Via del Campo, chiude l’ennesimo negozio: 33 saracinesche chiuse su 77. La disperazione degli abitanti

In quella zona e a Pré il piano di rivitalizzazione commerciale ha palesemente fallito. E ora l’assessore al Commercio Paola Bordilli, nel tentativo di convincere qualcuno a collocarsi nell’area perché le saracinesche chiuse sembrino un po’ meno, apre il bando agli artisti. Una bella idea del presidente di Confcommercio Paolo Odone per la città, applicata, però, a casaccio. La Francia concede da tempo spazi pubblici agli artisti, con due caratteristiche: locali luminosissimi e il trasferimento degli artisti stessi nella città che mette a disposizione gratuitamente gli atelier. A Genova lo si fa al buio dei bassi dei carruggi (Lo dice De André, il centro storico è il quartiere «dove il sole del buon dio non dà i suoi raggi») e senza vincolare al trasferimento e, in più, confondendo artisti con artigiani, che hanno caratteristiche ed esigenze diverse tra loro. Un’altra occasione persa e il centro storico non ha né più tempo né più pazienza. L’idea del sindaco Marco Bucci per rivitalizzare la città vecchia è una buona occasione. Il problema sta tutto nella gestione dell’assessorato che non ha saputo produrre un progetto credibile pur avendo a disposizione parecchi fondi, come mai prima d’ora. Invece si impiegano senza risultati quattrini, idee positive e tempo. Intanto i negozi storici chiudono e il degrado avanza

Settantasette vetrine, 32 chiuse. Anzi, nei prossimi giorni saranno 33. Via del Campo continua a desertificarsi. Chiude, ora, la Merceria Luisa. «Questo giorno che sta finendo dura circa da ottant’anni – dice, affranto, il presidente dell’associazione “Via del Campo e Caruggi” Christian Spadarotto -. Si abbasserà definitivamente una delle ultime serrande storiche di Via del Campo. La tristezza riempie il cuore a tal punto che qualsiasi parola risulti superflua. Restano incredulità e disorientamento, rabbia. Via del Campo perde una protagonista della sua storia. Ciao Simonetta, grazie a te e alla tua mamma per tutto quello che avete fatto per il nostro quartiere».

Il video realizzato con l’Associazione via del Campo e Caruggi nel novembre scorso. Ora la situazione è ulteriormente peggiorata.

Cosa resta? Money transfer, mini supermercati etnici, cinque fruttivendoli e cinque parrucchieri in 200 metri. Insomma, nessun negozio attrattivo che possa portare abitanti di altri quartieri o turisti. Il piano comunale per le riaperture, qui, come a Pre’ per ora ha miseramente fallito. Nonostante i commenti trionfalistici dell’assessore. Questo perché non è stato portato avanti come lo aveva “dipinto” il sindaco, con attività attrattive sulle direttrici, nei luoghi strategici, perché il recupero potesse poi aprirsi “a raggera”. Su questo non si è, di fatto, lavorato e la maggior parte dei locali che sono stati aperti grazie ai fondi comunali si è collocata, com’era prevedibile, nella zona est, recuperata, sicura, persino turistica. Nella zona di via del Campo non ci sono al momento nuove aziende e anche via Pré fatica. Era prevedibile. Non basta l’affitto gratuito per 5 anni per convincere ad aprire lì. Soprattutto non basta ad aprire attività realmente attrattive, che non rischino la chiusura trascinate dalla corrente del degrado e, anzi, portino visitatori.

Non vengono i commercianti? Ecco il colpo di genio: «Il contributo, da un minimo di 6.000 fino a un massimo di 14.400 euro (il bonus speciale per gli insediamenti su via Prè e via del Campo) per le nuove attività, per un periodo minimo di 30 mesi e fino a un massimo di 60, sarà erogato per l’insediamento di nuove attività in locali al piano terra, sfitti da almeno tre mesi – si legge nel comunicato di Tursi -. Il Comune di Genova ha inserito nel Piano Caruggi la creazione di un distretto del jeans nell’area di Prè, in particolare tra la Commenda e piazza Banchi, e ha avviato, in collaborazione con Federmoda (il comunicato dimentica di inserire l’associazione di riferimento, che – aggiungiamo noi – è la Cna), Jeans made in Genova, in corso di svolgimento, iniziativa finalizzata a sviluppare competenze artigianali nei giovani e a specializzare artigiani esistenti alla lavorazione del jeans. È intenzione del Comune creare nella zona un hub artistico, artigianale, commerciale e produttivo in grado di generare ricadute virtuose anche in termini turistici. Il Comune sta lavorando anche alla possibilità di installare in propri locali della zona un laboratorio con funzioni di incubatore per favorire l ’avvio di attività artigianali del jeans».

Insomma, un bel minestrone di attività che nulla hanno a che fare tra loro. Il tentativo, appunto, di riempire, sia come sia. Senza attività trascinanti, senza che il Comune si faccia ponte tra proprietari e possibili affittuari, senza andare a cercare, a sollecitare, tra chi ha aziende che già corrono o addirittura tra i grandi marchi di produzione. La soluzione, scopriamo adesso, sarebbe importare gli artisti nel buio dei bassi.

In Francia vengono concesse gratuitamente case agli artisti che possono stabilire lì i propri atelier. Hanno tutte una caratteristica in comune: grandi vetrate e molta luce. Lo sa bene Paolo Odone, che la Francia la conosce da tempo e ha proposto di fare la stessa cosa a Genova, di lanciare qui un bando simile a quelli francesi. Vicino ad Arles, ad esempio, c’è anche una cittadella-campus creativo di 11 ettari creata ad hoc. Gli spazi per gli studi (ovviamente luminosissimi) sono gratuiti per gli artisti, ma bisogna che si trasferiscano in città, che vadano a vivere ad Arles.

Cosa fa Bordilli, alle prese col sostanziale fallimento del progetto di ripopolare di attività la zona ovest del centro storico e mentre le attività preesistenti chiudono? Apre il bando per artisti e artigiani. E già che vengano buttati nello stesso calderone artisti e artigiani è concettualmente assai curioso, perché hanno esigenze molto diverse.

Così il bando per artisti è stato aperto, per la collocazione ai piani terra del centro storico. Al buio… Le associazioni di categoria degli artigiani, per quanto riguarda la parte del bando a loro dedicata, non sono state coinvolte e sono venute a conoscenza della cosa dai media che hanno pubblicato il comunicato. Non c’è stata alcuna progettazione e concertazione.

Al di là di questo, possibile che nessuno sappia come funziona in Francia? Che nessuno si sia andato a studiare quei progetti. Che nessuno percepisca che i bassi del centro storico non vanno bene, perché non c’è luce? Possibile che nessuno tenga conto del fatto che, contrariamente a quanto accade in Francia, non si concedono locali/studio/ abitazione agli artisti (un minimo conosciuti) in cambio di trasferimento in loco? Oltralpe lo fanno per portare, oltre ai giovani, anche artisti che abbiano già un nome e diano lustro alla città. Il rischio è che apra appena, se va bene, qualche negozio di orecchini fai da te o cose simili, per mano di chi pensa che per la gratuità dei locali si può anche tentare la sorte. Potenzialità attrattiva? Zero. Possibilità di resistere delle attività? Più o meno come quella delle attività dei precedenti bandi per commercianti fatti da 25 anni a questa parte: prossima allo zero. Il Sindaco ha impegnato parecchi fondi sul centro storico. Sarebbe stata una grande opportunità. Doveva esserla, e invece è finita miseramente, quantomeno nella zona ovest, per una gestione fatta tutta così, con approssimazione.

A Pré e in via del Campo serve un grande piano che coinvolga grosse aziende, non attività aperte alla speraindio. Servono locomotive commerciali, attività molto attrattive che portino clienti anche a chi apre vicino ed è meno forte e strutturato. Serve un lavoro strategico con i grossi marchi. Così è solo fumo negli occhi e campagna elettorale. A spese del centro storico e della città. Per gli artisti si poteva usare il Metelino, quello sì: luminoso e spazioso. E invece chi decide pensa che ci siano artisti che davanti alla parola “gratis” infilino i loro laboratori nei bassi, senza finestre, in mezzo alle palazzate che si affrontano a pochissima distanza, dove, per dirla con Fabrizio De André, «il sole del buon Dio non dà i suoi raggi».

Così, tanto per prendere il metro di come queste cose si fanno in Francia, potete leggere questo link di Archiportale. Nel frattempo, in via del Campo c’è un negozio in meno e ora quelli chiusi sono quasi la metà. Il centro storico affonda dietro a progetti che non tengono conto delle sue peculiarità, della realtà dei fatti, persino della sua realtà urbana. Per l’ennesima iniziativa a nostro parere più utile alla campagna elettorale che alla pratica dei fatti. Il centro storico non ha più tempo. Né pazienza.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: