Genova che Osa lancia petizione contro la Polizia locale e, per coerenza, ruba una nostra foto
Politica, puoi farla meglio: al partito che da tempo fa battaglie elettorali in zona movida cercando di far prevalere le abitudini dei giovani sui diritti di vivere in pace e di dormire dei residenti (ovviamente con scarsissimo successo tra gli abitanti che chiedono di fermare la mala movida) non sembra chiaro il concetto di legalità. Legalità è (anche) non rubare il lavoro degli altri, nella fattispecie il nostro

Al partito serve un ripassino sulle regole del vivere civile. Non lo diciamo perché ha lanciato una petizione, destinata a cadere nel vuoto come la gran parte delle petizioni, contro la nuova sede della “Locale” alla ex scuola Garaventa, chiesta peraltro a gran voce dal quartiere, ma perché ha rubato senza pensarci un attimo una nostra foto per illustrarle la petizione stessa. Senza chiedercelo. Scaricandola semplicemente, anche se google dice chiaramente che le foto potrebbero essere coperte da copyright. Non ci vuole un genio a capire che se freghi una foto scattata a Genova e la lanci sul sito web di un partito genovese il proprietario lo scoprirà molto presto e ti manderà il conto. Eppure…
Il partito (si definisce “associazione”, ma poi sul sito chiede quattrini per la campagna elettorale) spara sul sito grandi nomi: Antonio Gramsci, Robert Kennedy, Barack Obama, Alexandria Ocasio-Cortez. E, però, poi ruba il lavoro degli altri.
Il modus operandi, oltre che della scarsa inclinazione al rispetto delle regole, dà anche la misura del pressappochismo e della leggerezza utilizzato come regola, della scarsa voglia di spendere il proprio tempo per realizzare un’immagine propria (come abbiamo fatto noi) per portare avanti le proprie battaglie politiche. Niente: per criticare la nuova sede (caserma è parola impropria, ci rendiamo conto che anche cercare la parola giusta è fatica) della Polizia locale è più facile rubare una foto dal web. Eccolo “il metodo”. Più che “copia e incolla”, “ruba e pubblica”.



Cosa si chiede a un politico? In primis l’onestà. È onesto rubare il lavoro altrui? Giudicatelo voi. Ma prima che di legge, vogliamo parlare di regole e di rispetto. Rispetto per un professionista che passa le sue serate a lavorare mentre i giovani si ubriacano nella movida rendendo invivibile il quartiere per i residenti. E regole che vogliono il rispetto dei diritti d’autore che sono tutelati dalla legge.
Invieremo fattura, ovviamente. Perché quella foto è frutto del nostro lavoro. Piacerebbe anche a noi stare al tavolino di un bar a cazzeggiare e bere un cocktail o una birra con gli amici invece di lavorare di notte per strada, però per vivere bisogna lavorare. Questo lavoro deve essere pagato.
Intanto abbiamo scritto un messaggio sotto il loro post Fb. Vediamo quanto dura.



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