Convento di Sant’Anna, il Fai legge la Divina Commedia e il coro dei Carmelitani canta l’inno “Vergine Madre”

Il tutto, come racconta la professoressa Patrizia Risso, nel primo convento «fondato fuori dalla Spagna dai Carmelitani Scalzi, ramo dell’ordine nato dalla riforma del Carmelo ad opera di Santa Teresa d’Avila»

Sabato 23 novembre, nel convento di Sant’Anna dei frati Carmelitani Scalzi, in mattinata, nell’ambito delle manifestazioni per l’anniversario dantesco, la delegazione Fai di Genova e la Comunità Carmelitana hanno organizzato la lettura e il commento di alcuni passi della Commedia. Il coro della Comunità canterà il celebre inno “Vergine madre”

Dice la volontaria Fai Patrizia Risso: «A Genova, per nostra fortuna, se si ha voglia di gironzolare, “sciortindo da o borboggio da cittæ“, come scriveva Edoardo Firpo, non è tanto infrequente capitare in luoghi dove il tempo sembra aver rallentato la sua corsa frenetica, piccoli “borghi” che ci riportano a una realtà antica e contemporaneamente viva e presente. È il caso della piazzetta antistante l’antica chiesa di Sant’Anna, un’oasi di pace e silenzio, poco sopra il traffico di corso Magenta. L’attiguo convento che sorge sul colle Bachernia digradante verso il mare fu il primo fondato fuori dalla Spagna dai Carmelitani Scalzi, ramo dell’ordine nato dalla riforma del Carmelo ad opera di Santa Teresa d’Avila. Tra coloro che nel 1584 fondarono il convento, il genovese padre Nicolò Doria, che si avvalse dell’esperienza fatta presso la corte spagnola, dell’influenza della sua famiglia e dell’aiuto economico di altri nobili, per realizzare il complesso».

«Tutto, nonostante lo scorrere del tempo, mostra la ricchezza culturale e artistica del passato, ma di un passato che, grazie alla tradizione monastica, continua a vivere – prosegue Risso -. Fanno parte del complesso la chiesa, ricca di pregevoli opere, i chiostri, i refettori, i giardini, con il roseto che in stagione mostra una meravigliosa fioritura, e l’antica biblioteca che raccoglie preziosi volumi: erbari e saggi di botanica, testi teologici e biblici, molti in edizione originale. Notissima in tutta Italia la farmacia erboristeria risalente alla metà del seicento, che, pur mantenendo viva la secolare tradizione, ha seguito l’evolversi della tecnologia».

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