diritti e sociale 

Manifestazioni in tutto il mondo per la libertà in Iran. A Genova in oltre 600. La folla canta “Bella ciao”

Da due settimane, dopo la morte della studentessa Masha Amini arrestata perché non indossava correttamente il velo. Ieri un’altra donna arrestata. Il paese mediorientale è scosso da proteste che vede protagonisti gli studenti: duecento persone arrestate dal regime. Proprio ieri, in tutto il mondo, un’onda di sdegno e di protesta in piazza, da Parigi al Canada, dagli Stati Uniti all’Australia. A Genova il corteo da Caricamento a piazza Matteotti

Tanti iraniani, moltissimi genovesi, centinaia di donne in piazza a Genova: tutti uniti contro l’ortodossia religiosa degli ayatollah che ieri, dopo la morte 22enne Mahsa Amini, ha visto un’altra donna che non portava il velo, Donya Rad, arrestata a Teheran, proprio mentre in 150 città in tutto il mondo si elevava la protesta per la libertà.

La donna è stata arrestata dopo che la sua foto, mentre pranzava al tavolo di un locale senza velo, è diventata virale. Le caffetterie come quella in cui è stata scattata la foto sono generalmente frequentate solo da uomini nel rigido paese islamico. La sorella di Donya ha detto alla Cnn che in una breve telefonata la donna arrestata le ha detto di essere stata arrestata nel reparto 209 della prigione di Evin, nella stessa capitale, dove sono detenuti molti prigionieri arrestati dalla “polizia morale” del regime.

Nella stessa comunità iraniana a Genova si vive in un regime di sospetto. I manifestanti temono che connazionali pro ayatollah li segnalino alle autorità iraniane e che queste possano decidere rappresaglie contro i parenti rimasti nel paese d’origine. Anche Arianna Viscogliosi, consigliera comunale di Vince Genova, ex assessore comunale alle pari opportunità, che si è tagliata i capelli in segno di solidarietà a Masha Amini durante una precedente manifestazione a De Ferrari, non ha taciuto che «Sicuramente il mio viso e la mia voce, il mio nome sono giunti agli uomini della polizia religiosa iraniana (la Gasht-e Ershad) e questo mi ha esposto a potenziali pericoli».

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Ha poi aggiunto: «Non ci si può tirare indietro davanti a questi abomini. Nessuno in Occidente si sta indignando, non ci sono manifestazioni, dichiarazioni dei vari capi di stato, mobilitazioni, sanzioni. Le giovani e i giovani dell’Iran saranno abbandonati al loro destino, come avvenne in Cina – ha detto -. In Occidente siamo bravissimi ad astenerci, quando non ci conviene. Io c’ho messo la faccia (e il cuore)». Il video del gesto dimostrativo di Viscogliosi è stato rilanciato anche dalla BBC in lingua araba.

Ieri sono stati tanti i genovesi a metterci la faccia insieme agli emigrati dal paese mediorientale a Genova. Con cartelli, bandiere dell’Iran e mascherine, indossate soprattutto dai manifestanti iraniani, forse proprio per celare parzialmente il volto. Tanti i cartelli in lingua araba, in Inglese e in Italiano. E bandiere iraniane. Non quelle dello Stato Islamico, ma quelle della Persia della dinastia Pahlavi, durata dal 1925 al 1979, quando la Rivoluzione iraniana depose l’ultimo scià, Mohammad Reza, mettendo fine alla millenaria tradizione monarchica del Paese.

A sinistra la bandiera della Persia degli scià, a destra quella dello Stato Islamico

Dal corteo arrivato in piazza Matteotti, dove hanno parlato iraniani e genovesi, si è alzato il coro: “Bella Ciao”. Contro la dittatura iraniana è Resistenza anche nella nostra città.

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