L’arresto di un pusher a Pré. Nel centro storico gli “invisibili” si moltiplicano: una bomba innescata

Sono centinaia, forse migliaia. Senza possibilità di sostentamento, senza possibilità di regolarizzarsi. Per questo molti vengono captati dalla malavita che li avvia allo spaccio: non hanno molte alternative per sopravvivere. Il tratto iniziale di via Pré, tra vico Largo e via delle Fontane, è quello più critico, ma non l’unico. Sono tanti e sempre più spesso reagiscono anche alle divise, in gruppo. È venuto il momento di fare un discorso più serio e operativo della risposta frequente che si legge sui social: un semplicistico “rimandiamoli a casa loro”. È evidente che questo non avviene. È venuto il momento di prendere atto che la politica nazionale sulla gestione dell’immigrazione dà pessimi risultati e per questo va cambiata. È venuto, ad esempio, il momento di dire che se non ci fossero italiani che affittano le case come dormitori non ci sarebbero concentrazioni di “fantasmi” incontrollati e incontrollabili in alcune zone della città. Lanciamo oggi un invito a soggetti del terzo settore, partiti politici, comitati di residenti e comunità straniere a declinare le loro soluzioni realistiche (non ideologiche) per costruire un percorso credibile

Domenica scorsa la Polizia locale ha arrestato uno spacciatore colto in flagrante a Pré. Lui ha reagito e una delle persone presenti nella strada ha aizzato la folla contro gli operatori. 3 gli agenti feriti con 15, 7 e 5 giorni di prognosi. Pusher arrestato, fomentatore denunciato. Video inviato da un lettore

Ogni giorno scriviamo di arresti della Polizia locale, dei Carabinieri, della Polizia di Stato. Mentre fuori dal centro storico, dal Centro Ovest e dalla Valpolcevera si tratta sempre più spesso di italiani (fino al periodo pre lockdown quasi spariti dalle pagine di cronaca), in possesso quasi sempre di quantità consistenti di stupefacenti, nel centro storico e, in particolare, nella zona di Pré si tratta quasi sempre di stranieri, per lo più irregolari sul territorio nazionale. Molti gli extracomunitari che quando arrivano vengono portati in centri per la quarantena, dai quali escono subito dopo, ovviamente senza aspettare i tempi della quarantena stessa. I Cie scoppiano: spesso è impossibile portarci altri ospiti. Anche i carceri scoppiano e le leggi sono state modificate depenalizzando molti reati per evitare che la situazione diventi ingestibile più di come non sia già. Ovviamente c’è il rovescio della medaglia, che ricade sul territorio. C’è un mare di persone che ha ricevuto l’ordine di allontanarsi dal nostro paese, ma ovviamente non lo rispetta. Nessuno glielo fa rispettare. A volte è impossibile farglielo rispettare perché non si è in grado di stabilirne l’esatta nazionalità e ovviamente nessuno stato si prende un cittadino di un altro stato. Spesso, ad esempio, i senegalesi tendono a farsi passare per ghanesi perché per il Ghana c’è il diritto di asilo che per il Senegal non esiste.

Questo mare di stranieri-fantasmi sul territorio cosa può fare per sopravvivere? Al netto dei delinquenti “all’origine”, ben poco, perché l’accoglienza non è accoglienza reale. Così una parte viene incamerata facilmente dalla malavita. Capisce che a spacciare può pagarsi da mangiare e un tetto sopra la testa che altrimenti non avrebbe. Da chi affitta questo “tetto”, visto che non può fare alcun contratto? A volte invade le case vuote, come nel Ghetto (dove gli stranieri occupano anche case pericolanti), a volte prende in affitto magazzini che usa come casa. Spesso affitta un posto letto da connazionali regolari che hanno un contratto d’affitto vero e proprio e fanno da prestanome a organizzazioni che subaffittano letti per una notte o lunghi periodi con differenziazioni di prezzo. Con quei soldi i regolari se ne tornano al loro paese con un introito certo, col quale campano dignitosamente a casa loro senza dover stare all’estero.

Questo sistema dura da decenni. In passato i Carabinieri hanno provato a confiscare le case ai proprietari, ma senza successo: questi dicono che non sono tenuti a sapere come viene usato il loro immobile. Si dice che qualcuno di loro incameri anche parte della pigione in nero, ma nessuno è mai riuscito a provarlo, fino ad ora. I proprietari delle case sono spesso italiani che sanno benissimo di non poter affittare le case ad altri italiani o a famiglie di stranieri regolari nello stato in cui le tengono. A volte le case sono di molteplici eredi, a volte trasferiti in città lontane e addirittura all’estero, magari oltreoceano, e vengono gestire da agenzie o procuratori. Altre volte sono di proprietari, quasi sempre italiani, che ne hanno diverse.
A volte gli appartamenti non hanno l’impianto del gas. Spesso queste case sono prive di contratto per l’acqua e il gas, qualche volta anche per l’energia elettrica. E questo diventa un pericolo. L’acqua viene portata a braccia, in taniche. Per il riscaldamento si usano le bombole, la cui gestione diventa pericolosa. Qualche anno fa andò a fuoco un appartamento proprio in via Pré e l’incendio ne danneggiò molti altri.

A questo punto, visto che il sistema di approccio al problema, evidentemente, non funziona, visto che le Divise continuano gli arresti, mettendo anche a repentaglio la loro salute e la loro vita, senza poter riuscire a risolvere il problema, è evidente che esiste un sistema nazionale da cambiare. Fermare le migrazioni economiche, storicamente, è impossibile. È di questo che certa parte della politica non vuol prendere atto, prendendo posizioni “muscolari” che non hanno però, evidentemente, reali ricadute positive sul territorio. Le migrazioni si possono gestire con risultati migliori, attraverso accordi diplomatici coi paesi di origine, ad esempio per rispedire a casa davvero le persone condannate per reati gravi a fine pena, cosa che una volta accadeva puntualmente e ora accade sempre più raramente.

Un altro punto della possibile “gestione” è creare una vera accoglienza che possa permettere agli stranieri arrivati in Italia di campare lontano dalla delinquenza di cui sono facile preda, di imparare la lingua e un mestiere. Non sono tutti delinquenti, anzi, ma la fame è una cattiva consigliera, Con le leggi più recenti questa è diventata molto difficile e i risultati negativi sul territorio si vedono. Che si condivida o no, la soluzione drastica sarebbe l’espulsione di tutti gli irregolari, ma visto che questo, con grande evidenza, non avviene, non si riesce a fare, è evidente che bisogna passare a una gestione migliore, che non faccia ricadere, come avviene adesso, le conseguenze sui territori.

Bisognerebbe anche poter intervenire sui proprietari, ad esempio obbligandoli per legge alla ristrutturazione o alla vendita in caso di appartamenti fatiscenti. Gli appartamenti ristrutturati potranno essere affittati a chi ci abita veramente, senza subaffittare, italiano o straniero che sia. In certe zone, come nel ghetto, ci sono interi stabili fatiscenti, chiusi con tavole e regolarmente violati. Forse, in questo caso, è il caso di pensare all’esproprio per ragioni di sicurezza e salute pubblica.

Noi crediamo che sia venuto il momento di abbandonare, da parte di tutti, le posizioni preconcette: da una parte chi vorrebbe tenere tutti, anche i delinquenti, spesso senza saper indicare un sistema di accoglienza efficace, dall’altra quelli che pensano che basti chiudere le frontiere: come è evidente il “metodo” non funziona se non per acchiappare qualche voto lì per lì. C’è persino chi tenta di dare la colpa alla Magistratura, che però non fa le leggi, ma, semplicemente, le applica. Sono proprio le leggi che non danno risultati evidenti e su cui la politica dovrebbe intervenire finalmente abbandonando posizioni acchiappaconsensi che, però, non alleggeriscono e anzi, appesantiscono il territorio di problemi su problemi.

Non si dice che non servano i controlli che con spirito di sacrificio e spesso a rischio della propria incolumità fanno le forze dell’ordine, ma che questi, stante la situazione, sono pressoché inutili a risolvere i problemi, com’è del tutto evidente. Spesso si tende a scaricare le colpe sulle divise, che siano nere o blu (di Polizia locale o di Stato): un “comodo” scaricabarile che la politica non può più permettersi di fare e di lasciar fare.

Serve una terza via, per lo più nazionale, ma che per certi aspetti (ad esempio quelli riguardanti gli immobili) può essere in parte governata anche dagli enti locali.

Cominciamo oggi a chiedere a soggetti del sociale, a comunità straniere, a comitati cittadini, a partiti politici quale sia la loro via per il futuro. Ovvi che i partiti che sono stati al governo (praticamente tutti), se vogliono intervenire, dovranno anche spiegare perché non l’hanno percorsa fino ad oggi e perché quella da loro praticata sia fallita nei fatti.

Vogliamo portare un contributo per riportare tutto al buonsenso e a un risultato reale. Prima che sia troppo tardi non solo per i genovesi, ma anche per i tanti stranieri che vivono in questa città in modo pacifico e costruttivo.

Le posizioni di partiti, soggetti del terzo settore, associazioni riconosciute, comitati cittadini noti, comunità di stranieri possono essere inviate a genovaquotidiana@gmail.com. Le pubblicheremo cercando di sintetizzare soluzioni realistiche e non ideologiche.

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