Via alla demolizione dell’ecomostro-ghetto delle Dighe di Begato

È cominciata oggi, alle 16.30, la demolizione dei 22 piani della diga bianca di Begato in via Maritano, per poi proseguire con quella rossa, per un totale di 170mila metri cubi di materiale che verranno eliminati e 474 appartamenti abbattuti entro la fine di novembre

L’operazione viene effettuata dopo lo svuotamento interno della struttura, che ha preso il via l’anno scorso, in piena pandemia, il cosiddetto “strip-out”, che ha comportato l’eliminazione dei servizi, delle utenze, dei panelli di facciata, dei materiali isolanti e degli arredi rimasti.
Solo una piccola porzione della Diga Bianca di Begato resterà in piedi, corrispondente al civico 11 di via Cechov con all’interno 37 appartamenti che saranno oggetto di riqualificazione e che andranno a costituire il primo nucleo del piano di rigenerazione edilizia.

L’operazione completa di demolizione verrà effettuata attraverso un escavatore cingolato dell’altezza di 60 metri, che è stato impiegato anche per l’abbattimento delle cosiddette “Vele” di Scampia. L’escavatore smonterà progressivamente le porzioni delle strutture, consentendo in parte anche il recupero dei materiali. Subito dopo le demolizioni si prenderanno il via i lavori di recupero degli alloggi di via Cechov nella diga bianca, per la realizzazione di 55 appartamenti, costruiti secondo un sistema abitativo innovativo, tra edilizia residenziale sociale e edilizia residenziale pubblica, con una superficie media di 60 mq ad alloggio, senza consumo di suolo ed ispirandosi a criteri di green city. Un progetto “sostenibile” nella fase di gestione, conduzione, controllo e manutenzione Queste nuove unità avranno impianti termici completamente rinnovati, come anche i tetti e il cappotto rifatti per una elevata efficienza energetica. Parallelamente verranno avviati i lavori per la costruzione di due nuovi edifici a sei piani di edilizia residenziale sociale e di social housing a canone moderato.

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L’abbattimento delle dighe di Begato rappresenta uno dei più grandi progetti di recupero urbano in atto in questo momento in Italia che ha preso il via nel 2020 con il nome di “Restart Begato”. Un grande piano di rigenerazione green del quartiere Diamante che prevede la demolizione e ricostruzione di nuovi edifici a sei piani sulle fondamenta della Diga, la riqualificazione di spazi e la creazione di luoghi di aggregazione sociale. Un progetto, rispettoso dell’ambiente, innovativo dal punto di vista urbanistico, che vuole rigenerare il tessuto socio-economico del quartiere e che pone al centro il miglioramento della qualità della vita degli abitanti.

«Questo è uno dei più grandi progetti di rigenerazione urbana di edilizia popolare al momento in Italia – spiega il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti – Un intervento per cambiare completamente il volto ad una realtà profondamente degradata. La nostra regione aveva bisogno da troppo tempo di abbandonare una vecchia concezione urbanistica che aveva prodotto l’isolamento di un gran numero di persone, senza che mai nessuno prima intervenisse per cambiare questa situazione. Una realtà che si era sedimentata nel corso degli anni che era diventata molto complicata dal punto di vista sociale e della vita quotidiana. Un quartiere lontano dalle aspettative dei residenti, una periferia urbana, con assenza di collegamenti e privo di servizi, in pratica un fallimento dal punto di vita della progettazione urbana. Per questo ci siamo impegnati, fin dall’inizio del primo mandato, a procedere nella ricollocazione diffusa su tutto il territorio degli abitanti perché l’abitare è un diritto fondamentale dei cittadini. Oggi dimostriamo con i fatti di stare trasformando un’architettura controversa e un’area problematica per renderla migliore».

«Oggi passiamo alla vera fase operativa di un grande progetto di rigenerazione urbana nato poco più di un anno fa – aggiunge il sindaco di Genova Marco Bucci –. Non solo smantelliamo un edificio obsoleto, decadente e non funzionale, ma investiamo sulla riqualificazione architettonica e ambientale di questa area. Restituiremo alla città un quartiere rinnovato, vivibile, con servizi e spazi per la collettività. Un progetto di cui Genova deve essere fiera. Questo è un cambio di rotta nell’ambito dell’edilizia sociale, per un nuovo quartiere con più servizi e una maggiore qualità di vita. Un modello che potremmo pensare di esportare anche in altre zone della città».

«La demolizione dei piani alti della struttura della Diga Bianca rappresenta un ulteriore passo in avanti nella realizzazione del progetto Restart Begato – prosegue l’assessore regionale all’Urbanistica Marco Scajola – Un importante ed innovativo progetto di riqualificazione urbana, pionieristico a livello nazionale, grazie al quale si rinnoverà un’area cittadina profondamente degradata. Regione Liguria è protagonista di una nuova concezione di pianificazione urbana moderna e sostenibile, che mette al centro la qualità di vita degli abitanti ed il rispetto dell’ambiente. Un progetto che si ispira alle green city, che valorizzerà non solo gli alloggi che verranno costruiti con criteri e materiali ecosostenibili, ma l’intera area, compresi gli spazi di aggregazione sociale. Un intervento ambizioso, che cambierà il volto del quartiere dal punto vista urbanistico, ambientale e sociale, e proietterà la nostra Regione nel futuro».

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La storia del quartiere di Begato è iniziata nel 1980 con la costruzione della diga rossa e i suoi 276 appartamenti distribuiti su 22 piani di altezza e, pochi anni dopo della Diga Bianca con i suoi 245 alloggi. Più una serie di altri edifici per un totale di circa 1600 alloggi. Un’operazione di edilizia popolare che non ha tenuto conto delle necessità reali e quotidiane degli abitanti e che ha relegato le persone in case –alveari e in un quartiere privo di servizi, diventato col tempo sinonimo di degrado.

«Era il 18 giugno 2018 quando, per la prima volta, in occasione di una partecipata assemblea pubblica con il sindaco Marco Bucci, compresi con chiarezza che era giunto il tempo di dare la svolta – conclude l’assessore comunale Pietro Piciocchi, che ha la delega alle politiche della Casa – Ricordo quando, negli incontri con i comitati di quartiere, iniziai a paventare lo scenario della demolizione per sondare il pensiero dei residenti. Quasi tre anni di grande lavoro e di gioco di squadra con l’assessore regionale Marco Scajola e con ARTE. Un esempio di amministrazioni che sanno lavorare insieme. Sono davvero tante le persone da ringraziare che hanno lavorato con professionalità, dedizione, discrezione, slancio ideale. Dalla ragioneria del Comune di Genova, alla polizia locale, alla direzione politiche della casa, alla direzione politiche sociali, al volontariato. Scriviamo tutti insieme una pagina che resterà nella storia della nostra città e che dedico alla Val Polcevera e a tutti coloro che hanno sofferto per il crollo del Ponte Morandi: se non avessimo preso coraggio dalla gestione di quella straordinaria emergenza, non ci saremmo lanciati in questa avventura. E un grazie anche agli abitanti di Begato che hanno accettato questo invasivo cantiere che cercheremo di concludere in fretta».

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