Genova, benvenuti a Mercatopoli: oggi doppi chioschi (differenti) “coprono” Palazzo Ducale

Accampamenti commerciali no limits, nessun rispetto estetico per le zone di pregio artistico e architettonico, bancarelle di ogni tipo piazzate ovunque e non solo nel ristretto periodo dello shopping natalizio (che è finito), commercianti in sede fissa costretti a subire la concorrenza senza soluzione di continuità dei banchetti piazzati nelle zone commercialmente migliori anche davanti alle loro vetrine, bivacchi in via San Lorenzo perché il Comune non ha ancora recepito il regolamento Opi licenziato ormai da tempo dalla Regione, nessuna attenzione per l’estetica cittadina e nemmeno per i residenti che, soprattutto (ma non solo) alla Foce si sono visti mangiare dai dehors (non di rado vuoti o sottoutilizzati) una porzione eccessiva dei posteggi. Genova trasformata in una fiera. Sciatta

Come si può notare, oltre a due tipi di chioschi differenti che dal basso coprono la facciata di Palazzo Ducale, ci sono anche le auto degli espositori parcheggiate

Genova città d’arte, Genova città di cultura. Hai voglia di organizzare manifestazioni di livello quando il territorio è costantemente trasformato in accampamenti dalla dignità estetica pari a quella di qualsivoglia mercato del bestiame nel più sperduto paesino dell’entroterra. Gira voce che persino in occasione della Conferenza Nazionale sulle dipendenze, con parata di premier e ministri e telecamere di tutta la nazione puntate su Genova, ci fosse l’intenzione, stoppata per palesi questioni di sicurezza a cui si poteva arrivare senza che fossero sollevate, di piazzare l’ormai consueto “suq alla zeneise” in piazza Matteotti.

I chioschi appaiono ovunque, come questi che hanno coperto il chiostro di Sant’Andrea e corrotto la prospettiva delle torri di Porta Soprana. Ogni cosa è inginocchiata alla frenesia di dare posto ad ambulanti e hobbisti in ogni dove.

Foto di Marco Pelizza

Sembra quasi che tutta la città sia organizzata da chi è più avvezzo a occuparsi di fiere commerciali che di estetica cittadina, di arte e di architettura. Un indizio forte di questo meccanismo è la proiezione di ghirigori luminosi sui trompe l’oeil storici di Palazzo San Giorgio. Tutto sembra casuale, gettato “buon peso” dentro a un calderone da chi non distingue il nusco dal brusco a causa di una superficialità estetica evidente. Non viene esercitato il senso della misura, a nessuno si dice “no” e tutti vogliono i posti migliori, magari davanti alle vetrine dei commercianti che tirano la carretta regalando luce e animazione alla città anche in tempi di magra, spostando i magri consumi genovesi fuori dalle botteghe e invariabilmente verso i banchetti.

C’è poi il capitolo San Lorenzo: la strada è ormai da tempo un accampamento perché, riservata agli opi che piazzano a titolo gratuito dalla precedente giunta, è oggi una perenne fiera della cianfrusaglia perché agli operatori del proprio ingegno veri si accostano tavoli e tavolini di commercianti o venditori di prodotti artigianali altrui i quali non di rado si siedono anche per terra o sui gradini dei palazzi. Tutto questo perché l’assessorato comunale competente non trova il tempo di recepire il regolamento Opi licenziato ormai da tempo dalla Regione, tutto questo perché i venditori sembrano intoccabili anche quando arrecano palese danno al decoro ancor prima che all’estetica della città in uno dei luoghi più turistici, nei pressi della cattedrale.

Le luci

Così alla bella illuminazione della scalinata delle caravelle in piazza della Vittoria e a quella della palazzata di Sottoripa (che forse poteva essere studiata meglio, ma è comunque di grande impatto) si accosta la inguardabile “copertura” degli affreschi del palazzo dell’Autorità di Sistema portuale e alla bella illuminazione di via Garibaldi le pallette luminose (in molti notano la somiglianza col virus) appese nella strada senza alcun senso.

Ciliegina sulla torta: quella che nei vicoli viene ormai chiamata “la sedia elettrica” che in un primo tempo era persino circondata dalle transenne da cantiere e comunque resta semicoperta da un enorme cartello non propriamente gradevole.

Vogliamo parlare anche di chi ha autorizzato l’albero di Natale sulle strisce per i non vedenti a Cornigliano, “ovviamente” circondato da impalcature da cantiere?

Tra il buio garantito dalle precedenti amministrazioni comunali e la replica del Cocoricò di Riccione in mezzo ai palazzi rinascimentali che c’è adesso, esiste sicuramente una via del buonsenso (estetico), quella che passa per le competenze specifiche di un “architetto della luce” che sappia, a parità di spesa, evitare che il decoro urbano sia devastato dal ciarpame luminoso ridondante. Insomma, è venuto il momento di accostare alla “buona volontà” la competenza.

I dehors

Per quanto riguarda i dehors, anche lì ci sarebbe la via del buonsenso, consigliata dal consigliere di maggioranza del Municipio Medio Levante Luca Rinaldi che suggerisce, a fronte – da una parte – dello spazio limitatissimo rimasto per il parcheggio dei residenti e del sotto utilizzo di molti spazi esterni durante la stagione invernale e, dall’altra, della necessità dei pubblici esercizi di lavorare nonostante le regole Covid, di trovare un gentlemen agreement: via nella brutta stagione i dehors che non vengono utilizzati. Il Comune poteva pensarci prima, ma non l’ha fatto.

Per tutto, il metro usato sembra quello di soddisfare cluster di interessi economici che, legittimamente (e bulimicamente, visto che non gli si mette il freno del buonsenso), chiedono per sé dei ristori per i problemi portati dal covid che, però, diventano privilegi. Ci starebbe, infatti, se questo non andasse a detrimento dei diritti e/o del benessere dei cittadini e di altri commercianti e dell’immagine della città, ormai, ufficialmente, trasformata in una Carabattolandia sciatta e caotica. Genova merita di essere ben altro che un accampamento commerciale no limits.

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