Scompare Silvestro Pintori. Con lui se ne va un altro pezzo del cuore del centro storico

Ristoratore, sommelier, titolare del ristorante “Pintori” in via San Bernardo, artista ormai riconosciuto, legato indissolubilmente alle sue origini sarde come alla nostra città vecchia, Silvestro Pintori lascia la mamma Nina e la moglie Monica, insieme a un numero impressionante di amici che si stringono attorno alla famiglia. Oggi, in piazza Giustiniani aprirà la sua mostra

Chi non conosceva Silvestro? Chi non è passato alle sue tavole, sotto le lampade dipinte da Luzzati, sotto la foto d’epoca in bianco e nero del locale ai tempi del padre Sebastiano che, salito a Genova dalla Sardegna, aveva aperto 60 anni fa lo storico ristorante di via San Bernardo? Monica, la moglie e compagna di vita ormai da tanti anni, dava concretezza alle ordinazioni dei menu sardi che mamma Nina, instancabile, prepara in cucina. Lui arrivava al tavolo e, insieme, si sceglieva il vino. In realtà lo sceglieva lui, perché nessuno meglio del sommelier poteva sapere e i commensali a lui si affidavano ciecamente, ma Silvestro dava agio a ognuno di commentare la scelta, quasi se ne capisse quanto lui, poi sciorinava informazioni su questo o quel produttore o vitigno. La bottiglia, se era particolarmente pregiata, usciva dalla cantina scavata sotto il piano strada a cui si accede da un’antica scala di marmo. Lì, oltre che alle pareti, ci sono i quadri di Silvestro che aveva scoperto la vocazione artistica qualche anno fa, provando tecniche e soggetti. Alcuni dei suoi ritratti, in qualche modo, fanno pensare ad Antonio Ligabue.

Silvestro era un comunista storico. Tanto che aveva in negozio la bandiera rossa col volto di Berlinguer e il busto di Lenin. In gioventù, a lungo si era fatto chiamare “Silvio”, abbreviando il suo vero nome, forse considerandolo un po’ démodé. Ma quando sulla scena politica comparve Berlusconi, tornò repentinamente all’anagrafico “Silvestro”. Eppure nel suo storico locale ci andavano tutti, al di là del colore politico, perché davanti a un piatto di pasta con la bottarga fatta come si deve anche le divisioni politiche sembrano meno essenziali.

Silvestro amava la sua famiglia, i suoi gatti, i suoi vini, il suo ristorante e i suoi amici, compagni di tante serate. Come Maurizio Tavella, collega e amico di sempre, come lui sommelier, che aveva il suo ristorante, il “Mangiabuono”, a pochi metri dal “Pintori”. Maurizio, “l’Anziano”, è morto in una giornata dello scorso settembre, lo stesso mese in cui Silvestro ha cominciato a stare male.

In due mesi Silvestro se n’è andato lasciando il vuoto in Nina, motore della cucina, madre all’antica, donna di una modernità assoluta. E nella moglie Monica, compagna risoluta e al tempo stesso delicata, che ha sempre amato Silvestro di amore totale e incondizionato: lo potevi capire anche tra l’ordinazione di un antipasto di mare e un bicchiere di Bordeaux, mentre i due lavoravano fianco a fianco tra i tavoli del ristorante. Proprio Monica, insieme a Laura Garbarino, ha curato la mostra delle opere di Silvestro che per un tragico scherzo del destino aprirà oggi nello Studio Rossetti Corner. E lui, siamo certi, sarà comunque là, col suo sorriso ironico da folletto dispettoso e il suo grande cuore, a guardare la sua famiglia, gli amici e la sua “Rive Gauche” del centro storico, dove viveva e lavorava, e che da oggi è un po’ più vuota.

I funerali di Silvestro Pintori sono previsti per sabato 4 dicembre alle 8 al Tempio laico del cimitero Staglieno.

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