La torta di fiori di glicine: la ricetta primaverile dell'”herbaria” Laura Brattel
Cucinare con i fiori non è soltanto “moda”. In realtà il loro uso in cucina risale a migliaia di anni fa e lo si trova in tantissime civiltà tra le quali quella cinese, quella romana e quella greca. Oggi impariamo a fare la torta di fiori di glicine, bella e buona. C’è anche la versione vegana

«Wisteria sinensis, questo il nome scientifico di una delle specie più diffuse, è una pianta rampicante appartenente alla famiglia delle Fabaceae, o Leguminose, originaria della Cina – spiega l’herbaria Laura Brattel -. Nelle culture orientali essa rappresenta un legame di amicizia e veniva offerta dai sovrani durante i viaggi di rappresentanza, per testimoniare le proprie buone intenzioni».
«Il fiore del glicine è perfettamente commestibile – continua Brattel -, ha virtù terapeutiche in quanto è disinfiammante e rasserenante, e sembra aiuti a combattere lo stress e l’insonnia. Secondo alcuni autori, favorirebbe anche gli incontri amorosi. A parte i fiori, tutte le altre parti della pianta (foglie, radici e semi) non sono commestibili, perché contengono alcaloidi tossici. I fiori sono edibili e si possono usare in cucina. Se ne possono fare dei “friscêu”, immergendo il racemo nella pastella e poi in olio bollente. Possiamo anche staccare i fiorellini dal racemo centrale e cospargerne le nostre insalate: daremo un tocco di colore e di sapore. Potremo anche sfruttare il loro dolce nettare per inventare una serie di dolci manicaretti, come la torta che ho messo a punto io stessa, e di cui darò qui di seguito la ricetta. In questa torta ho limitato al massimo la quantità di zucchero raffinato, mettendo invece due manciate abbondanti di fiori di glicine, per conferire dolcezza grazie al loro nettare. Maggiore dolcezza è data anche dalla mela e dall’uvetta».
Ingredienti
250 gr di farina
50 gr di zucchero
due manciate abbondanti di fiori di glicine
1 bustina di lievito
3 uova
1 mela renetta
un pugno di uvetta
50 gr di olio di semi di girasole
latte q.b.
un pizzico di sale
Procedimento
«Cogliamo i fiori di glicine in un luogo lontano da grandi fonti inquinanti – spiega l’herbaria -. Io ne ho raccolto circa 7 – 8 grappoli per averne due manciate abbondanti. Riempio una bacinella d’acqua e poi scelgo i fiori più belli, scartando invece quelli già appassiti, però uso anche quelli chiusi, che conferiranno morbidezza al mio dolce. Non verso acqua direttamente sui fiori, perché si sciuperebbero. Getto i fiori nella bacinella e rigiro un po’, li lascio un paio di minuti a mollo, poi li scolo e li metto ad asciugare su un canovaccio pulito. Mescolo bene le uova con lo zucchero, aggiungo un pizzico di sale e la farina setacciata, incorporando a mano a mano. A parte sbuccio e taglio a pezzetti piccolini una mela renetta, irroro con succo di limone e grattugio sopra la scorza del limone stesso. Ammollo l’uvetta in acqua tiepida per 10 minuti circa, quindi la aggiungo alle mele. Mentre incorporo la farina alle uova, tengo d’occhio la densità dell’impasto: se diventa troppo consistente, aggiungo un goccio di latte, affinché resti sempre morbido. Aggiungo anche l’olio di semi di girasole, la mela, l’uvetta e mescolo bene. Aggiungo ed incorporo il lievito setacciato. All’ultimo aggiungo anche le due manciate abbondanti di fiori di glicine, rigirando l’impasto con delicatezza dal basso verso l’alto. Verso l’impasto in una teglia foderata con carta forno e inforno a 180° in forno preriscaldato, per 40/45 minuti. Controllo la cottura con uno stuzzicadenti».
Versione vegana
«La mia amica Simona – prosegue Brattel – ha elaborato una sua ricetta della torta di fiori di glicine in chiave vegana, impiegando dello yogurt vegetale al posto delle uova e del latte, e aggiungendo acqua alla bisogna. Questa ricetta vegana può essere realizzata da chi non può eccedere con gli zuccheri, ma anche da chi ha problemi di ipercolesterolemia».
Laura Brattel si definisce “herbaria”: è una figura che compare in epoca romana, ha un’ampia conoscenza empirica del mondo vegetale, che usa personalmente e per altri. Laura realizza corsi per il riconoscimento e la raccolta di specie selvatiche commestibili, ma anche chiacchierate sulle proprietà delle tisane, degli oleoliti, degli alimenti di origine spontanea (non coltivati). «In pratica mi occupo di alimurgia (la scienza che studia l’uso delle piante spontanee), nota anche col termine inglese “foraging”» spiega. Chi avesse domande per Laura può scriverle a questo indirizzo mail: laurabrattel@gmail.com


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