“Visioni e Bellezza”, alla Borsa la mostra che ricorda gli anni d’oro dei transatlantici

”Visioni e Bellezza sulle rotte transatlantiche. La grande manifattura italiana nei transatlantici”, organizzata da Regione Liguria in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti e la Camera di Commercio di Genova che verrà inaugurata il 15 settembre al Palazzo della Borsa e sarà aperta al pubblico dal 16 settembre al 2 ottobre a ingresso libero, nell’ambito della 61° edizione del Salone Nautico

I transatlantici, uno spaccato di vita e di vite, incroci di uomini e donne in cerca di fortuna. Carichi umani che hanno sfidato tempeste ed epidemie e attraversato immani difficoltà per giungere appunto al di là dell’oceano Atlantico, nella sua accezione etimologica. Lì erano dirette infatti le prime traversate transoceaniche che collegavano la vecchia Europa al Nuovo Mondo.
I transatlantici, città galleggianti che inneggiano alla bellezza, alla tecnica e al lavoro dell’uomo: una pagina di storia nazionale che è stata scritta in buona parte a Genova. Storie di record e di velocità tra Europa e America. Di famiglie che dal nord d’Italia si imbarcavano al porto di Genova per emigrare nelle Americhe. Storie di naufragi e di successi, ma anche storia del costume, di business e di crociere che coincidono con i tempi della storia italiana del ‘900, di fastose architetture e di design.

Di questo parla l’esposizione ”Visioni e Bellezza sulle rotte transatlantiche. La grande manifattura italiana nei transatlantici”, organizzata da Regione Liguria in collaborazione con Cassa Depositi e Prestiti e la Camera di Commercio di Genova che verrà inaugurata il 15 settembre al Palazzo della Borsa e sarà aperta al pubblico dal 16 settembre al 2 ottobre a ingresso libero, nell’ambito della 61° edizione del Salone Nautico. Due arazzi di grandi dimensioni di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti e quaranta fotografie, dell’archivio-Studio Leoni che ripercorrono l’età d’oro dei transatlantici che hanno reso Genova capitale della navigazione italiana dagli anni ’30 a fine anni ’60.

La mostra si tiene in concomitanza col Salone Nautico 2021 e ne è complemento artistico e culturale per guardare a come i grandi artisti italiani abbiano contribuito all’identità e al successo delle turbonavi nel mondo.
Obiettivo la riscoperta dei transatlantici e del loro patrimonio artistico. Le opere dedicate all’allestimento degli interni di queste «città galleggianti» vennero commissionate direttamente agli artisti, per caratterizzare gli spazi con una linea estetica coerente, per testimoniare ancora di più la bellezza di queste creature galleggianti.
“Questa mostra dà il via alla 61° edizione del Salone Nautico di Genova, il primo grande appuntamento con cui ripartire dopo l’ampia campagna vaccinale attivata sul territorio – spiega il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti – Questa esposizione ci parla di bellezza e di visioni le stesse con cui siamo ripartiti dopo il crollo di ponte Morandi, dopo le mareggiate, dopo la pandemia. Con questa mostra vogliamo non solo celebrare la tecnica e il lavoro dell’uomo, che hanno avuto proprio a Genova un momento straordinario grazie alla presenza di cantieri navali unici al mondo e Italia Società di Navigazione che ha avuto la sua sede storica proprio nell’attuale palazzo di Regione Liguria, ma la bellezza di cui gli arazzi di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, ospitati presso la Galleria di Arte Moderna di Roma, esposti oggi, ci forniscono un’ampia testimonianza. Una bellezza che ha avuto nelle immagini delle turbonavi un elemento unico e caratterizzante simbolo dello spirito dell’epoca e della voglia di investire nel futuro. La stessa che abbiamo oggi, dopo i difficili momenti che abbiamo attraversato, di intraprendere nuovi viaggi, forti del nostro bagaglio di esperienza e tradizione e orgogliosi della nostra storia, e allo stesso tempo determinati a raggiungere nuovi successi”.

GLI ARAZZI

Recuperando tale imprescindibile memoria, l’esposizione avrà come centro di interesse due grandi arazzi astratti (oltre 2mx6m ciascuno) creati per le turbonavi della flotta italiana, assieme a una importante selezione di 40 fotografie in grande formato sulle navi e le loro navigazioni.
Le due opere prescelte di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, depositate presso la Galleria di Arte Moderna di Roma sono:
Arazzo di Mario Sironi, 1949, dalla Motonave Conte Biancamano, Manifattura M.I.T.A Genova Nervi;
Arazzo di Giuseppe Capogrossi, 1963, dalla Turbonave Michelangelo, Arazzeria Scassa.
L’arazzo di Mario Sironi per il transatlantico “Conte Biancamano” dal titolo “Astratto” è stato commissionato prima del 1948 dall’architetto Gustavo Pulitzer Finali, progettista degli interni. Appartiene alla seconda vita della nave, quando dopo essere stata requisita dagli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, venne restituita nel 1949 alla Flotta Italiana e messa in ristrutturazione nei cantieri navali di Monfalcone, dalla Società Italiana di Navigazione, con sede a Genova.

L’arazzo di Sironi è stato realizzato per la sala soggiorno di prima classe del Conte Biancamano; a produrlo è stata la manifattura M.I.T.A. di Genova Nervi, come è scritto in basso a sinistra sullo stesso arazzo. Si tratta di una composizione a comparti sui toni scuri del ruggine, ocra, nero e bianco, a testimonianza del difficile momento vissuto dall’artista dopo la morte della figlia Rossana. La raffigura presenta una tema solo in parte marino con alcuni nidi di donna distesi sulla spiaggia, una piccola maternità e in basso una barchetta nella parte centrale dove sono visibili alcune figure arcaiche di pescatori e pesci stilizzati. E poi accanto alcune figure che ricorrono nell’opera di Sironi come quella del cavaliere, simbolo della forza giovanile con delle case, un albero e una cattedrale a destra. Quasi sicuramente l’arazzo è stato esposto sulla turbonave “Biancamano” fino al suo disarmo nel 1960.

L’arazzo di Capogrossi dal titolo “Astratto” è stato realizzato per la sala soggiorno di prima classe della turbonave Michelangelo. Questa sala comunicava con il salone delle Feste attraverso il podio dell’orchestra. La scelta di Capogrossi è stata frutto della decisione di una commissione presieduta dallo storico dell’arte Giulio Carlo Argan. L’arazzeria che lo realizzò era la Ugo Scassa di Asti. Tutto il transatlantico, compreso i corridoi, fu allestito per diventare una vera e propria galleria d’arte, a dimostrazione di quanto la vita in mare sulle città galleggianti dovesse richiamarsi alla tecnologia, al genio e all’arte e bellezza italiana.

TARGA IN MEMORIA DEL PALAZZO SEDE DELL’ITALIA NAVIGAZIONE

A latere della mostra, nell’atrio del Palazzo di Regione Liguria, sarà affissa una targa per ricordare la sede storica della società “Italia Navigazione” fatta costruire nel 1925 e corrispondente al Palazzo di Piazza de Ferrari, a testimonianza della potenza economica della società. Poche compagnie al mondo poterono permettersi palazzi altrettanto imponenti e sontuosi. Alla società Italia Navigazione, che si insediò nel Palazzo di Piazza De Ferrari nella seconda metà degli anni ’30, furono assegnati i servizi transoceanici di linea tra i porti del Mediterraneo e quelli del Nord, Centro e Sud America. Sotto i suoi colori furono varate navi leggendarie rinomate in tutto il mondo per la loro eleganza: il Rex, l’Andrea Doria, la Turbonave Cristoforo Colombo e Leonardo Da Vinci e le splendide gemelle Michelangelo e Raffaello. L’esposizione si propone di ricordare non solo il passato e gli investimenti realizzati per adeguare i cantieri a quelle produzioni, ma celebrare anche la storia della navigazione italiana che ha avuto a Genova il suo baricentro, avviando così un dialogo sulla memoria collettiva di chi ha viaggiato, lavorato, riportando opere uniche e sconosciute all’attenzione degli appassionati, degli operatori del nautico, dei cittadini e dei turisti.

FOTOGRAFIE TRANSATLANTICI

E a raccontare il coraggio, la bellezza, l’innovazione, l’anima, l’avventura e la grandezza del porto di Genova le bellissime immagini che fanno da cornice nel Palazzo della Borsa ai due arazzi e che testimoniano appieno la bellezza dei transatlantici ormeggiati nel porto di Genova con le sue strutture competitive e infrastrutture fondamentali.
Un porto da cui sono partiti milioni di italiani in cerca di fortuna e dove sono stati realizzati mitiche turbonavi che raccontano di progresso tecnologico, velocità, di Nastro Azzurro e anche di divi del cinema che amavano farsi immortalare a bordo delle fantasmagoriche città galleggianti. Star sulle star per ricordare non solo il passato e gli investimenti realizzati per adeguare i cantieri a quelle produzioni, ma celebrare la storia della navigazione italiana. Proprie queste incredibili creature del mare ci invitano a continuare a sognare e a ricordarci che ogni sfida è possibile.
Nello specifico la mostra ci racconta del mitico “Rex” che ha visto la luce proprio nei cantieri navali di Sestri Ponente e che già nel 1932 sarebbe entrato in servizio sulla linea espressa Genova New York, insieme al Conte di Savoia della Società di Navigazione Italia. Una coppia che superava di gran lunga qualunque nave avesse navigato fino a quel tempo sotto il tricolore.

E poi della grande Andrea Doria, tra le migliori realizzazioni al mondo anche questa progettata da “Ansaldo” per la Transatlantica Italiana. Navi bellissime e curate, stupefacenti agli occhi dei passeggeri che si ispiravano anche alla storia dei Savoia, come la nave denominata “Conte Verde”, dal nome di Amedeo VII di Savoia che salpo’ da Genova diretta a New York, nel 1922, per il primo viaggio inaugurale. Oltre alle immagini del Conte Verde del 1936, anche quelle del “Conte Biancamano”, prima vera città galleggiante nazionale che rendeva omaggio al primo principe di Casa Savoia, Umberto I conte di Moriana, vissuto al principio dell’XI secolo e detto Biancamano per il candore delle sue mani.

Conte Biancamano entrò in servizio nel novembre 1925 lungo la tratta Genova – New York. Il suo gemello “Conte Grande” sarebbe stato costruito pochi anni dopo al cantiere San Marco di Trieste. Una nave che doveva rispondere alla richiesta del governo italiano di non rivolgersi più a un cantiere straniero, come era avvenuto per le precedenti navi passeggere, e che venne infatti realizzata a Trieste. Varato nel 1927, durante la guerra prestò servizio nella Marina degli Stati Uniti, per poi essere restituito nel 1947 all’Italia e destinato alla linea del Sudamerica fino al 1960, completamente ridipinto di bianco. Erano solo due infatti i cantieri in Italia che potevano costruire navi di tali dimensioni: Ansaldo e Monfalcone. Il Conte Grande il 17 febbraio 1928 mollava gli ormeggi da Ponte dei Mille diretto a New York.
Sempre a Sestri Ponente venne varato il grande transatlantico “Roma”, il primo a superare le 30.000 tonnellate di stazza.

Nel 1931 venne varato il “Conte di Savoia” , il quinto Conte, realizzato dal cantiere triestino Lloyd sabaudo, il più grande transatlantico, insieme al Rex, mai costruito in Italia. Venne costruito in tempi record, in soli 13 mesi dall’impostazione. L’anno dopo il Conte di Savoia arrivò a Genova alla stazione marittima, dove ad attenderlo c’era il Rex. L’Italia possedeva due transatlantici invidiati dallo shipping internazionale. Un grande salto di qualità della Marina Italiana.
Il transatlantico Rex è entrato nel mito: Fellini lo ha voluto protagonista di una delle scene di Amarcord. Tanto che è diventato il simbolo dell’Italia degli anni ’30 di cui il film offre uno spaccato. Il Rex è stata la più grande nave del mondo per stazza netta in un periodo successivo al crollo della Borsa di Wall Street e alla grave crisi economica del 1929 che aveva congelato la costruzione di molte ammiraglie straniere. La grande novità proposta dal Rex è il viaggio di piacere. Fino ad allora i viaggi transatlantici erano frutto della necessità. Ma da quel periodo in poi nacquerono le crociere.
I lidi, le piscine, i campi da tennis, i ponti, i solarium sono i più grandi e i più belli mai esistiti. Uno dei comandanti del Rex è stato il lericino Francesco Tarabotto a lui spetta la conquista del Nastro Azzurro nel 1933, quando attraversò l’Oceano Atlantico in soli quattro giorni con una media di 28,92 nodi.

A livello locale per Genova il Rex e il Conte di Savoia significavano nuovi posti di lavoro e ammodernamenti infrastrutturali. I due giganti richiesero la costruzione della Stazione Marittima di Ponte Andrea Doria, la realizzazione del più grande bacino di carenaggio del Mediterraneo per le loro soste, il dragaggio dei fondali, nuove linee ferroviarie ed alberghi per accogliere i passeggeri. Centomila spettatori hanno partecipato al varo del Rex, mentre imbarcazioni di ogni tipo e rimorchiatori avrebbero scortato la nave fino al porto di Genova, dove rimase, al Molo Giano, fino ad allestimento concluso.

Il transatlantico “Augustus” ci ricorda che è stata l’ultima nave a salpare con i colori della “Navigazione Generale Italiana” nel 1931 da Genova a New York, al suo arrivo si tenne la cerimonia di ammaino della bandiera della “NGI” che lasciava il posto a quella della “Italia” costituita dalla croce rossa di San Giorgio in campo bianco e dall’alabarda bianca di Trieste in campo rosso.

Nel 1951 “L’Italia”, Società di Navigazione vara il “Giulio Cesare” a cui seguirà nel 1952 la gemella “Augustus” utilizzata sulle rotte degli Stati Uniti e del Sudamerica. Il Giulio Cesare era diviso in tre classi e poteva accogliere in totale 1102 passeggeri. Il viaggio inaugurale si è svolto il 27 ottobre 1951 lungo la tratta Genova –Buenos Aires.
Durante gli anni cinquanta il movimento di passeggeri dall’Italia all’America Latina continuò a crescere: nel 1955 salparono da Genova per l’Argentina oltre 22.000 passeggeri. Nel 1957 venne varato nel cantiere “Ansaldo” a Genova la “Federico Costa”. Importanti opere d’arte decoravano i saloni della nave, tra cui quelle degli artisti: Massimo Campigli, Emanuele Luzzati, Marcello Mascherini, Enrico Paolucci. La Federico Costa fece il suo viaggio inaugurale il 22 marzo 1958 a Genova con destinazione Rio de Janeiro e Buenos Aires prendendo il posto di motonavi come Augustus e Giulio Cesare, trasferite sulla rotta di New York dopo il disastro dell’Andre Doria.
Si arriva quindi alla “Cristoforo Colombo”, varata dall’Ansaldo nel 1953, alla Leonardo da Vinci costruita nello scalo di Genova a Sestri Ponente nel 1957 e quindi agli anni ’60, quando la Michelangelo e la Raffaello avrebbero rimpiazzate i transatlantici storici.

La Raffaello fu l’ultimo a scendere in acqua per i colori della società “Italia” varato a Trieste e la gemella Michelangelo con la sua prua snella e maestosa fu l’ultimo transatlantico varato a Genova nel 1962 e l’ultimo di costruzione Ansaldo.
La bellezza di queste creature galleggianti viene sottolineata dai pezzi artistici unici presenti al loro interno, come appunto gli arazzi realizzati da artisti tra i più celebrati all’epoca.

I DIVI DEL CINEMA
Nella mostra una parte consistente è dedicata anche ai divi dello spettacolo, immortalati nelle fotografie dell’Archivio Leoni sulle banchine dello scalo genovese o a bordo delle navi. Da Walt Disney circondato dai bambini a Hemingway e Anthony Quinn da John Ford a Robert Mitchum, da Soraya, la principessa triste ripudiata dallo Shah, a coppie celebri come Liz Taylor e Richard Burton immortalati durante il viaggio di nozze sulla Michelangelo e Sordi con Verdone, durante le riprese del film “In viaggio con papà”.

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