Federparchi: «Il ministro Cingolani ritiri le autorizzazioni per le ricerche minerarie nel parco dell’Aveto»

three yellow excavators near front end loader

Federparchi Liguria chiede al Ministro della Transizione Ecologica l’annullamento dei provvedimenti autorizzativi alle ricerche minerarie nel comprensorio dei Parchi dell’Aveto (Permesso di ricerca “Monte Bianco”)

Con viva preoccupazione Federparchi Liguria ha appreso notizia del decreto autorizzativo rilasciato dal Ministro della Transizione Ecologica alla Società  Energia Minerals s.r.l. per le ricerca di minerali nell’area delle Provincie di Genova e La Spezia parzialmente compresa nel Parco Regionale dell’Aveto.

«Desta stupore e irritazione il fatto che a distanza di pochi mesi da  precise e circostanziate valutazioni tecniche di contenuto opposto da parte di Regione Liguria, Ente Parco dell’Aveto e Comuni interessati, le loro richieste siano state completamente ignorate e disattese decretando, su un areale oltretutto vastissimo –  8243 ettari – l’autorizzazione ad effettuare ricerche minerarie – dice il coordinatore Roberto Costa -. Nello specifico, l’Ente Parco Aveto, nella sua nota del 21/04/2021 (peraltro confermata e ribadita dal CDA nella riunione del 24/01/2022), nell’evidenziare come la richiesta presentata dalla Società Energia Minerals s.r.l.  riguardi, su 8243 ettari totali,  179 ettari di area parco e complessivamente altri 4000 ettari circa di 3 Siti di Interesse Comunitario della Rete Natura 2000, sottolinea al riguardo delle attività di ricerca mineraria e apertura di cave e miniere che tanto la L.394/1991 nazionale sulle aree protette (art.6, Misure di salvaguardia, art.11 C.3/b, Regolamento del Parco) quanto la L.R. 12/1995 “Riordino delle aree protette (Art.42, Norme di salvaguardia ambientale) vietano espressamente l’apertura e l’esercizio di miniere, cave e discariche nonché l’asportazione di minerali. Limite confermato in modo chiaro dalle sentenze emesse dalla Magistratura (fra le altre la sentenza Cass. pen., Sez. III, 14 marzo 2014, n. 11875  e la sentenza N.01606/2019 del 5/12/2019 del TAR Puglia) che hanno affermato che anche le aree ricadenti nelle zone di protezione speciale (ZPS) e le zone speciali di conservazione  (ZSC) devono considerarsi “aree naturali protette” ai sensi della legge n. 394/1991 e s.m.i., quindi tutelate anche ai sensi del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. (art. 142, comma 1°, lettera f)».

Anche la Regione Liguria, con propria nota del 21/05/2021, spiega Costa, si è espressa con estrema chiarezza in senso contrario alla concessione di qualsivoglia autorizzazione, evidenziando fra l’altro i seguenti punti di debolezza:

  • il progetto interferisce con numerosi elementi della Rete Ecologica Regionale (Corridoi ecologici, tappe di attraversamento);
  • lo stesso interessa tre corpi idrici carsici individuati dal vigente Piano di Tutela delle Acque;   
  • la descrizione delle attività di ricerca è ampiamente insufficiente per il necessario inquadramento delle possibili incidenze sulla biodiversità e per individuare possibili misure di mitigazione;

«Regione Liguria, alla luce di quanto sopra sottolinea che gli interventi previsti, in quanto propedeutici all’apertura di nuove attività minerarie, non risultano compatibili con gli obbiettivi di conservazione dei Siti Rete Natura 2000 interessati, che la documentazione prodotta risulta generica e presenta elementi non coerenti nella narrazione, quali la contemporaneità di interventi con pale meccaniche e assenza di trasformazioni e impatti paesaggistici – continua il portavoce dei Parchi -. Le osservazioni regionali aggiungono inoltre che sussistono alterazioni del sistema insediativo in conseguenza di probabili procedure di esproprio per pubblica utilità, e che l’ampia gamma di minerali ricercati avrebbe come conseguenza inevitabile la coltivazione di cospicui volumi di materiale con conseguente esigenza di grandi discariche e adeguamento della viabilità, e evidenziano anche sotto questo profilo il fatto che la documentazione presentata risulta carente. Viene inoltre messo in risalto che le ampie superfici considerate costituiscono percentuali rilevanti del territorio complessivo di alcuni dei Comuni interessati, con relativa forte incidenza, per cui Regione Liguria ritiene che l’intervento possa determinare impatti significativi sul paesaggio. La conclusione del documento regionale è lapidaria: gli interventi di ricerca mineraria mettono il territorio interessato a rischio di criticità significative su biodiversità e paesaggio, tenuto fra l’altro conto del fatto che ben metà di esso si trova all’interno di 3 ZSC (ZSC IT 1331909 “Monte Zatta-Passo Bocco-Passo Chiapparino-Monte Bossea” 845 ha, ZSC IT 134206 “M.Verruga-M.Zenone-Roccagrande-M.Pu” 2922 ha, ZSC IT 1333307 “Punta Baffe-Punta Moneglia-Val Petronio” 430 ha ).che in base alla DGR 537/2017 sono precluse all’apertura di nuove cave e miniere. A fronte delle puntuali osservazioni espresse dalla Regione Liguria, appare debole, sia pure nella sua correttezza formale, il parere espresso in data 26/04/2021 dal Ministero della Cultura che, mentre evidenzia il valore inestimabile dei beni contenuti dell’area oggetto della richiesta, fra cui l’Ospitale di San Nicolao, i contesti produttivi preistorici e le testimonianze insediative medievali e dichiara l’interferenza accertata di una futura operatività sui siti archeologici, in particolare con un preavviso di parere negativo su progetti che operassero con interventi diretti su siti già vincolati, conclude poi che qualora “le attività si limitassero a mere indagini previste dalla progettazione rientrerebbero nelle previsioni di esclusione dell’autorizzazione paesaggistica. Non è contemplata apertura di nuove strade e piste ed opere di cantierizzazione che dovranno essere oggetto di puntuale valutazione e autorizzazione»

«Sembra che non ci si renda del tutto conto che una richiesta di ricerca mineraria su un’area così vasta non viene presentata certamente per ragioni di studio  ma con il  preciso scopo di finalizzarla ad una attività di estrazione mineraria vera e propria, con tutte le conseguenze sull’integrità del territorio interessato e sui valori ambientali, storici ed archeologici che esso contiene – aggiunge Costa -. Alla luce delle considerazioni sopra esposte appare quindi non condivisibile quanto decretato in data 17/01 /2022 da parte del Ministro della Transizione Ecologica, che ignorando tutte le osservazioni trasmesse, ed in particolare quelle di Regione Liguria ed Ente Parco dell’Aveto, concede alla Società  Energia Minerals s.r.l. tutte le autorizzazioni richieste. Nell’ambito del vasto territorio considerato ai confini fra le Provincie di Genova e La Spezia già in passato gravato da pesanti interventi di scavo per cave e miniere (sia pure con tecnologie di minore impatto), gli Enti locali (Ente Parco dell’Aveto, altri Enti gestori dei Siti di Interesse Comunitario Rete Natura 2000, Comuni coinvolti) hanno faticosamente intrapreso negli anni, ciascuno per le proprie competenze,, un cammino di ripristino ambientale, di recupero delle tradizioni per uno sviluppo sostenibile, basato sulla piccola agricoltura, sulle produzioni tipiche e sul turismo; su queste nuove prospettive in crescita la deprecabile ipotesi di apertura di nuove miniere, nelle quali l’estrazione di piccole quantità di minerale produttivo  richiederebbe la movimentazione di grandi quantità di roccia, avrebbe esiti ambientali e sociali rovinosi»

Federparchi Liguria, associandosi a quanto espresso da Regione Liguria, Ente Parco dell’Aveto e Comuni coinvolti «valuta quindi negativamente i contenuti del decreto ministeriale ritenendo che in base alle considerazioni espresse non dovrebbe essere ammessa alcuna nuova attività di ricerca che, non essendo compiuta con esclusive finalità di studio da un istituto scientifico ma da un’azienda estrattiva, avrebbe come fine unico ed ultimo da parte della Società richiedente, l’estrazione di minerali»

«Invitiamo pertanto il Ministro della Transizione Ecologica a riesaminare quanto decretato e revocare le autorizzazioni concesse e  contemporaneamente chiediamo alla Regione Liguria di attivarsi ulteriormente ricorrendo tempestivamente in tutte le sedi giurisdizionali previste, per non essere emarginata da scelte, compiute altrove, che toccano così pesantemente il proprio territorio» conclude il coordinatore Costa.

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