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La Regione non chiede la Via per la funivia di Forte Begato, i “rossoverdi”: «I controlli non sono una perdita di tempo»

“Troviamo grave che la Regione abbia deciso di non richiedere la Via, la valutazione di impatto ambientale, per il progetto della funivia di Forte Begato. I controlli non sono una perdita di tempo né un ostacolo al ‘modello Genova’ tanto caro a Toti e Bucci: sono misure fondamentali a tutela dei cittadini e del territorio». Questo, in estrema sintesi, il parere dei politici ‘rossoverdi’ genovesi, dopo la decisione di Regione Liguria di non prevedere la Via per il progetto della funivia che andrà a collegare la Stazione Marittima con il Forte Begato a Genova

“Se per opere di maggiore impatto viene richiesta la Via non si capisce come sia possibile che non venga fatta per la funivia, dove i piloni inseriti nel tessuto urbano saranno alti oltre i 65 metri di altezza – sottolineano la consigliera regionale della Lista Sansa Selena Candia e la consigliera municipale ‘rossoverde’ del Centro Est, Francesca Coppola -. Inoltre nella relazione di risposta vi è scritto testualmente: ‘non incide su aspetti ambientali e non prefigura impatti negativi significativi sull’ambiente, fermo restando il rispetto delle condizioni ambientali’. Una dichiarazione controsenso: esistono o non esistono condizioni ambientali a rischio? Sembra che si voglia nascondere tutto sotto il tappeto, per velocizzare, per fare”. “Con il ‘modello Genova’ tanto caro a Bucci e Toti si è costruito un ponte dove già prima vi era un altro ponte – aggiungono Candia e Coppola -. Lo stesso modello accelerato dove non si dà importanza ai controlli non può essere utilizzato anche per una nuova funivia che passerà sopra le case di un quartiere densamente popolato”.

Dello stesso avviso di Selena Candia e Francesca Coppola, anche il capogruppo di Linea Condivisa in Regione, Gianni Pastorino e il capogruppo comunale ‘rossoverde’ Filippo Bruzzone. “Ancora una volta la Regione non si smentisce – affermano i due – e decide che un’opera ‘monumentale’ decisa da questo Comune non viene assoggettata a valutazione di impatto ambientale, con delle motivazioni veramente risibili in quanto il progetto non incide su aspetti ambientali e non prefigura miglioramenti per l’ambiente”. “Evidentemente la delibera che ha deciso ciò, ha un’idea dell’ambiente piuttosto limitata – dicono Pastorino e Bruzzone – perché quando dei piloni di cemento armato investono un quartiere, arrivano fino a una zona verde boschiva e si stagliano sullo skyline dell’area circostante, non ci sembra esattamente si possa parlare di un’operazione ad impatto zero… e comunque si tratta di un altro favore tecnico ai costruttori che trovano nel duo Bucci/Toti i loro migliori sostenitori”.

Per Ferruccio Sansa, capogruppo regionale dell’omonima lista in Consiglio regionale, la decisione sulla Via evidenzierebbe un problema di fondo su come vengono visti i controlli dalle amministrazioni regionali e comunali di centrodestra. “I controlli a volte sembrano opprimenti ma esistono per tutelare i cittadini, l’ambiente e per spendere al meglio i soldi pubblici – sottolinea Sansa – Servono perché sia rispettato un percorso di partecipazione e non il pensiero di una persona sola. Servono perché si facciano gli interessi pubblici e non soltanto dei privati. Il ‘modello Genova’ di Bucci è sempre lo stesso: cemento e asfalto più che idee”.

“Da 40 anni la Via è universalmente considerata lo strumento privilegiato per consentire scelte ottimali dal punto di vista ambientale e socioeconomico – aggiunge la presidente di Linea Condivisa, Rossella D’Acqui -. Parlare di sostenibilità e considerare la Via una perdita di tempo la dice lunga sul significato che Bucci dà alla sostenibilità. Pensare che un territorio fragile come quello genovese possa essere oggetto di progetti così indifferenti al territorio è preoccupante per il futuro della nostra città”.

Simona Simonetti, co-portavoce regionale di Europa Verde pone infine l’attenzione sulla prevenzione degli effetti negativi legati alla realizzazione dei progetti come la funivia di Forte Begato. “La migliore politica ambientale consiste nel prevenire gli effetti negativi legati alla realizzazione dei progetti anziché combatterne successivamente gli effetti – evidenzia Simonetti -. Per la Funivia di Forte Begato la Via non si farà. Il Comune e i costruttori esprimono la loro soddisfazione per un risparmio di tempo stimato in sei mesi. L’opera se realizzata durerà almeno 100 anni, in altre parole si rinuncia alla prevenzione per anticipare dello 0,5% il funzionamento della funivia. Una scelta irresponsabile per qualsiasi opera a forte impatto. Ancora più irricevibile per una città che ha subito il crollo del ponte Morandi. Risparmiare tempo comprimendo la prevenzione non è un risultato è una resa”.

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