Genova Jeans: budget tagliato, fornitori nel comitato promotore e negozi storici non invitati

Un fiume di parole si è speso rispetto alla manifestazione che ha preso il via ieri. Al di là del confronto politico opposizione-maggioranza, ecco cosa si evince dalle dichiarazioni pubbliche degli assessori che hanno lavorato direttamente all’iniziativa nei mesi passati e hanno firmato le delibere, Pietro Piciocchi e Paola Bordilli, e dalla presidente del comitato promotore, Manuela Arata. Il restauro del mercato dello Statuto che sarà poi affidato ai privati per 30 anni bello e pronto e il mancato coinvolgimento di aziende commerciali storiche legate al jeans che hanno saputo della cosa solo ad agosto, in piene ferie, dai giornali, mentre sono state coinvolte imprese che col jeans hanno storicamente poco a che fare tra le non poche contraddizioni dell’iniziativa

Tagliamo via volutamente gli aspetti politici della vicenda (sia quelli relativi all’opposizione che ha denunciato mancanza di trasparenza facendo un fuoco di fila di domande di chiarimento, sia quelli relativi alla maggioranza che ha respinto le accuse ricambiandole con quella di non lavorare per la città) emersi nel corso della commissione di qualche giorno fa e ci concentriamo sulle dichiarazioni rese in quella sede e durante la conferenza stampa a cui ha partecipato la sola Arata che possono aiutare a definire con precisione la vicenda al netto delle posizioni politiche.

Il Comune nell’associazione del Comitato fondatore

«Genova Jeans è un’operazione che è l’inizio di un percorso che porterà la città a diventare capitale mondiale del jeans – ha spiegato in commissione l’assessore al Bilancio Pietro Piciocchi -. Sarà un evento annuale come il Salone Nautico e il Salone della moda di Milano. L’obiettivo è quello di creare una tradizione, creare negli anni un business. Funzionerà come gli eventi più grandi, ma simili. Prendiamo, ad esempio, il ruolo degli enti pubblici nella Settimana della Moda di Milano. È stata iniziata dalla Camera Nazionale della Moda. Il Comune di Milano è socio fondatore. Poi, via via, sono entrati i top players del mondo della moda. È quelli che in piccolo stiamo facendo. Due top players sono già entrati: Diesel e Candiani. Chi parla di bilancio faraonico sbaglia. L’evento produce 6 mostre, 10 spettacoli e una serie di attività che avranno valenza per un anno oltre il recupero immobili storici Metelino e Statuto. La Settimana della Moda ha un budget 20 volte quello di Genova Jeans».

I fondi

Piciocchi ha parlato di 820mila in tutto mentre la delibera della giunta regionale del 30 luglio, come ha fatto notare il capogruppo Pd Alessandro Terrile, parla di 1.248.897 euro come budget previsionale del comitato promotore.

Quindi, è confermato che l’idea era quella di impegnare quasi un milione e 300 mila euro, ma alla fine ne sono stati destinati quasi 500 mila euro in meno, anche per la riduzione delle sponsorizzazioni private preventivate.

Addirittura, l’altra sera il sindaco Marco Bucci al TgR di Rai3 ha parlato di un budget di 650mila euro.

«C’è stata sicuramente un’evoluzione del budget, ma non ci vedo nulla di strano. La spesa è congrua e e giustificata e l’investimento è ancora in corso di definizione – ha spiegato Piciocchi in Commissione. Per alcune cose è ancora in atto la trattativa. Abbiamo ottenuto sconti. Il comitato aveva chiesto una cifra superiore a quella concordata. Ci sono ancora delle variabili, ancora l’Iva recuperabile per la parte più commerciale dell’evento. C’è poi il tema degli interventi di sistemazione del Metelino. Stiamo ragionando se appoggiarli sul Progetto Pinqua oppure no. Sulla riduzione degli sponsor ha giocato la pandemia. Io credo sia comunque meritevole il non non aver posticipato l’evento al prossimo anno nonostante l’incertezza legata alla variante delta del virus. Ci siamo presi i rischi. Siamo fiduciosi per questa edizione per poi traguardare l’incremento della manifestazione in futuro».

Il costo del sito e del video

«Un budget di un soggetto privatistico, come siamo noi, che siamo il comitato promotore, rappresenta quello che vorresti fare, ma poi le cose si fanno sulla base delle risorse ottenute – ha detto in conferenza stampa Manuela Arata, presidente del comitato promotore -. Si è parlato, ad esempio, di un sito molto costoso, ed effettivamente noi volevano fare una piattaforma di servizio alle imprese per favorire l’innovazione tecnologica sostenibile e diffonderla al pubblico, ma non abbiamo trovato le risorse necessarie e quindi abbiamo fatto un sito normale». Il soggetto è sì privatistico, ma ne fa parte il Comune di Genova.

In realtà nel budget di previsione del Comitato, il sito è sempre stato previsto a costo zero. L’unico costo previsto era quello del “video manifesto per piattaforma digitale” per 98.070 euro più più 21.575,40 euro di Iva per un totale di 119.645,40 euro destinati anche nel preventivo di spesa a Pulse Italia, casa di produzione cinematografica che, come ha detto Arata in commissione, può vantare anche alcuni film candidati all’Oscar e che alla fine ha realizzato quello che è online sul sito di Genova Jeans.

Un lavoro, quello del video (che, al di là di giudizi da “critica cinematografica” pura e di efficienza per la valorizzazione della città, mette in mostra indubitabilmente un’ampia panoramica di qualche secondo su una plafoniera e orizzonti marini storti), che alla fine è costato 58 mila euro, mentre la piattaforma è stata rimandata a tempi migliori. Lo ha detto Arata in commissione. «Il sito è stato fatto in house – ha detto – Il progetto della piattaforma di sostegno all’innovazione delle aziende speriamo di riuscire a farlo in futuro, facendo contribuire le aziende al suo mantenimento». Piciocchi ha detto in commissione: «I 120 mila euro per il video sono un fake, si tratta di spese non approvate e condivise dall’Amministrazione». Infatti la cifra è riconducibile alle spese previste dal preventivo dei promotori poi, evidentemente, tagliato.

Sul video, di obiezioni ne avremmo diverse dal punto di vista concettuale (oltre alle due note tecniche riportate sopra), ma una cosa la vogliamo dire sotto il profilo della promozione della città a cui questo video dovrebbe servire: si dipinge il centro storico (e per esteso Genova) fané, in bianco e nero in assonanza col testo della canzone che (mentre i carruggi sono passato e anche presente fatto di colore), legato agli stereotipi della Canzone “Via del Campo” di De Andrè, cioè il centro storico delle prostitute. Con tutto il rispetto per le lavoratrici sessuali che da secoli esercitano in centro storico e continuando a condividere la frase di Faber “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”, ricordiamo sommessamente che nessuna città turistica al mondo si promuove con la presenza di prostituzione. Ci sarà pure un perché…

Il video, oltre ad essere fuori formato per i social, è troppo lungo anche come video musicale, unendo due canzoni e varie esecuzioni al violino risulta poco proponibile. Non se ne comprende la ratio. Abbiamo chiesto un po’ di prezzi sulla piazza di Genova: rispetto a quel che si può vedere (non certo da Oscar), qualsiasi professionista genovese avrebbe chiesto al massimo 5mila euro.

Gli sponsor privati e il contributo Ice

Per quanto riguarda gli sponsor privati, decresciuti rispetto alle prime proiezioni, come ricordato in commissione delibere alla mano dal capogruppo Pd Alessandro Terrile, Piciocchi ha detto che 50 mila euro arrivano da Esselunga, 50 mila dalla Compagnia di San Paolo, 20 da Costa Crociere e che si ipotizza un incasso tra bigliettazione e merchandising di 50 mila euro. Ha aggiunto che è ancora in corso la ricerca di altri sponsor privati.
Sul contributo dell’Ice, Istituto per il Commercio Estero, pari a 470 mila euro, l’assessore al Bilancio ha spiegato che l’accordo tra Ice e Regione è stato chiuso solo il 4 agosto e che quindi per mandare avanti il progetto è stato necessaria una delibera di stanziamento per mandare avanti il progetto. La cifra impegnata, quindi, potrebbe tornare nelle casse del Comune. «Solo il 4 agosto abbiamo avuto la certezza dei 470 mila euro dell’Ice – ha detto Piciocchi -. L’Amministrazione ha dovuto impegnare risorse superiori al previsto per dare cassa. Vedremo all’esito dell’evento se recuperarli o lasciarli al comitato a fronte di un piano di sviluppo. Le fatture di tutte le spese saranno a disposizione a fine manifestazione».

Il soggetto promotore e i fornitori dell’evento dentro al comitato promotore

Non è chiaro a noi profani quale sia la forma societaria attuale. L’assessore Piciocchi ha detto in commissione che l’atto costitutivo sarebbe allegato una delle delibere comunali approvate. Terrile gli ha risposto che non è così.:«Non è allegato l’atto costitutivo – ha spiegato, ma uno schema in cui mancano nomi degli aderenti e quote per la partecipazione». In effetti, così è. Si tratterebbe, allo stato attuale, di un ente del terzo settore di cui fa parte anche il Comune. Piciocchi ha detto che «verrà trasformato in soggetto giuridico stabile».
Arata, sui «fornitori in conflitto», ha detto che la formula del «Comitato è una forme giuridica che mette insieme quelli che vogliono fare una cosa e chi sa fare una cosa si mette a disposizione e viene rimborsato dei costi che sostiene. Ett si occupa di multimediale e questa parte la cura l’azienda. Il Festival Scienza (di cui Arata è stata presidente) aveva tra i fornitori la società del direttore. Per fortuna abbiamo un supporto organizzativo forte. (Avere fornitori in conflitto n. d. r.) per soggetto privatistico è molto meno rilevante. Otterranno solo il rimborso del lavoro svolto soggetti che hanno assunto anche con un impegno patrimoniale. Ecoage si fa carico dell’ideazione di percorsi di moda che il mondo di Genova non conosce. È un soggetto importante che, anziché a Milano, viene a Genova e bisogna dare uno spazio adeguato standard. Noi non abbiamo alcuna esperienza (del mondo della moda n. d. r). Cambieremo scala. Quest’anno abbiamo avuto a che fare col Covid e non abbiamo avuto modo di presentare l’iniziativa grazie ad eventi precedenti».

E, ancora, sulla forma associativa del comitato promotore, Arata ha detto che è stata scelta «la forma associativa più leggera» e che sarà poi scelta una forma differente, associazione o fondazione. «Tra una sponsorizzazione di 50 mila euro di Diesel e il fatto che l’azienda si sia impegnata entrando nel soggetto giuridico abbiamo giudicato più importante la seconda cosa. L’iniziativa, però, è aperta a tutti. Invitiamo e a fare proposte. Il Covid ha bloccato il paese e il settore tessile uno dei più colpiti. Si fa fatica ad andare agli eventi storici, i irrinunciabili, le aziende non riescono a partecipare a un evento nuovo. Questa è una prima edizione di lancio. Invitiamo le aziende a venire così si renderanno conto».

Come è composto il comitato promotore?

Sopra, lo screenshot della relativa pagina del sito Genova Jeans

La composizione è cambiata rispetto a quanto pubblicato sul precedente sito. C’è qualcuno in più e qualcuno in meno. È sparita la professoressa Marzia Cataldi Gallo, citata nel primo sito: presenta, comunque, un suo libro nell’ambito della manifestazione.

Il comitato promotore è formato dal Comune, dalle due aziende che sono protagoniste di questa edizione (Candiani e Diesel) e dall’azienda Genovese Ett, che realizza diversi servizi.

Ci sono, poi, Manuela Arata, Maria Montolivo (della dinastia dei commercianti di abbigliamento Bagnara), Davide Pantile (responsabile commerciale di Ett), Vincenzo Spera di “2000 Grandi Eventi” (società genovese organizzatrice di concerti ed eventi che avrebbe curato i concerti nelle strade del centro storico e parte dei servizi tra cui quelli al mercato dello Statuto per l’installazione di Candiani e per il gala dinner), Cristiano Palozzi (Genova Film Festival, che ha realizzato i video educational della mostra della Biblioteca Universitaria) ed Enrico Testino. Per partecipare, ogni azienda o persona ha versato una quota.

Nel comitato esecutivo, oltre ad Arata (che ne è il presidente), ci sono la dirigente della direzione dell’assessorato Grandi Eventi del Comune Monica Bocchiardo, Palozzi, Simon Giuliani (global art director di Candiani) e, come tesoriere, Paolo Verri, manager di strategie e processi urbani, turistici e culturali, già executive director di “The Ocean Race”.

Non sono a carico del pubblico le trasferte di Ecoage

A precisa domanda dell’opposizione in consiglio comunale, la presidente Arata ha detto che le trasferte degli addetti di Ecoage, la società di comunicazione già usata da Diesel e Candiani in passato e adottata per Genova Jeans. Sarà possibile capire a consuntivo, quando saranno rese pubbliche tutte le spese come ha promesso in commissione l’assessore Piciocchi, la cifra destinata all’agenzia.

Il marchio registrato di proprietà privata

Arata ha spiegato perché ha registrato il marchio Genova Jeans. «Questo progetto è del 2007, di Emilio Jacopino, farmacista di Bogliasco – ha detto Arata -. Abbiamo portato il progetto all’allora sindaco Marta Vincenzi che lo ha poi fatto fare ad altri con nome Blue de Gênes. Per questo ho deciso di procedere, stavolta, alla tutela della proprietà intellettuale. Da quella volta, deposito qualunque idea mi venga. Lo ho conferito gratuitamente e non ho intenzione di chiedere altro».

Il gala dinner

Arata ha spiegato che «Quando abbiamo cominciato a lavorare con Ice e l’evento è diventato internazionale si è deciso che avremmo offerto un momento di incontro a giornalisti e influencer internazionali nel Museo Diocesano. Contiamo che serva anche come promozione del museo che lo merita». Il Diocesano contiene anche i famosi “teli della passione”, gli antichi arazzi blu.
Anche per quanto riguarda i costi del dinner le cifre effettivamente spese si potranno conoscere solo al termine della manifestazione.

Il mercato dello Statuto rifatto per darlo in gestione a privati per 30 anni

In Commissione, Paola Bordilli, assessore ai Grandi eventi (e come tale firmataria delle delibere e responsabile dell’organizzazione di Genova Jeans nei mesi passati), al Commercio e al Centro storico non ha dato alcuna informazione e si è semplicemente lamentata del fatto che l’opposizione stesse facendo il suo lavoro di opposizione (cioè domande), attaccando i partiti della minoranza con un discorso più da politico di partito che da amministratore locale.

Ha anche ricordato che il mercato dello Statuto verrà assegnato a privati dopo che parte dei fondi impegnati dal Comune in Genova Jeans sono stati spesi per la ristrutturazione di cui sarà quindi sgravato il privato stesso.

Bordilli ha aggiunto che sono importanti le ricadute sul territorio. Il comitato di via del Campo, però, si è proprio lamentato, qualche giorno prima della manifestazione, dell’assenza di ricadute sul quartiere nei giorni dell’iniziativa a cui l’assessorato ai Grandi eventi e al Centro storico ha sovrainteso nei mesi scorsi. Le Iniziative sono state preparate nei pochi giorni successivi prima dell’inaugurazione della kermesse, quindi in zona Cesarini, dall’assessore alla Cultura Barbara Grosso che ha realizzato in pochissimo tempo una illuminazione artistica molto gradita alla popolazione e delle visite guidate gratuite nella zona di via del Campo e del Ghetto che si svolgeranno domani, sabato 4 settembre e che sono già tutte prenotate visto che hanno incontrato grande gradimento.

I negozi storici di jeans a Genova non invitati mentre sono presenti aziende che col jeans hanno poco a che fare

La minoranza, in commissione, purtroppo non ha chiesto come sono stati scelti i commercianti genovesi di abbigliamento che partecipano all’evento (per i negozi una bella opportunità commerciale e di promozione) alcuni dei quali, storicamente, hanno ben poche connessioni col jeans. Presente e senza ombra di dubbio a pienissimo titolo Lucarda. Ma Ghiglino e Pescetto non hanno forse più a che fare con altri generi di abbigliamento? Si può pensare che siano tra i pochi ad avere accettato con entusiasmo la proposta fatta a tutti, soprattutto ai negozi che a Genova hanno fatto la storia della commercializzazione del jeans.
Siamo andati a chiedere, dunque, proprio a quelle aziende che a rigor di logica dovevano essere coinvolte per prime, ma non partecipano alla manifestazione. Nessuna è mai stata contattata. Tutte hanno saputo dell’evento dai media e durante la chiusura di agosto quando era ormai troppo tardi per farsi avanti loro. L’impressione è che siano stati coinvolte solo aziende del “cerchio magico” delle associazioni di categoria che associano sono una percentuale limitata delle imprese cittadine. L’assessorato, che non è emanazione né rappresentante delle associazioni ma di tutti i cittadini, avrebbe ragionevolmente dovuto cercare di coinvolgere tutte le imprese artigianali e commerciali legate al jeans a Genova e non solo nel centro cittadino. Questo non è accaduto ed è il motivo per cui nell’ambiente c’è parecchio malumore perché non a tutte le imprese genovesi, specialmente quelle dedicate, è stata data l’opportunità di approfittare dell’occasione.

Un esempio è Johann Strauss, azienda stranota, che a Genova è sinonimo di jeans. Non è stata invitata a partecipare.

Le aziende Cna, anch’esse non contattate, sono state recuperate all’ultimo dal Sindaco in persona e sono, quindi, presenti in via Pre’.

Diesel Heritage, un’esposizione che sa tanto di mega spot

Nel sottoporticato di Palazzo Ducale (sede che ha sostituito all’ultimo la Loggia di Banchi dove sono venuti alla luce ritrovamenti archeologici) c’è l’esposizione storica (intendiamoci, niente di più vecchio del 1978 quando l’azienda nota per gli spot surreali è stata fondata) di Diesel. Con una citazione-tributo all’opera “La Venere degli stracci” di Michelangelo Pistoletto. Insomma, un’idea non troppo originale e certamente un allestimento a basso costo.

Poi altri capi della collezione. E un’enorme scritta bianca col marchio. Che – appunto – sa tanto, troppo, di spot commerciale.

Pare, comunque, che non ci sia la coda. Tanto che è stato aperto l’accesso gratuito. Nonostante questo, né ieri né oggi per contare gli accessi si devono usare cifre a 2 zeri.

Poco frequentata anche l’esposizione alla Biblioteca Universitaria mentre pare abbia più successo la mostra di arte contemporanea al Metelino. Attendiamo, dunque, i dati ufficiali.

Intanto i manifesti dell’iniziativa sono stati scarabocchiati o riempiti di scritte in tutta la città e su Facebook e Instagram si è scatenata la gara a farsi la foto davanti agli stessi manifesti o agli adesivi kitsch piazzati sulle saracinesche chiuse di via Pré con il dito medio alzato o facendo le boccacce.

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