inselvatichiti.

Di appena qualche mese fa è la polemica su prima un’interpellanza a firma della capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, e discussa in senato dal deputato Stefano Vaccari che ha chiesto ai ministri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Ambiente «quali misure si intenda adottare per arrivare all’eradicazione dei cani inselvatichiti».

«È davvero sorprendente – aveva affermato Enpa – che gli onorevoli del Pd non sappiano dell’esistenza di una legge, la 281/91, finalizzata proprio alla prevenzione del randagismo. E che tale legge tutela gli animali d’affezione, vietando di uccidere ovvero “eradicare” i cani, randagi o inselvatichiti che siano. È curioso notare come il testo dell’interpellanza sia apparso sulla pagina ufficiale di una associazione di caccia, ancor prima di essere pubblicata dalla Camera dei Deputati, una procedura decisamente anomala che suscita molti punti interrogativi».

Sui post Facebook del “caso Molinetti di Nervi” che denuncia quanto accaduto alla povera capra sbranata, alcuni lamentano i danni agli allevatori, ma la legge dice «Al fine di tutelare il patrimonio zootecnico le regioni indennizzano gli imprenditori agricoli per le perdite di capi di bestiame causate da cani randagi o inselvatichiti, accertate dal servizio veterinario dell’unità sanitaria locale». Insomma, non vengono risarciti solo i danni causati dai lupi, ma anche quelli causati da cani.

È possibile convivere con la presenza dei lupi? È interessante un documento di Ispra e Regione Emilia Romagna che parla dei metodi prevenzione e delle «Strategie di convivenza e gestione dei conflitti modalità di dissuasione ed allontanamento del predatore che sono già state utilizzate con successo sul territorio nazionale, ad esempio in Toscana nella zona del Mugello, sulle Alpi ed anche in Emilia-Romagna, in Provincia di Bologna. In Provincia di Firenze (Mugello)». Qui il link

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