Oggi a Genova 

Genova Jeans si sovrappone alle date dei Rolli Days e sulla seconda edizione dell’evento è già polemica

Sotto il profilo della promozione turistica la sovrapposizione non ha alcun senso, lo sanno bene gli albergatori tra i quali il malcontento già serpeggia: perché riunire in un solo fine settimana due eventi così diversi che potrebbero, invece, richiamare visitatori in fine settimana differenti? La spiegazione, dicono i maligni alla luce del fiasco della prima edizione di Genova Jeans, può essere solo una: che si tenti di dragare verso l’evento i visitatori dei Rolli o, peggio, che ci si predisponga per fare fumo, all’occorrenza, attorno ai numeri dell’evento. E, a proposito di numeri, Gianni Crivello, ex consigliere comunale del passato ciclo amministrativo, aspetta ancora che gli vengano resi noti quelli, chiesti a suo tempo, sulla distribuzione delle consulenze e dei servizi della passata edizione

Due iniziative diverse nelle stesse date. Una storica, robusta, di grande interesse anche per i turisti perché sotto il “cappello” dell’Unesco. Potrebbe essere sfruttata di più e meglio, certo. Tutto si può fare meglio e sarebbe anche opportuno per non sprecare occasioni. Ma ha saputo reggere anche al Covid e certamente non può tornare, come era prima, un richiamo “di massa” perché la maggior parte dei palazzi è privata e si devono evitare problemi di sicurezza alle antiche dimore, come furti e danneggiamenti. Il numero chiuso è ineludibile, pena la perdita dell’adesione di tanti proprietari. Si possono, però fare cose differenti, spalmare le iniziative, usare il marchio 365 giorni l’anno, quello sì. Perché quello dei “Rolli Days” è già un marchio culturale riconosciuto, che va promosso decisamente meglio, fatto conoscere in Italia e all’estero come merita, ma realtà culturale concreta e già amatissima non solo dai genovesi.

Recentemente sulla pagina di Genova Jeans sono state cambiate le date dell’evento. Dal mese di settembre sono state spostate esattamente nel fine settimana dei Rolli Days. Non è un mistero per nessuno che, a fronte dell’enorme investimento e di un’idea di fondo valida, la passata edizione sia stata un fiasco su tutta la linea. Molte le critiche, ad esempio per l’esclusione di aziende genovesi del settore che nemmeno sono state contattate a fronte del coinvolgimento di aziende commerciali che non hanno mai venduto un paio di jeans nella loro storia; ad esempio perché il ritorno sulle prenotazioni alberghiere è stato prossimo allo zero; ad esempio perché nella “mostra” allestita nella Biblioteca Universitaria nell’ex Columbia c’era assai poco da vedere; ad esempio perché l’intero evento è stato, di fatto, uno spottone monomarca a un solo produttore; ad esempio perché sono stati poco coinvolti i municipi e quasi nulla le associazioni locali; ad esempio perché l’evento mai è stato promosso adeguatamente (da qui la mancata ricaduta su hotel e ristoranti); ad esempio perché le iniziative nel centro storico sono state di livello “festa paesana” invece di rappresentare una vera attrazione per la città vecchia; ad esempio perché sullo stesso territorio non è poi rimasto nulla. Ci fu polemica anche, soprattutto alla luce dell’ingente quantità di denaro pubblico destinato all’evento, sul reclutamento a compenso zero ai ragazzi che dovevano fare da steward alla manifestazione

Giova anche ricordare la mancata funzionalità del sito di riferimento in occasione della passata edizione, con tanto di traduzione in Inglese molto simile alla famosa modalità usata nel film “Totò, Peppino e la Malafemmena”, con Totò che si rivolge così al “ghisa” milanese a cui chiede informazioni: «Noio… volevam… volevàn savoir… l’indiriss…ja…». Battute a parte, la traduzione del sito è risultata di qualità “Google translate” con alcune gaffe che sarebbero risultate anche piuttosto divertenti se non fossero state una figuraccia per la città. Non benissimo per un evento che si propone come internazionale, insomma.

Tante le critiche piovute sulla manifestazione, tra le quali l’impiego di denari pubblici ritenuto eccessivo rispetto al ritorno e non solo dall’opposizione in consiglio comunale. Malumori ci furono anche nella maggioranza.

A proposito di questo, Gianni Crivello, ex consigliere comunale di minoranza del passato ciclo amministrativo, ricorda che pur avendo chiesto regolarmente e a suo tempo i dati sui quattrini pubblici distribuiti in consulenze per l’occasione, non ha mai ricevuto risposta se non un conto totale che non indica a chi siano andati i soldi e per quali servizi. Crivello si è anche rivolto al Prefetto per richiamare al rispetto delle norme sulla trasparenza e sull’accesso agli atti dell’Amministrazione. «Sta di fatto – dice – che quei dati non sono mai stati resi noti né a me né ai cittadini genovesi». Cominciare la seconda edizione con questa nebbia sull’assegnazione delle consulenze e dei servizi di quella passata non è un buon viatico per la popolarità dell’evento presso i cittadini. Sembra, tra l’altro, che l’investimento pubblico sarà ingentissimo anche quest’anno, c’è chi dice persino superiore a quello del 2021.

Ecco, tutto questo si va a sovrapporre ai Rolli Days, senza una ragione che possa essere diversa dal mettere le mani avanti per coprire un eventuale (e speriamo evitabile) nuovo fiasco dell’iniziativa. Ci auguriamo, ovviamente, che tutto sia stato cambiato rispetto alla prima edizione. Non sono cambiati gli organizzatori, ma siamo comunque confidenti che nessuno voglia presentarsi alla seconda edizione ripetendo gli errori della prima, perché questo rappresenterebbe la pietra tombale su una manifestazione che avrebbe un senso e un grande ritorno per Genova se affrontata diversamente rispetto al 2021. Sovrapporre l’evento a un altro – così diverso – di sicuro successo e prestigio, senza alcun senso secondo le logiche turistiche e di promozione, con la dispersione della promozione stessa su due eventi diversi nello stesso fine settimana, non ha molto senso, se il senso deve essere quello di far bene per la città. Certamente nel mondo della cultura genovese, come in quello dell’ospitalità alberghiera, serpeggia il malcontento per lo “scippo” delle date.

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