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La gara va deserta, Ance Liguria: «Sulla Diga di Genova un flop internazionale annunciato»

L’Associazione Nazionale Costruttori Edili: «La più grande infrastruttura inserita nel PNRR, un’opera mai tentata al mondo e al tempo stesso la chiave per il rilancio del porto di Genova e del sistema logistico Italia. Tutto in fumo? Lo avevamo detto»

È ufficiale: la gara per la prima tranche di lavori (900 milioni su un miliardo e 300 milioni) per la nuova diga del porto di Genova è andata deserta. Lo ufficializza, in serata, l’Autorità di Sistema Portuale: «In considerazione della mancata presentazione di offerte da parte dei soggetti prequalificati entro i termini previsti dalla procedura di affidamento dell’appalto relativo alla realizzazione della nuova Diga foranea di Genova, l’Autorità di Sistema Portuale intende proseguire sin da ora, nell’iter di affidamento con i soggetti interessati».

Ora l’Autorità Portuale valuta di accedere a un fondo ministeriale o ad altri finanziamenti statali per ottenere le risorse necessarie per coprire anche l’aumento dei prezzi delle materie prime e partirà subito con la procedura negoziata con i due soggetti che erano stati invitati alla gara e hanno dato forfait: il soggetto composto da WeBuild, Fincantieri, Fincosit e Sidra e il quello formato da Eteria (Gavio – Caltagirone), Rcm e Acciona.

Si sta valutando anche la rimodulazione della diga che potrebbe essere accorciata.

«Il presidente nazionale Ance, Federica Brancaccio, e il presidente dell’Associazione genovese, Giulio Musso, nella recente assemblea di Assagenti, avevano formalmente e pubblicamente invitato l’Autorità di sistema portuale a fermarsi prima che fosse troppo tardi e a valutare con attenzione il progetto della diga, a rischio tecnicamente, finanziariamente e operativamente» recita una nota dei costruttori Ance.

«La rinuncia delle due cordate di imprese che avrebbero dovuto partecipare alla gara per realizzare la più grande opera pubblica degli ultimi trent’anni, per un valore di oltre un miliardo – afferma Emanuele Ferraloro, Presidente di Ance Liguria – al di là dell’effetto devastante sulla credibilità anche internazionale di Genova e del suo porto, allunga ombre sulla fattibilità di gran parte delle opere inserite nel PNRR e sulla capacità dei soggetti pubblici di mettere a punto progetti tecnici credibili e affidabili. Non ci fa certo piacere aver lanciato per tempo tutti gli alert possibili, aver dovuto registrare le rituali e un po’ infastidite rassicurazioni dell’Autorità di sistema portuale, nonché le esultanze della politica per l’avvio della gara, ma il caso diga rischia di provocare un’onda d’urto devastante, con effetti drammatici sulla credibilità del sistema Italia».

«È possibile – afferma il Presidente di Ance Liguria – che solo la nostra Associazione si sia esposta pubblicamente per denunciare questo pericolo? È possibile che un’opera da oltre un miliardo venga gestita così, ci si è mai posti il problema dell’adeguatezza delle strutture tecniche alle dimensioni e all’impegno di una sfida di questa magnitudo? Quando passerà la sbornia da PNRR e si cercheranno, con pragmatismo, soluzioni ai reali problemi del sistema pubblico italiano? Quando si prenderà coscienza dell’unico vero problema italiano: la traduzione in fatti dei proclami, la trasformazione delle carte in opere?».

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