Striscia la Notizia: gogna per le piste ciclabili senza diritto di replica. Abbiamo fatto un controllo “anti bufala” e…

La scure del facile sarcasmo acchiappa audience della trasmissione Mediaset si abbatte sulle corsie ciclabili di Genova col suo format ibrido che mischia frizzi, lazzi e “pareri tecnici”. Ma sono tante le inesattezze. Il tecnico intervistato non è l’esperto del ministero dei Trasporti che sarebbe stato a nostro parere opportuno consultare prima di gettare in pasto all’opinione pubblica nazionale l’operazione di mobilità sostenibile (certo indigesta a chi non comprende l’importanza del tema), ma il titolare di un’azienda privata che vende consulenze su segnaletica e sicurezza stradale alle amministrazioni pubbliche. L’assessore Matteo Campora: «La trasmissione non ha dato al Comune il diritto di replica». Noi abbiamo voluto verificare cosa è vero e cosa non lo è e ve lo raccontiamo

Le corsie ciclabili sono antipatiche a molti. Ad esempio agli automobilisti a cui restringono la carreggiata. Sono spesso cavallo di battaglia delle varie opposizioni un po’ in tutta Italia, criticate da destra o da sinistra a seconda di chi amministra. Ieri sera quelle di Genova sono state oggetto della trasmissione Mediaset “Striscia la Notizia” in un servizio che mischia sarcasmo e informazioni tecniche che, semplicemente cercando in rete, si capisce che non siano esattamente così come sono state descritte. Insomma, il consueto “format populismo” che conquista audience, che qualche volta centra il bersaglio mentre altre volte, come in questo caso, esce dal seminato. Noi abbiamo cercato di verificare da “non tecnici”, semplicemente cercando i riferimenti di legge e le informazioni in rete da siti specialistici e attendibili, quello che è stato detto.

Vediamo cosa ha detto l’intervistato Enrico Bonizzoli (presentato dalla trasmissione come “consulente e progettista esperto”) delle corsie genovesi: «È un vademecum di tutto ciò che non deve essere fatto per quanto concerne la viabilità ciclabile. Tralasciando il fatto che le corsie ciclabili non sono ancora normate e quindi non si possono fare, nel caso specifico ci si è sbizzarriti usando linee di delimitazione in eccesso, quattro anziché le due previste. Sono stati realizzati percorsi ciclabili troppo stretti ben al di sotto delle misure minime prescritte». Parla poi di pericolosissimi ostacoli disseminati quali tombini e parcheggi posti sulla destra della viabilità ciclabile» e critica l’uso della «vernice rossa nonostante il codice della strada lo vieti». Aggiunge che «finita la vernice, si è riempita la sede stradale di frecce e simboli ma questa volta senza linea di delimitazione».

Qui il link allo spezzone della trasmissione.

Chi è Enrico Bonizzoli? È il titolare della Beyond, cioè una «società al servizio di imprese ed istituzioni impegnate nello sviluppo di prodotti e progetti applicati alla mobilità ed alla sicurezza stradale» specializzata nella “segnaletica e alle sue importanti valenze nell’organizzazione del traffico». Questo è quanto abbiano trovato sul sito dell’azienda.
«Il principale obiettivo di Beyond – si legge ancora sul sito – è quello di fornire idee, progetti e soluzioni mirate alla creazione di una “cultura della segnaletica”, proponendosi alle pubbliche amministrazioni ed a coloro che operano nel settore della pianificazione viabilistica: progettisti, gestori e produttori».
Bonizzoli è il titolare di una società che vende consulenze alle amministrazioni pubbliche sul tema specifico. Sarebbe stato sicuramente più opportuno, a nostro parere, consultare un tecnico del ministero dei Trasporti.

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La differenza tra piste ciclabili e corsie ciclabili

Intanto bisogna capirsi: mentre la pista ciclabile è riservata alle bici e non è percorribile da altri veicoli, la corsia lo è. Tanto che a Ginevra corre lungo la corsia dei mezzi pubblici.

Ad esempio, un veicolo diverso dai velocipedi può impegnare la corsia ciclabile:

  • se le dimensioni non consentono la circolazione dei soli velocipedi;
  • per l’ingresso o l’uscita da un passo carrabile;
  • per effettuare le manovre di parcheggio, se lo stallo si trova al di là della corsia ciclabile;
  • per consentire ai mezzi di trasporto pubblico, l’accesso alle fermate

Per compiere queste operazione, è comunque necessario dare la precedenza ai velocipedi in transito sulla corsia ciclabile.

Non è vero che le corsie ciclabili non siano normate

Non è vero che le corsie ciclabili (che sono altra cosa rispetto alle piste ciclabili) non siano normate. La corsia ciclabile è, secondo il codice della strada italiano, quella porzione longitudinale della carreggiata, destinata alla circolazione sulle strade dei velocipedi e che può essere impiegata per brevi tratti, anche da altri veicoli se le dimensioni della carreggiata non consentono la circolazione esclusivamente ciclabile. Non va confusa con la pista ciclabile su corsia riservata, che è identificata da una segnaletica differente ed è ad uso esclusivo dei velocipedi. Questa nuova definizione stradale è stata introdotta dal decreto-legge n. 76 del 16/07/2020, convertito con modificazioni nella legge n. 120 del 11/09/2020.
Il codice della strada identifica due differenti tipi di corsie ciclabili:
* corsia ciclabile: è posta nelle carreggiate a senso unico, sulla destra, e consente la circolazione dei velocipedi nello stesso senso di marcia del resto del traffico veicolare.
* corsia ciclabile per doppio senso ciclabile: è posta in una carreggiata urbana a senso unico, sulla sinistra, e consente la circolazione dei velocipedi nel senso di marcia opposto rispetto al resto del traffico veicolare.

Fonte: Codice della Strada

I posteggi a destra non sono vietati, la doppia striscia serve proprio per aumentare la sicurezza

Le corsie ciclabili sono delimitate, diversamente dalle piste ciclabili, da singole strisce di colore bianco, che possono essere continue o discontinue e dal simbolo del velocipede, impresso in vernice spartitraffico. Sebbene la legge non abbia specificato con quale frequenza debbano essere riproposti i simboli dei velocipedi sull’asfalto, è opportuno realizzarli appena dopo un attraversamento o comunque ogni 150 m. Alle volte è importante tracciare, oltre alla striscia di sinistra, anche quella di destra poiché da questo lato potrebbe trovarsi una fila di stalli di sosta. Il servizio di Striscia la notizia parla della pericolosità dei posteggi sulla destra della pista, ma di fatto sono previsti dalla legge e se è pericoloso è quella che va modificata.
Non è corretto utilizzare i segnali verticali di pista ciclabile poiché, di fatto, la corsia ciclabile è distinta dalla pista ciclabile.

Non è vero che le corsie ciclabili di Genova siano troppo piccole

Uno dei vantaggi dell’introduzione delle corsie ciclabili è la possibilità di realizzare, nelle strade urbane, un percorso ciclabile in direzione opposta rispetto al resto del traffico. In precedenza questo non era ammesso, con le piste ciclabili, a meno che non venissero realizzate in sede propria. Un secondo vantaggio delle corsie ciclabili è quello di non avere limiti in termini di larghezza minima; se infatti le piste ciclabili su corsia riservata non possono avere dimensione inferiore a 1,5 metri, per le corsie ciclabili non è imposto alcun vincolo. Quindi l’ironia di Striscia la Notizia sulla dimensione delle corsie è fuori luogo.

Per corsia ciclabile si intende un itinerario ciclabile realizzato su carreggiata stradale dove l’elemento di separazione dalla corsia dei veicoli a motore è valicabile. La separazione tra utenti è solitamente lasciata alla segnaletica orizzontale, realizzata con una linea longitudinale di colore bianco di 12 cm intervallata da uno spazio non tinteggiato di 12 cm, seguito da una striscia gialla dell’ampiezza di 30 cm (articolo 4 comma 1-D DM 30 novembre 1999, n. 557), oppure dalla presenza di un delimitatore di corsia.

Vantaggi e svantaggi

Proprio l’assenza di una barriera fisica invalicabile rende la corsia ciclabile un’infrastruttura più rischiosa rispetto alle piste realizzate in sede propria, tuttavia la corsia ciclabile si presta ad essere realizzata in diverse occasioni, sia per il vantaggio di essere un percorso permeabile, e quindi che facilita l’ingresso e l’uscita delle bici ma anche per i costi contenuti di realizzazione.

Non è vero che il colore rosso non sia previsto, anzi, è indicato persino il RAL

Nelle zone dove i conducenti di un veicolo potrebbero mettere in pericolo i ciclisti o togliere loro la precedenza è permesso tingere il tratto interessato in rosso. I tratti colorati in rosso incrementano provatamente la sicurezza stradale. Le corsie ciclabili colorate in rosso sono state integrate nelle direttive del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e della comunicazione DATEC sulle demarcazioni speciali sulla carreggiata. Tali demarcazioni possono essere usate solo nelle intersezioni o sulle corsie di preselezione dove a causa della situazione stradale o della visibilità sussiste l’elevato pericolo che il traffico motorizzato non dia la precedenza ai ciclisti (è per questo che non tutte le corsie sono tinteggiate di rosso). Questa demarcazione tracciata sull’asfalto è permessa esclusivamente per le corsie ciclabili. È persino normato il colore da usare: RAL 3020 (rosso traffico).

Fonte UPI, Unione delle Province d’Italia.

Le corsie ciclabili colorate di rosso in Europa

Sotto: le corsie ciclabili esattamente come le nostre a Berlino, Lubiana e Amsterdam.

In sostanza, le corsie ciclabili possono piacere o non piacere, ma la trasmissione getta nel ridicolo quelle genovesi e chi le attuate basandosi su presupposti non reali come il fatto che non siano normate, che siano troppo strette, che abbiano posteggi sulla destra o che il rosso non sia “regolamentare”.

Romolo Solari, presidente della Fiab, spiega: «Il professor Giuseppe Catalano, Coordinatore della Struttura Tecnica di Missione del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, a un convegno Fiab, aveva detto che “le nuove norme del Codice della Strada in materia di mobilità ciclistica sono applicabili in modo immediato”».

A livello nazionale le associazioni che di occupano di mobilità ciclistica, tra cui la Fiab, stanno preparando un documento di risposta al servizio di Striscia la Notizia. Lo pubblicheremo appena ci sarà inviato.

Un lettore ci segnala, tra l’altro, che chi ha realizzato il servizio è scesa dal marciapiede camminando sulla parte di carreggiata destinata al transito veicolare e, di notte, ha condotto un velocipede senza l’obbligatorio giubbotto riflettente o in alternativa le bretelle riflettenti. Insomma, non un fulgido esempio di sicurezza stradale.

Stiamo attendendo dall’assessore alla Mobilità Matteo Campora una replica che stanno preparando gli uffici tecnici. La aggiungeremo qui non appena la avremo.

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