Cgil: «Pensione per i part time verticali ciclici, sanata grave ingiustizia»

Sono stati più di 20 i ricorsi portati avanti dal Patronato Inca Cgil della Camera del Lavoro che hanno contribuito a far giurisprudenza

«Finalmente abbiamo vinto una battaglia sulla quale ci siamo spesi da tempo: anche le lavoratrici e i lavoratori con part time ciclici potranno andare in pensione. La nuova norma che lo consente è il frutto dell’azione sindacale per dare diritti a lavoratrici e lavoratori che sino ad oggi ne erano esclusi». Lo dice Igor Magni, segretario generale della Camera del Lavoro di Genova, che sintetizza così il risultato di anni di lotte sindacali e legali che hanno visto Genova tra le città capofila a livello nazionale.

«Da anni cercavamo di dare una prospettiva di vita nuova alle persone che dopo anni di lavoro non riuscivano a maturare i requisiti per andare in pensione – conferma Gabriele Parodi Direttore del Patronato Inca Cgil – il caso più frequente è quello delle lavoratrici delle mense scolastiche. In alcuni settori abbiamo avuto anche casi di persone che hanno lavorato per oltre 30 anni senza la prospettiva di poter accedere alla pensione».

Il part time ciclico verticale è un tipo di assunzione che viene utilizzata, ad esempio, nei servizi (mense o pulizie scolastiche), nello spettacolo (tecnici e impiegati), nei lavori stagionali (non solo quelli legati al turismo) e dove è prevista la sospensione dal lavoro per il periodo estivo. Sino ad oggi i periodi non lavorati non erano riconosciuti dall’Inps causando una situazione di pensante ingiustizia sociale. La legge di Bilancio 2021 pone rimedio a questa situazione considerando ai fini del calcolo dell’anzianità contributiva i periodi di sosta lavorativa. Il riconoscimento dei periodi non interamente lavorati è subordinato alla presentazione di apposita domanda dell’interessato corredata da idonea documentazione e qui entra nuovamente in campo il patronato «Siamo a disposizione di chi volesse avere informazioni o iniziare le pratiche – dichiara Parodi – finalmente questa odiosa discriminazione diventa retaggio del passato, restituisce dignità professionale a tante lavoratori e lavoratrici e soprattutto apre nuove e positive prospettive di vita».

A livello nazionale stime Inps parlano di una platea di circa 5 mila persone che già nel 2021 potrebbero avere un accesso al pensionamento, anticipato o di vecchiaia. È Magni a sottolineare come “Nella sola città metropolitana abbiamo stimato essere circa un migliaio le lavoratrici e i lavoratori ai quali viene applicata questa tipologia contrattuale e che, grazie alla nostra battaglia, hanno disegnato davanti a sé un futuro diverso – e conclude – siamo molto orgogliosi di questo risultato, anche perché non si tratta di una tantum, ma di un diritto esigibile per sempre».

«L’appello – concludono alla Cgil – è quello di rivolgersi alle sedi del Patronato Inca o delle proprie categorie sindacali di riferimento perché ci sono 10 anni di tempo per poter fare domanda attraverso la quale molte persone potrebbero raggiungere l’agognato diritto al pensionamento».

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