Comunali 2022 

Funivia e people mover, Bettanini: lezione di comunicazione (e di sostanza) alla destra e alla sinistra

La zuffa verbale scomposta a colpi di post social e comunicati stampa tra le due parti in causa, figlia dei tempi (le ultime due settimane di campagna elettorale per le Comunali) e di un livello di dibattito “politico” tra il bar sport e la tifoseria calcistica sta mettendo in luce il provincialismo della classe politica in corso e l’incapacità generalizzata di argomentare nel merito su temi complessi. Dalla prima repubblica (e da tutto quello che c’è stato dopo) spunta la voce di Tonino Bettanini, che di politica e di comunicazione ne sa più di un po’

Antonio “Tonino” Bettanini, oggi membro del Comitato permanente italiano per la Maison de l’Italie e consigliere per le relazioni e la comunicazione istituzionale presso il Consiglio di Stato e l’Accademia di Brera, oltre che candidato nella lista di Vince Genova, viene da lontano: dagli studi di filosofia, dalle docenze di sociologia del linguaggio e da una serie infinita di incarichi professionali nella comunicazione istituzionale. Fra i tanti, quelli di addetto stampa di Claudio Martelli (all’epoca vicepresidente del Consiglio) e di capo ufficio stampa del ministero di Grazia e Giustizia. Poi Funzione Pubblica, Affari esteri, Commissione Europea, Ministero di Università e Ricerca e Senato.

L’epistassi di pensieri “politici” in libertà farciti da slogan sul tema della funivia Lagaccio-Forti, il braccio di ferro verbale assai “spettinato” che dura da giorni, l’incontinenza assertiva priva di ragionamenti complessi e troppo spesso, da entrambe le parti, mirata alla “pancia del popolo” ormai diviso in due falangi elettorali anche sui social, deve avergli fatto venire la voglia di riportare il piano della discussione su livelli meno populisti e sgarrupati e più internazionali: «Funivia e people mover a Genova (Forte Begato ed Erzelli): l’Ocse rilancia il tema dell’elettrico e delle “linee del cielo”», così intitola la sua nota.

«Il tema delle “linee del cielo” e dell’elettrico è rilanciato con forza dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), in funzione di un’economia della sostenibilità. Presto, a Parigi, una cabinovia interconnessa a una linea di autobus elettrici collegherà la periferia sud con il centro in 17 minuti – scrive Bettanini -. A maggior ragione Genova, può e deve sfruttare il trasporto pubblico elettrico verticale e le “linee del cielo” per decongestionare la viabilità, collegare la città bassa ai quartieri collinari, riscoprire e aprire al turismo punti di vista della sua storia: un modo per abbattere traffico ed emissioni, in sinergia con il trasporto verticale storico costituito da funicolari, cremagliere e ascensori. Genova diventa così città sempre più ecosostenibile, consolidando il proprio posizionamento in una rinnovata chiave di turismo sostenibile, amico del paesaggio e della valorizzazione di aree e percorsi da raggiungere a piedi o in bici per una riscoperta della natura».

«Erzelli per l’Università e la funivia Lagaccio-Forti al centro di tante comprensibili discussioni in questi giorni, prefigurano una città da un lato meno congestionata, dall’altra pronta a moltiplicare i numeri dei suoi visitatori – prosegue -. Una prospettiva che la nostra psicologia abituata all’isolamento fa fatica a considerare. Quella dei forti può essere un’occasione straordinaria da cogliere per la valorizzazione della loro cintura e per lo stesso Lagaccio, i cui abitanti hanno il diritto di essere coinvolti, a pieno titolo, nel dibattito propedeutico alla presentazione del progetto in un contesto che lasci alle spalle il nervosismo elettorale ed i professionisti del no».

Certo che tira l’acqua al mulino del proprio schieramento, ma lo fa argomentando, da professionista della comunicazione, smorzando i toni del reciproco arrembaggio in corso, allargando la discussione a temi internazionali, portando esperienze e progetti contemporanei. Insomma, introducendo argomenti dei quali discutere, superando le scompostezze della “dialettica politica” a colpi di clava sui social. Chi ha meno di 50 anni forse non ci crederà, ma una volta, prima dell’avvento del populismo di destra e di sinistra, la politica, nel bene e nel male, era questo: discussione, confronto anche aspro, ma mai cagnara.

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