Toti: «Giorgetti assicura investimenti. Auspico che i lavoratori cessino la protesta»

Intanto i sindacati sono stati convocati in Prefettura. Ancora in atto la manifestazione in strada Guido Rossa che la blocca in entrambe le direzioni. Forti criticità per il traffico in tutto il Ponente

«In merito alla protesta dei lavoratori Ilva in corso a Genova per la cassa integrazione chiesta dalla azienda, ho sentito telefonicamente poco fa il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti. Il ministro mi ha ribadito la volontà del Governo di procedere con tutti gli investimenti necessari a salvaguardare e rilanciare la filiera nazionale dell’acciaio. Si attende ora la sentenza del Consiglio di Stato che faccia chiarezza sul quadro normativo di riferimento per avviare tutti i passaggi necessari all’ingresso dello Stato per il tramite di Invitalia nella compagine azionaria del Gruppo Ilva». Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, in merito alla protesta dei lavoratori ex Ilva in corso a Genova.
«Pur comprendendo la stanchezza dei lavoratori per il perdurare del lungo periodo di incertezza – aggiunge il governatore – auspico che cessino le azioni di protesta in corso, che stanno arrecando grave danno a cittadini e imprese di una città, Genova, e di una Regione, la Liguria, già duramente provata dalla pandemia e dalla conseguente crisi. Ritengo ingiusto che legittime rivendicazioni sindacali – conclude – vadano a danno di altri lavoratori. Del colloquio ho informato poco il prefetto di Genova Renato Franceschelli perché possa farne conto alle delegazioni sindacali che incontrerà in mattinata».

Risponde Fiom Cgil: «Il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti chiede buonsenso ai lavoratori invitandoli a togliere il presidio, ma perché non lo chiede alla Mittal proponendogli di sospendere la procedura di cassa integrazione in attesa della convocazione del Governo? Facile fare il forte con i lavoratori: più coraggio serve per farlo nei confronti delle aziende e degli amministratori delegati. I lavoratori devono andare in cassa integrazione e perdere del salario, mentre nelle stanze dorate del governo e della Mittal si aspettano le decisioni. Bocce ferme, altrimenti si lotta».

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