Ottomila per il Pride: la lotta, la festa e i veleni

Successo in piazza per la manifestazione organizzata ieri dal Coordinamento Liguria Rainbow. È arriva anche il sindaco Marco Bucci: «Sono contento di vedere tutta questa gente, è un bello spettacolo per la città». Oggi Terrile: «Servono fatti concreti dell’Amministrazione». Le polemiche dell’Arcigay («Non ci hanno ammesso sul palco» e de “La Comune”: «Gli organizzatori ci hanno fatto cacciare dalla Digos». Gli organizzatori smentiscono

«Abbiamo riempito piazza De Ferrari con gli 8000 corpi di migliaia di ragazzi e ragazze, liberi e gioiosi di esprimersi in autenticità – dicono al Coordinamento Liguria Rainbow -. Il Pride più giovane d’Europa! E a questi giovanissimi in Senato ci sono forze politiche che vogliono sottrarre tutela e protezione: se il DDL Zan non passasse, chi ci governa avrà legittimato quelle minoranze che diffondono odio e intolleranza, a quel punto più forti ed arroganti e pericolose. Questa nuova generazione ha le idee più chiare di quanto media e politici si possono immaginare, il gender per loro non è un problema. Inutile quindi usarlo come spauracchio, la politica impari da questa piazza».

«Se non fossi qui non sarei il sindaco di tutti – ha detto il sindaco Marco Bucci che ieri al Pride ha incontrato gli organizzatori per parlare delle famiglie arcobaleno e delle coppie omogenitoriali -. È stato un ottimo dialogo. Hanno parlato di alcune cose importanti. Sono contento di vedere tutta questa gente, è un bello spettacolo per la città. È tutto molto tranquillo e mi fa molto piacere. Questa è la dimostrazione che si possono fare le cose in maniera civile, a loro va il mio plauso. I riconoscimenti dal punto di vista legislativo devono essere fatti a Roma – ha ribadito Bucci -, l’amministrazione non ha il potere di farlo. Noi facciamo tutto il possibile dal punto di vista sociale, inclusa l’assegnazione delle sedi per parecchie associazioni Lgbt ma le modifiche legislative devono passare dal Parlamento. Chi ha riconosciuto famiglie omogenitoriali ha infranto la legge. Nel momento in cui ci sarà la legge sarò il primo a farlo in maniera contenta».

«Le parole del Sindaco Bucci al Liguria Pride di ieri rischiano di risultare una beffa, se non sono accompagnate da fatti concreti dell’amministrazione comunale – dice oggi Alessandro Terrile capogruppo Pd a palazzo Tursi -. Ne suggerisco uno, per cui da tempo attendo risposte dalla Giunta. Nella nostra città il Comune regala un libretto ricordo alle coppie che si sposano con rito civile, ma non alle coppie delle stesso sesso che celebrano l’unione civile. Ho presentato a marzo di quest’anno un ordine del giorno che chiedeva di rimuovere questa discriminazione, ma è stato dichiarato inammissibile dalla segreteria generale. Da allora attendo che sia discussa in Consiglio Comunale una mozione sul punto, presentata insieme a tutti i consiglieri del Partito Democratico. Bucci tolga il Comune dall’impaccio e disponga che il libretto blu sia donato a tutti, senza distinguere il sesso del partner, senza discriminare nessuno. Basta una circolare, e potrà evitare di andare a mani vuote al prossimo incontro con le associazioni LGBT»

«Arcigay Genova con le sue socie e i suoi soci ha partecipato al Liguria Pride, tenutosi in piazza De Ferrari. Abbiamo partecipato convinte e convinti dell’importanza di presidiare le piazze con i nostri corpi e le nostre rivendicazioni politiche – dicono ad Arcigay -. La nostra associazione non è stata invitata ad intervenire dal palco, come hanno potuto fare altre realtà partecipanti. Forse perché non fa parte del Coordinamento Liguria Rainbow, forse per le differenze di vedute. Crediamo che il palco del Pride dovrebbe rappresentare tutte le associazioni LGBTI+ che lavorano sul territorio, e non solo quelle che partecipano all’organizzazione della manifestazione stessa. Nell’ottica del rispetto reciproco, inoltre, sarebbe corretto citare le associazioni che collaborano alla realizzazione di progetti sul territorio: la citata panchina rainbow di Lavagna infatti è nata grazie al sostegno di un’associazione locale, l’Associazione Culturale L’Agorà. Dinamiche escludenti preoccupano e rischiano di precludere la possibilità di una collaborazione. Come giustamente citato sul palco, Domenico Chionetti della Comunità di San Benedetto al Porto ricordava: “Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei”. Escludere un’associazione che da 19 anni lotta per i diritti LGBTI+ in questa città è un gesto che non rispetta quanto detto sul palco e che lascia l’amaro in bocca. Qualunque possibilità di chiarimento, dialogo e confronto sarà la benvenuta. Al di là di ogni differenza e punto di vista, lasciare indietro realtà che si impegnano fortemente per i diritti della comunità LGBTI+ è lasciare nuovamente in coda al Pride chi, crediamo, ha il diritto e il dovere di metterci la faccia e portare la propria voce ed esperienza di fronte alla città».

A Genova durante il Pride, La Comune presente in piazza con un banchetto e squadre di diffusione del giornale e del volantino “Love Pride”, è stata invitata dalla Digos ad allontanarsi perché non gradita agli organizzatori – dicono alla corrente umanista socialista” -. Al netto rifiuto di andarcene e davanti alla nostra determinazione nel voler esprimere le nostre posizioni liberamente, la Digos ci ha detto che sarebbe stata nostra responsabilità se fossimo stati aggrediti. Questo è il clima che si respirava in questa piazza del Pride, dove alcune persone sono arrivate persino a bruciare il nostro volantino in piazza, metodi che denunciamo perché riecheggiano i metodi fascisti, antitetici a qualsiasi battaglia per la libertà. Gli organizzatori, chiedendo alla Digos di intervenire hanno dimostrato chiaramente di stare con lo Stato oppressivo e patriarcale e di affidarsi ad esso. Noi difendiamo la piena libertà di scelte sessuali e sentimentali nel rispetto delle altre e degli altri, ma questo non può in alcun modo mettere in discussione l’esistenza di una specie e dei due generi che la compongono».

Non abbiamo presenziato ai fatti. Quanto scritto sopra è una dichiarazione arrivata tramite comunicato de “La Comune” ma non abbiamo avuto modo di verificare i fatti di persona.

Sotto: il volantino de “La Comune”

Pesantissimo il giudizio di ArciLesbica nazionale: «Ipocriti senza credibilità dicono di combattere l’odio con il ddl Zan e poi tutti i giorni vogliono mettere a tacere chi lotta contro le discriminazioni ma non ripete a pappagallo i loro slogan. Gli ipocriti ieri hanno cercato di impedire a La Comune di partecipare al pride di Genova. Non ci sono riusciti, la loro politica non riuscirà».

Il comitato Liguria Raimbow organizzatore del Liguria Pride, vuole precisare che «non abbiamo richiesto alcun intervento da parte della Questura per far sgomberare alcuna associazione. Le Forze dell’Ordine rispondono a proprie regole e linee di comando. Sul DDL Zan da tempo si scontrano pensieri e posizionamenti, anche con toni accesi: in gioco ci sono la tutela e il riconoscimento delle persone trans. Abbiamo pertanto scelto di dire dal palco quale fosse il nostro giudizio politico sul contenuto di un volantino che sulla questione dell’identità di genere si schiera con chi non vuole che il DDL Zan venga approvato dal Senato, per far franare ancora una volta un obiettivo che da trent’anni stiamo perseguendo».

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