Sushi in Scalinata Borghese e la Foce “brontola”: «Meglio un locale per aperitivi o cibi tipici»

Dopo poco più di un anno di lavori, era stata inaugurata nel febbraio 2020, pochi giorni prima della pandemia Covid, con un lounge bar al piano terra e un ristorante gourmet all’ammezzato. Ha riaperto ora con un ristorante dedicato alla specialità orientale e non a tutti, in zona, la novità piace

La foto, pubblicata sul gruppo Facebook “Amici della Foce”, ha suscitato una serie di commenti dove non compaiono consensi, ma una serie di “io avrei preferito”. C’è chi rivorrebbe quel che c’era prima o una cosa simile, chi avrebbe voluto un locale come il Moody «dove fare colazione al mattino e prendere l’aperitivo alla sera», chi ricorda che «di sushi ce ne sono già tanti». C’è anche chi protesta: «Si sono impadronito della Scalinata. Il passo d’obbligo da una parte è chiuso con il cancello e il lucchetto dall’altra ci sono i loro tavoli. I nostri diritti sono completamente cancellati. Doveva essere un locale tipicamente genovese perché è un monumento e una ricchezza della nostra città!!!». Anche un’altra cittadina chiede l’accesso alla terrazza aperto a tutti.

Il locale, subito colpito dal lockdown e dalle restrizioni della pandemia, aveva riaperto per l’estate e chiuso definitivamente a ottobre a causa degli alti costi di gestione in rapporto con i magri e, in certi periodi, totalmente assenti incassi condizionati dalle misure Covid. Il patron di Fokaccia aveva gettato la spugna anche per disaccordi con gli altri soci. Era stato annunciato in Consiglio comunale che avrebbe riaperto proprio col sushi e così è andata. Non facile, in questo periodo, trovare chi sia disposto a farsi carico delle spese. In Consiglio era stato annunciato che ci sarebbero state agevolazioni per l’azienda che avrebbe riaperto: affitto azzerato o calmierato.

Scalinata Borghese, edificio di proprietà comunale che era stato immaginato come sede, mai realizzata, dell’Accademia di Belle Arti e inaugurato nel 19010, era stato poi, nel tempo utilizzato come palestra, sede dell’Asl e studio veterinario. Poi abbandonato, poi utilizzato per un breve periodo da giovani artisti. È stato, infine, dato in concessione ai Viziano per 40 anni in cambio della ristrutturazione. Il restyling della struttura, sotto il controllo della Sovrintendenza delle Belle Arti, è avvenuto grazie ad un project financing  da 2 milioni di euro. 

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