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Botte, insulti, minacce alla madre novantenne. Sessantaduenne finisce in carcere grazie alle indagini della Polizia locale

I particolari sono agghiaccianti: calci, pugni, cinghiate, sale sulle ferite e minacce terribili: «Ti elimino, ti prendo, ti stacco la testa dal collo, ti decapito e quando arrivano vomitano dalla paura», gridava il figlio alla madre. Tutto quello che è successo nel corso delle ultime settimane è stato documentato del reparto Giudiziaria della Polizia locale che ha ottenuto dal magistrato la custodia cautelare con una serie di prove schiaccianti. La povera anziana è stata finalmente sottratta a una vita di terrore e di violenza

Custodia cautelare in carcere per un sessantaduenne. L’indagine della polizia locale ha portato ad accertare e documentare che «con frequenza quotidiana e talvolta in più occasioni nella medesima giornata, per i più futili motivi, maltrattava l’anziana madre di novant’anni urlandole ripetutamente, rimproverandola senza motivo, schernendola, offendendola, insultandola, minacciandola di morte, lanciandole oggetti e percuotendola».

La povera donna era terrorizzata e piangeva continuamente per la vita umiliante che era costretta a vivere in così tarda età. Gli insulti erano all’ordine del giorno: «L’uomo abita al piano superiore rispetto alla madre, nel quartiere del Cep, nel ponente genovese. Nell’ottobre scorso la donna era stata costretta a uscire sul balcone per chiedere aiuto dopo che il figlio, con un calcio alla tibia e un pugno all’arcata sopracciliare destra, l’aveva massacrata. La donna era stata trasportata all’ospedale di Voltri dove i medici hanno emesso una prognosi di 30 giorni. Pochi giorni dopo l’uomo ha colpito l’anziana mamma di nuovo all’arcata sopracciliare destra procurandogli un taglio e la fuoriuscita di sangue.

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La povera anziana, in quell’occasione, era scesa in strada per chiedere aiuto. Era intervenuta la Polizia di Stato. I medici del pronto soccorso del Villa Scassi avevano emesso una prognosi di cinque giorni per trauma cranico. Pochi giorni dopo, non soddisfatto del cibo preparato dalla madre per il pranzo, hai iniziato a insultarla pesantemente anche davanti agli uomini del reparto Giudiziaria della Polizia locale che erano nel frattempo intervenuti.

Tanti gli insulti con cui l’uomo avviliva la madre quotidianamente, insulti tanto più terribili perché profferiti da un figlio nei riguardi di una donna così anziana: «Sei una bestia», «Sei senza cervello», «Vecchiaccia putrida», Merdosa, suina di merda. Sei rimbambita, maledetta», «Oca rimbambita», «Parassita mentale». Tanti anche gli insulti a contenuto sessuale.

Agli insulti hanno fatto seguito le gravi minacce: «Ti elimino, ti prendo, ti stacco la testa dal collo, ti decapito e quando arrivano vomitano dalla paura»; «A te ti ammazzo qualche giorno! Ti ammazzo, giuro che ti ammazzo. Guarda che se mi alzo ti disfo e ti mando all’ospedale»; «Io faccio presto a usare il coltello e a tagliare, capito?». «A te ti staccherei la testa dal collo»; «Ti ammazzo qualche giorno mamma, ritirati e ritirati, sennò vado in carcere».

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L”anziana, al sopraggiungere della varie forze dell’Ordine in occasione dei vari interventi, spesso richiesti da testimoni o da persone che sentivano la donna piangere o gridare, terrorizzata dalle possibili reazioni dell’uomo, affermava di essersi fatta male da sola, pur ammettendo che le liti col figlio erano all’ordine del giorno. Lo giustificava persino, dicendo che le liti avvenivano perché lei aveva perso la memoria. Dal 2016 erano stati ben 7 gli accessi ai pronto soccorso dei vari ospedali cittadini per trauma cranico e per un dito rotto e in tutte le donne aveva dichiarato di essersi fatta male da sola. Lo hanno scoperto gli operatori della Polizia locale dopo essere intervenuti il 9 ottobre scorso in una delle tante occasioni in cui la gente della zona aveva chiesto aiuto per la donna che piangeva nel suo appartamento dopo le urla del figlio. Quel giorno la donna era finita al pronto soccorso e lì aveva detto che l’uomo le aveva fatto male «con un gesto involontario». La Polizia locale ha voluto vederci chiaro e ha cominciato una serie di servizi all’interno del caseggiato. Hanno capito così che l’odierno arrestato scendeva per cena dalla madre ogni sera e ogni giorno gridava e insultava la povera donna. Sono anche intervenuti quando hanno sentito dei colpi all’interno dell’appartamento e hanno capito che era necessario e urgente (anche alla luce del fatto che la donna non intendeva denunciare) mettere insieme le prove per incastrare il sessantaduenne. Hanno chiesto, così, al giudice l’autorizzazione a piazzare le telecamere ambientali e ad effettuare registrazioni audio, mettendo assieme tutto il materiale che ha portato alla custodia cautelare. In un’occasione, il figlio ha umiliato la madre per la sua perdita di memoria, l’ha afferrata per la maglia, l’ha costretta a sedersi e ha cominciato a prenderla a schiaffi. Il 16 novembre, quando la madre si era fatta male a una mano, le aveva tolto il cerotto per cospargere la ferita di sale.

Purtroppo il reato, come spiega bene il gip nel suo dispositivo, si configura solo dopo reiterate azioni vessatorie, lesioni. L’episodio singolo rientra in altre fattispecie come le lesioni le quali, se non superano i 40 giorni, sono procedibili solo a querela di parte di chi ha subito la violenza,

Il sessantaduenne, pregiudicato per resistenza a pubblico ufficiale, l’11 ottobre scorso, aveva già ricevuto l’Ammonimento del Questore, ma questo non era servito a fargli smettere violenze psicologiche e fisiche.

Numerosissimi i casi in cui la donna è stata aggredita con schiaffi con il lancio di una bomboletta di lacca sul viso, con pugni sulla tempia, con pestoni ai piedi doloranti, con cinghiate. Addirittura, l’uomo arrivava mettere del sale sulla ferita che la povera anziana aveva sulla mano per poi proseguire ancora con calci e colpi con un giornale mentre era seduta sulla poltrona. E ancora ceffoni. Gli episodi più recenti, avvenuti in un breve periodo sono almeno una decina, tutti documentati dalle immagini delle telecamere della polizia locale. La violenza dell’uomo era in continua escalation. Gli agenti hanno avuto il concreto timore che le minacce di morte dell’uomo potessero trasformarsi in fatti.

A quel punto e grazie al risultato delle indagini, la Polizia locale ha chiesto al ma al giudice per le indagini preliminari Milena Catalano ha emesso un’ordinanza di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, perché certo i domiciliari non erano possibili abitando la madre nello stesso edificio. I reati contestati sono quelli di maltrattamenti contro familiari, lesioni personali con l’aggravante dell’uso di oggetti atti a offendere e altre svariate aggravanti.

In copertina: foto di repertorio

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