Movida, la cura leghista delle divise non funziona. Abitanti e titolari di locali sani sul piede di guerra

IL VIDEO DI UNA DELLE RISSE DI IERI – Gli assessori competenti proseguono a non mettere in atto soluzioni integrate tra sociale e sicurezza pura (unica strada percorsa, ma non basterebbe un battaglione intero messo in campo tutte le sere) e ormai la situazione è fuori controllo. I residenti sono infuriati, ma lo sono anche gli esercenti sani, ad esempio quelli che ieri si sono pagati gli steward e solo per questo sono riusciti a lavorare, mentre, spiegano, altri colleghi contravvenivano a tutte le regole possibili. Segnalate risse in piazza Dante e in San Donato. Commissario della Locale preso a pugni in Canneto il Lungo, vico Biscotti e vico Lavezzi trasformati in orinatoi, locali con casse acustiche esterne o a vendere chupiti in quantità industriale a giovanissimi, branchi di giovani con casse a spalla, urla, colpi alle serrande, botte. Ormai, tra gli abitanti, chi può si trasferisce per il fine settimana

La sicurezza è in capo alla Lega in Regione e in Comune. Sempre la Lega ha in mano in Comune Centro storico e Commercio. Il risultato sta tutto nelle risse di stanotte, nel commissario di Polizia locale preso a pugni, nel degrado, nella disperazione degli abitanti che ormai, se possono, cercano asilo presso parenti e amici nel fine settimana. L’inefficacia dell’approccio è sotto gli occhi di tutti. Manca completamente un progetto sociale a cui, invece, contribuirebbero in tanti. Dalle associazioni di categoria come Fipe Giovani Confcommercio, al presidente di Municipio (leghista, perché spesso non è questione di partito, ma di persone) Andrea Carratù.

Lo sfogo su Facebook della presidente del Civ delle Erbe dove gli esercenti si sono pagati gli steward

Stasera ho finalmente imparato una grande lezione, finalmente, dopo anni e anni spesi a cercare di lavorare in modo onesto, portando qualità, pensando di creare eventi che fossero un valore aggiunto e non un danno al quartiere dove lavoro… e guarda caso vivo con la mia famiglia. (Già, casa bottega a soli 4 piani di scale di distanza). Bene, oggi ho imparato che le regole non valgono per tutti, ovvero, valgono per me e per i miei colleghi che lavoriamo in modo corretto, che ci facciamo il mazzo e che ci dobbiamo pure pagare la sicurezza privata per arrivare fino alla fine della serata. Per noi le regole ci sono! Dopo 15 mesi di merda, senza soldi, senza lavoro, aspettando decreti per la maggior parte incomprensibili lanciati in conferenza stampa alle 21 (tanto per dare il tempo di organizzarsi a chi lavora), senza prospettiva per il futuro, indebitandoci per almeno altri 10 anni per sopravvivere e nutrire la prole, ecco… Per gli stronzi come noi le regole ci sono! Per chi lavora di merda, vende alcolici di merda, spaccia merda ai ragazzini, per chi se ne frega di dove lavora e pensa solo a guadagnare sull’ingenuità dei minorenni, se ne frega che la gente dorma o meno o se il quartiere diventa un pisciatoio allora niente… Si continua tranquilli senza distanze, senza mascherine, senza orario, senza ritegno. Senza orario, basta vendere sotto banco, a porte chiuse, a saracinesca abbassata. Le regole non sono uguali per tutti, davvero! Si perderà il buono, sia di abitanti che di locali, e resterà il vuoto, a cui molte parti del centro storico sono già tristemente abituate.


Anche in Canneto il Lungo alcuni esercenti si sono pagati gli steward e ora chiedono al Civ delle Erbe, di cui Porotto e presidente, di unire le forze per organizzare un servizio comune.


La lettera degli abitanti

Nonostante più volte richiesto, nulla si è pensato seriamente e nulla si è fatto per prevenire il ripetersi, in forme ancor più esasperate, di quello scempio che già si era pesantemente prodotto tutte le notti della scorsa estate, alla “riapertura” dopo il primo lockdown.
Dopo la notte di lunedì 7, documentata dai video, le stesse dinamiche si sono ripetute in forma altrettanto grave il mercoledì successivo, con il ripetersi delle risse della scorsa estate nelle zone di San Donato, Canneto, Giustiniani. San Bernardo.
Di nuovo agli Amministratori chiediamo:

SE QUESTA È “MOVIDA”

SE QUESTA È ”LIBERTAʼ”

SE QUESTO È “IL PROGETTO PER IL CENTRO STORICO”: continuare a farne il luogo deputato allo “sballo” notturno, allo sfogo senza regole, fino al vandalismo, senza alcuna consapevolezza del luogo e senza alcun rispetto per il bene comune, a danno del patrimonio di tutti e di chi nel centro storico vorrebbe poter continuare a vivere e lavorare.

La situazione che si perpetra da tempo è un continuo attentato alla salute dei residenti (che non dormono e che sono costretti a vivere in uno stato di continua insicurezza, assediati anche dallo spaccio) e dei giovani (che abusano di alcol e di droghe), e sta costringendo sempre più abitanti ed intere famiglie a dover abbandonare il centro storico, date le condizioni di invivibilità indotte.
Gravíssimo che in questi tempi di pandemia non solo non si contrastino assembramenti e mancato utilizzo mascherine, ma addirittura, alla ricerca di un “consenso” da parte dei giovani, tutto questo sia addirittura favorito da iniziative improvvide.
Genova oggi: una Città che vorrebbe mostrarsi “Patrimonio dell’Umanità”, ma che drammaticamente non riesce a tutelare il proprio patrimonio: non quello storico, architettonico, culturale; non quello costituito dal tessuto sociale e commerciale.
Comitato “VIVERE IL CENTRO STORICO DI GENOVA”
per la costituzione di una rete di liberi cittadini, esercenti, professionisti e operatori di varie attività professionali e culturali nel Centro storico, con il proposito di tutelarne la vivibilità, di promuovere iniziative volte alla sua valorizzazione, allʼinsegna di una migliore convivenza e un maggior rispetto tra le diverse parti, e per salvaguardare le attività sane e promotrici di crescita culturale, sempre più a rischio di sopravvivenza in un contesto che vede un continuo e pericoloso degrado.

La proposta del presidente del Municipio

«Serve un’intervento serio della Prefettura – dice Andrea Carratù, presidente del Municipio Centro Est. Serve un’area “a cuscinetto” e un piano di controllo come quello per lo stadio. Serve un’area lontana dalle case in cui allestire con i pubblici esercizi un’alternativa. Penso a Ponte Parodi, ma se qualcuno ha idee migliori si faccia avanti. Quella è un’area che ci sembra più abbandonata e l’Autorità portuale deve capire che la città non è servizio del porto, è il porto che dovrebbe essere corresponsabile della vita della città». Carratù, anche lui leghista, che però pare più attento degli assessori del suo partito a soluzioni amministrative e sociali, rilancia il suo progetto.

Le proposte (per ora inascoltate) di Carratù e di Fipe Giovani (le riproponiamo da un articolo di qualche giorno fa)

«Serve una politica sui giovani e bisogna seguire due strade parallele: il controllo e sanzioni a ad avventori e locali irrispettosi, ma soprattutto una politica sociale» dice Porotto. Su questo secondo capitolo l’assessorato al Commercio e al Centro storico e il Comune tutto, contrariamente a quanto messo in atto da altre amministrazioni locali, è totalmente avulso da sempre. Al di là della totale assenza su tutti i fronti in vista della fine del coprifuoco (anche quello repressivo, evidentemente non sufficiente, che sembra l’unico che in passato Tursi abbia saputo percorrere) il Comune sembra inspiegabilmente allergico a iniziative sociali, di educazione, di coinvolgimento dei giovani per “conquistarli” a comportamenti virtuosi e compatibili con la vivibilità del quartiere senza rinunciare al divertimento.

«Serve un programma che crei interesse, divertimento, locali adatti ad un divertimento sano in cui ci sia musica, spettacolo – propone Porotto -. Bisogna creare terreno fertile ai pubblici esercizi virtuosi che danno qualità perché in questo modo diventano veicolo di promozione turistica della città, incentivando i locali virtuosi. Non è l’orario il problema quanto la qualità della clientela e quella la fanno i locali. Bisognava, e bisogna, creare incontri con la parte delle politiche sociali in modo da lavorare insieme a loro. Il problema dei giovani è l’alcol non è il centro storico. Capiamo dove intervenire con ad esempio programmazione di tour, spettacoli itineranti, piuttosto che uno spazio dove i ragazzi riescano a finire la serata divertendosi».

Una proposta intelligente al Comune viene dal presidente del Municipio Centro Est Carratù: «A nostro parere – dice – bisognerebbe parlare con l’Autorità Portuale e chiedere la disponibilità di Ponte Parodi, attualmente abbandonato e su cui non ci risultano progetti a breve termine. È un’area abbastanza lontana dalle case, fuori, ma vicino al centro storico. La nostra proposta è quella di creare lì, insieme alle associazioni di categoria e ai locali del centro storico eventi organizzati con postazioni di somministrazione gestiti proprio dai locali dei vicoli attraverso un bando simile a quello già messo in atto per l’Acquasola. Potrebbe essere creato un accompagnamento dei ragazzi in quell’area per finire la serata. Non deve essere un “via libera”, intendiamoci: ci dovrebbero essere controlli all’interno e all’uscita, anche per evitare l’abuso di alcol e le guide in stato di ebbrezza. L’assessorato al Commercio potrebbe preparare un bando col coinvolgimento di categorie e operatori con accordi su spazi commerciali e orari».

«A Barcellona sono state create zone relax post serata con musica e alcolici ma anche analcolici, acqua, bevande e convenzione taxi – aggiunge Porotto -. A Bergamo, in estate, spostano i locali della parte alta dando spazi gratuiti fuori le mura nel monastero di Sant’Antimo, con iniziative di qualità: jazz, musica d’ambiente dove ti diverti e bevi ma, non devi bere come unico modo per “far qualcosa”». A Genova? Il nulla e non ci si ricorda nemmeno della ripresa della movida alla fine del coprifuoco.

Altre città hanno quantomeno approntato un approccio virtuoso al problema del rumore. È il caso di Torino con una app e che potrebbe essere utilizzata a Genova, ad esempio (ma non solo) per accompagnare i ragazzi a Ponte Parodi quando il baccano nei carruggi arriva al livello di guardia.

La app del progetto torinese per il quartiere di San Salvario, visualizzando i livelli sonori sui tablet nei club e nei bar, nonché sui totem multimediali in strada, mira ad aumentare la consapevolezza sui problemi del rumore e coinvolgere i proprietari di bar e i frequentatori di discoteche in modi diversi per cambiare il loro comportamento. Diverse azioni vengono avviate dall’applicazione quando i livelli di rumore sono troppo alti, ma anche quando la folla riesce a ridurre i livelli sonori. Inoltre, vengono introdotti diversi incentivi economici per ridurre il rumore. In opzione è possibile scaricare anche un’app “Shhh” per telefoni cellulari, così da poter inviare messaggi chiedendo meno rumore in determinate zone. In tal modo, un senso di rispetto per la comunità è rafforzato attraverso l’impegno e la connessione con i residenti.

La app è collegata a una piattaforma open data che rende pubbliche le informazioni sull’inquinamento acustico (a Genova siamo ancora ridotti alla necessità da parte degli abitanti di fare richiesta al Comune di misurazioni a pagamento), sull’affollamento, sulla sicurezza.

Superare la soluzione solo muscolare, riduttiva e manifestamente insufficiente, si può e si deve fare. Certo, bisogna volerlo fare. Per il bene della città e del centro storico, per il diritto dei residenti di vivere e riposare, per i locali virtuosi e dei posti di lavoro che offrono, per la vocazione turistica dei carruggi. Va superata la “primordiale” caccia al chupitaro in prevalenza straniero, che è totalmente infruttuosa come è sotto gli occhi di tutti perché a somma di sanzioni quasi raggiunta per la chiusura dell’attività viene cambiato intestatario della licenza nel caso dei pubblici esercizi o si apre una nuova azienda e si ricomincia daccapo nel caso di artigiani alimentari e negozi, avendo, di fatto, sprecato risorse e uomini della polizia locale e delle forze di polizia. Non si capisce per quale curioso fenomeno questo sia chiaro a tutti meno che gli assessori competenti dell’Amministrazione comunale.


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