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Il quadro sequestrato per problemi di esportazione e proprietà torna in esposizione a Palazzo Ducale alla mostra “Rubens a Genova”

Dopo il sequestro del “Cristo risorto appare alla Madre” (recentemente attribuito in parte al pittore fiammingo Pietro Paolo Rubens e in parte alla sua scuola) da parte della Procura della Repubblica sulla base delle indagini dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, il dipinto torna in mostra in sicurezza. Il direttore della Serena Bertolucci: «Un risultato possibile grazie alla grande collaborazione della Procura e dei Carabinieri della Tutela del Patrimonio»

Grazie alla collaborazione ed alla disponibilità della Procura di Genova e dei Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio culturale, il quadro Cristo risorto appare alla madre di Rubens e bottega, sequestrato nei giorni scorsi, a seguito degli esiti di una indagine riguardante le vicende proprietarie dell’opera e non la sua autenticità, torna ad essere parte del percorso espositivo della mostra Rubens a Genova in corso al Palazzo Ducale di Genova.

Per rispettare le disposizioni conseguenti al sequestro è stata ideata una modalità molto particolare di visione e fruizione dell’opera: un quadro nel quadro che permetterà di godere dell’opera ancora per un mese, fino alla chiusura della esposizione.

«Si tratta di un’operazione eccezionale – dice Serena Bertolucci, direttore di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura – che consente di condividere ancora per qualche tempo un dipinto che, dal punto di vista storico-artistico, ha una storia davvero interessante da raccontare. È anche una bella giornata di collaborazione, di rete e di grande soddisfazione per la nostra Fondazione che ha visto accolta dalle autorità una proposta innovativa e coraggiosa».

«Sono profondamente grato alla magistratura e ai Carabinieri per averci accordato la possibilità di esporre nuovamente il dipinto consentendoci di continuare a svolgere la nostra attività di divulgazione e di accessibilità del patrimonio storico-artistico, afferma Giuseppe Costa, presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura. Un’opportunità importante per i genovesi ma anche per i moltissimi turisti italiani e stranieri che hanno scelto la Genova e la Liguria per queste vacanze».

«Questa restituzione al pubblico – sottolinea Anna Orlando, curatrice della mostra insieme a Nils Büttner – è come se fosse il ritorno di un altro grande ritorno: uno degli obiettivi della mostra era far rientrare a casa il maggior numero possibile di opere di Rubens dipinte per i genovesi o conservate per secoli nei suoi palazzi. Siamo felici che le nostre ricerche e il nostro studio possano ancora una volta essere al servizio della città e di tutti i visitatori».

“Siamo molto soddisfatti per il ritorno alla mostra di Rubens, allestita a Palazzo Ducale, del ‘Cristo risorto appare alla madre’. La decisione, frutto dell’ottima collaborazione tra Procura di Genova, Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e Direzione della Fondazione Palazzo Ducale, consentirà ai numerosi visitatori della mostra di ammirare, in tutta la sua bellezza, una tela di grande interesse studiata dai massimi esperti di Rubens che, nei secoli passati, si trovava proprio in un palazzo genovese e la mostra lo riporta in città, come fa con altri capolavori che Rubens ha dipinto per i genovesi nel suo soggiorno italiano. È la prima volta che un quadro posto sotto sequestro dalla magistratura viene restituito alla pubblica fruizione: una notizia bella e importante che dimostra come, anche in Italia, si possa conciliare il regolare corso della giustizia con la tutela di un grande evento culturale e di chi paga un biglietto per potervi assistere. Attendiamo infine che si faccia piena luce e chiarezza sulla vicenda, confidando come sempre nell’operato dei giudici”. Così il presidente e assessore alla Cultura di Regione Liguria, Giovanni Toti, dopo la notizia del rientro a Palazzo Ducale del dipinto di Rubens sequestrato dai carabinieri del nucleo Tutela patrimonio culturale della Liguria su disposizione della Procura di Genova.

“La collezione di opere di Rubens in mostra al Ducale sta riscuotendo un enorme successo di pubblico, con decine di migliaia di turisti stregati dal talento del grande protagonista del Barocco europeo che inventa a Genova, tanto da rendere necessaria la proroga dell’esposizione fino al 5 febbraio. Ma il nostro impegno per Rubens va ancora oltre. Infatti, tra gli oltre 80 milioni di euro stanziati nel 2022 per la cultura tra Fondo Strategico Regionale e risorse del PNRR, Regione Liguria finanzierà con 30.000 euro il restauro della ‘Circoncisione di Gesù’, realizzata da Rubens nel 1605 per l’altare maggiore della Chiesa del Gesù in piazza Matteotti a Genova. L’ennesima, concreta testimonianza del nostro impegno per la valorizzazione del patrimonio culturale di tutto il territorio regionale che, nei prossimi anni, vedrà la messa a terra di un piano di interventi e di un quantitativo di risorse che non si erano mai visti e che ci aiuteranno a costruire un’offerta culturale sempre più sostenibile, diffusa e accessibile a tutti”, conclude Toti.

Due incontri per approfondire:

Il 12 gennaio alle ore 18, nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, Anna Orlando terrà la conferenza Tutti i misteri del cristo risorto e le … due MarieDall’atelier di Rubens a un palazzo nobiliare genovese, fino alle prime pagine dei giornali. Il dipinto presentato per la prima volta al pubblico in occasione della mostra di Genova, racconta una storia che mette alla prova storici dell’arte e restauratori. Anna Orlando racconta le vicende della scoperta, le ragioni dell’attribuzione a Rubens e i misteri della doppia figura di Maria celata per secoli.

L’incontro con la curatrice si svolgerà a distanza di qualche giorno dal già programmato appuntamento con Stefano Zuffi Tra Anversa e Amsterdam. Dialogo a distanza tra Rubens e Rembrandtlunedì 9 gennaio alle ore 18, Sala del Maggior Consiglio, organizzato nell’ambito del Network Genova per Rubensa cura dell’Associazione Amici dei Musei Liguri e di Palazzo Ducale.

Nel frattempo, da quando il sequestro ha portato indirettamente la mostra “Rubens a Genova” agli onori delle cronache, l’afflusso dei visitatori è aumentato e alle biglietterie si registrano spesso code. Facile immaginare che il ritorno in esposizione del la tela moltiplicherà ulteriormente gli accessi.

L’inchiesta

Le indagini dei Carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Eugenia Menichetti e dal procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio, puntano a ricostruire le vicende recenti del dipinto venduto dagli eredi della famiglia genovese dei Cambiaso e conservato nei secoli in diversi palazzi dei Rolli a loro appartenuti a Genova.

Il quadro era stato venduto nel 2012 per 350 mila euro, in parte in contanti e in parte in gioielli. Per l’esportazione i nuovi proprietari si erano rivolti attraverso gli intermediari all’ufficio della Soprintendenza di Pisa che ne aveva accettato sia l’attribuzione a un anonimo autore fiammingo sia il valore denunciato di 25mila euro, concedendo il nulla osta.

I due mercanti l’avevano fatta restaurare nel 2014, facendo emergere la seconda figura di donna e avevano fatto uscire il dipinto dichiarando falsamente, all’ufficio esportazione della Sovrintendenza di Pisa, che era di un anonimo autore fiammingo e che valeva 25 mila euro.

Sempre dallo stesso ufficio di Pisa, nel 2018, era stato rilasciato il nulla osta per un altro quadro ritenuto in seguito dallo stesso Ministero non esportabile. Si tratta de ” Il miracolo delle quaglie” di Jacopo Bassano che aveva poi ottenuto, sulla base del primo (quando era stata abbassata la valutazione da 120 a 70mila euro), anche il nulla osta per l’esportazione extra Ue ed era finito al Getty Museum di Los Angeles. Nella documentazione presentata dai proprietari pare mancassero le indicazioni di paternità, cronologia, provenienza, committenza, notizie storico-artistiche e altre caratteristiche.

Il Ministero aveva revocato l’autorizzazione quando il quadro era già negli Stati Uniti. La proprietà che aveva venduto al Getty si era opposta e il Ministero, nel novembre scorso, ha ottenuto ragione dal Tar del Lazio che nella sua sentenza scrive che la proprietà stessa, tramite l’intermediario incaricato, «avrebbe sottaciuto – si legge nella sentenza – elementi determinanti nell’esatta identificazione dell’opera d’arte da esportare – presentata in pessimo stato di conservazione – quali il “titolo” nonché la relativa provenienza».

L’ufficio di Pisa è stato chiuso dal ministero dei Beni culturali nel 2019 per almeno 3 nulla osta “sospetti”. Secondo gli acquirenti, gli intermediari che hanno venduto il quadro “genovese” potrebbero essersi rivolti proprio all’ufficio a Pisa perché in contatto con qualche dipendente compiacente. Dopo una serie di passaggi a società estere, create da un commercialista e dal figlio – anche loro indagati con gli intermediari – il quadro sarebbe stato infine prestato alla mostra “Rubens a Genova”, sempre secondo gli inquirenti «per certificarne la paternità di Rubens e aumentarne il valore».

Nei giorni scorsi il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi aveva contestato il sequestro che aveva definito «frutto di un errore» perché la sua «attribuzione a Rubens poggia su una opinione, garantita dall’articolo 21 della Costituzione, comunque discutibile». Il “suo” Ministero, però, aveva ritenuto discutibili le opinioni dell’ufficio attribuzioni di Pisa su cui si sono basati gli atti che hanno portato al via libera all’espatrio di diversi dipinti.

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