Facce de Zena 

Scompare Gigi Picetti, l’eclettico artista fuori dalle righe che ha speso la sua vita tra musica, teatro e sociale

Avrebbe compiuto 84 anni a febbraio. Aveva gestito diversi locali che hanno fatto la storia della vita notturna ante movida: la Bicocca negli anni ’50, l’associazione culturale La Panteca in piazza Santa Brigida negli anni ’80 e l’Ostaja de Banchi in vico de Negri, traversa di piazza Banchi tra i ’90 e i Duemila. Aveva fondato l’Archivolto con Mario Menini ed Eugenio Bonaccorsi. Era un personaggio mitico del centro storico per cui, nel 1991, aveva anche fondato un partito

Aveva rifuggito con certosina attenzione ogni vincolo matrimoniale, ma attorno a lui, negli anni, hanno gravitato belle giovani che conquistava con il suo fascino da genio incomprendibile per poi staccarsene come se nulla fosse stato. Non necessariamente simpatico, spesso pungente o, in alternativa, disinteressato a qualsiasi cosa gli si parasse davanti, innamorato di ogni genere di musica e di ogni forma di arte, Gigi Picetti ha rubato 83 anni e diversi mesi alla morte, perché, raccontava, alla nascita lo avevano dato per spacciato.

Racconta Roberto Quaglia, che con lui, molti anni fa, gestì un locale, che «Nel 1970 Gigi Picetti passeggia per l’urbe con un grosso registratore a tracolla ed un paio di voluminose cuffie sul capo, ascoltando jazz, ed i passanti lo guardano come fosse matto; ha precorso i tempi inventando per sé il walk-man vent’anni prima dei giapponesi» e che «Nel 1977 Gigi Picetti giracchia per Roma ed infiltrandosi in salotti si mescola a Zavattini, Moravia, Ruggero Orlando, Nicolini, Reim e Di Nola», E aggiunge che «Nel 1975 durante il suo periodo parigino, Gigi Picetti carpisce in extremis gli ultimi attimi di vita di esseri umani selezionati tra i più significativi del nostro secolo: Jean Paul Sartre, Simone de Bovoir, Joris Yven, Michel Foucault». Verità, leggenda o un po’ entrambe le cose, Questo è quanto raccontava Picetti.

Picetti fondò anche un partito, il Pcs, Partito del Centro Storico. Era il 1991. L’idea suscitò entusiasmo, coagulò quelli che sognavano e speravano nella riscossa della città vecchia, ma come aveva dato vita all’idea e aveva capito che poteva funzionare, Picetti la lasciò prima decantare e poi morire. Detestava annoiarsi e rifuggiva le persone noiose e prevedibili.

Nel 1973 incontrò Dario Fo e recitò con lui per tre anni. Racconta, ancora, Quaglia: «Nel 1976 decide di chiamare Teatro dell’Archivolto un luogo strappato all’entropia, e lì propone, per la prima volta in città, la presenza di uno sconosciuto Benigni, e i films di un certo Fassbinder».

Alla Panteca dava spazio a musicisti veri, presunti e sedicenti. Tra questi anche Francesco Baccini che sarebbe poi approdato alla notorietà passando attraverso il jingle della pubblicità di uno yogurt.

All’Ostaja di Banchi incrociavano, invece, Chicco Sirianni e Max Manfredi, Beppe Gambetta e il figlio Filippo, ma anche interpreti dei genovesissimi. “trallalero”. E poi poeti, liberi pensatori, scacchisti, ubriaconi e altra varia umanità che in quegli anni popolava le notti genovesi, alcoliche solo per chi l’alcol lo reggeva, non ancora caciarone a tal punto da tenere svegli gli abitanti.

Quando, nel 2009, l’Ostaja di Banchi dovette chiudere e cessarono le serate oltre l’orario di apertura con più o meno amici e conoscenti, Picetti continuò fino al 2016 nella casa-laboratorio di vico superiore Del Ferro, il “Folk club Oltremare” fondato da Beppe Gambetta. Ma nel 2016 Arte, proprietaria dell’immobile, decise che era occupante abusivo. In tanti cercarono di aiutarlo, per trovargli un posto dove stare, lui che sempre aveva trovato un posto per fare esibire ogni artista, che per 60 anni aveva fatto dell’attività sociale un caposaldo della sua esistenza. Ci si mise d’impegno l’allora assessora comunale al Sociale Emanuela Fracassi e alla fine una soluzione si trovò. Cominciarono così gli ultimi anni di vita di Gigi Picetti, ormai figura mitologica del centro storico che è stato e che, come lui, non sarà più.

In copertina: foto GenovaQuotidiana. Tutti i diritti riservati.

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