«Noi studentesse che progettammo il “Festival del jeans”. Ora lavoriamo all’estero»

SPECIALE GENOVA JEANS – Una delle studentesse universitarie della Iulm scelte per partecipare a un master regionale con stage nell’assessorato al Turismo del Comune di Genova (all’epoca retto da Paola Bordilli, anch’essa destinataria della lettera e organizzatrice di Genova Jeans come assessore ai Grandi Eventi) ricorda in una lettera a direzioni e assessori comunali il progetto di uno “Zena Jeans Festival” di cui riconosce ora molto in “Genova Jeans”. Pur non volendo rivendicare diritti d’autore (ma delusa dal non aver ricevuto almeno una citazione o un riconoscimento morale), spiega: «Due di noi quattro che firmammo il progetto ora lavorano in Spagna con successo e gratificazione morale ed economica». Cervelli in fuga per la mancata capacità di questa città di sfruttare le proprie risorse. Ed è su questo che Ia studentessa vuole porre l’accento

Ecco la lettera inviata dalla ex studentessa. Non sappiamo quanto Genova Jeans ricalchi davvero il progetto depositato presso il Comune al termine del master, certo è che Tursi lo ha

“Perché i nostri ragazzi studiano con impegno e profitto nelle ottime Università Italiane per poi spendere le competenze acquisite ed il talento personale all’estero?”
Riassumo brevemente i fatti:
Laureata in Turismo: cultura e sviluppo dei territori alla IULM di Milano (2018) mi aggiudico un posto per il Master (20 posti disponibili) finanziato dalla Regione Liguria in “Management Turistico e Valorizzazione Territoriale, Dipartimento di Economia, Università degli Studi di Genova (giugno 2018-giugno 2019).
Il master prevede sessioni didattiche e stage finale retribuito (300€) con Partner aderenti a scelta del candidato.
Svolgo lo stage presso l’Assessorato al turismo del comune di Genova.
Emergono subito discrasie tipiche della pubblica amministrazione/intoppi burocratici ecc.
Nel corso del Master viene suggerito di formulare una proposta di progetto per il turismo, con Business Model Canvas e Business Plan.
Io e tre mie colleghe studentesse liguri presentiamo Zena Jeans Festival, un evento mai svolto prima, che mette Genova sotto i riflettori. Interesse alto, visibilità contenuta, possibilità di realizzazione, per noi, scarsa.
Termine Master, stage formativo, tesina, acquisizione del titolo, stretta di mano e nulla più. Nessun accenno a quello che, da definizione, dovrebbe prevedere un tirocinio formativo. Ovvero, possibile inserimento nel mondo del lavoro, subordinato ad un’attenta selezione dei partner da parte dell’università.
Bene, capitolo chiuso, anzi no, il progetto ha magicamente ripreso vita con l’evento Genova Jeans che ricalca sostanzialmente il lavoro svolto da quattro inesperte (delle perverse logiche del mondo del lavoro) studentesse che con slancio e dedizione hanno ideato il progetto.
Non entro nel merito e non conosco la normativa inerente i diritti d’autore, l’accento vuole infatti essere sulla mancanza di un coinvolgimento, una citazione, un riconoscimento almeno morale a noi ideatrici.
Aspettative deluse dalla mancata sinergia università/partner (pubblici) per un potenziale beneficio reciproco.

Il fatto che il progetto sia andato avanti conferma che il merito c’è anche se non riconosciuto e che le risorse “pubbliche” spese per sviluppare una best practice potrebbero avere una gestione migliore.
Che amarezza scoprire che l’onestà intellettuale, la meritocrazia ecc.ecc. non sono ancora valorizzati in questo paese, o forse in questa amata e bellissima Regione.
Disillusione mitigata da auto compiacimento nel vedere che il progetto sia andato avanti.
Un augurio per il futuro di questo evento, che merita di celebrare Genova, e uno al Comune di Genova, con la consapevolezza che non sarà facile prevedere un turismo di ritorno in Italia a queste condizioni.
Necessariamente mi identifico mio malgrado in uno dei tanti cervelli in fuga. Ancor più di fronte ad un semplicistico cliché alla “Checco Zalone”, risultato di un apparente scenario idilliaco, sfumato (Master finanziato dalla Regione, con attiva partecipazione del Comune, studentesse autoctone e desiderose ambasciatrici di fare della Liguria un palcoscenico internazionale applicando qualitativo marketing e valorizzazione territoriale, a km zero, come il master insegna).
Troppo spesso ci definiscono come una regione poco welcoming per i turisti, nonostante le nostre infinite bellezze.
Trovo difficile svincolarsi dall’etichetta attribuita. Affinché una regione, un comune, possano dare il benvenuto ai turisti, dovrebbero prima (pre)occuparsi degli stessi Liguri, incoraggiati ad andarsene laddove saranno si riconosciuti, valorizzati e incentivati a rimanere. Ritengo che i giovani e le menti innovatrici siano il motore di un paese, soprattutto in un momento di delicata e significativa importanza, come quello che stiamo vivendo, dove la ripresa economica e turistica di una realtà colpita da una pandemia, deve partire da qui.
p.s.: lavoro, anzi, due di noi lavorano, con successo e gratificazione morale ed economica in Spagna, in una realtà dove prevalgono meritocrazia, riconoscenza, trasparenza ed incentivo, a puntare in alto… ALL’ESTERO.


Nell’anno accademico 2013-14 un’altra (all’epoca) studentessa (oggi architetto), Clelia Firpo, si laureò in Architettura con una tesi dal titolo “Blu Blue Jeans. Una mostra a Genova” che è stata utilizzata dal comitato promotore dopo apposito accordo. Anche Clelia Firpo non lavora al momento in Italia, ma a Toronto, in Canada.

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