Una piazza per Caviglia. Sarà ricordato vicino alla “Colonna infame” che aveva voluto

È stata scoperta questa mattina la targa di intitolazione a Agostino Dario Caviglia dello spazio aperto realizzato all’incrocio tra vico dei Tre Re Magi, piazza Sarzano, vico dei Casareggio, dove si trova la “Colonna infame della casa di Paganini” che lui aveva fatto piazzare ad onta della politica caina che aveva dato il via libera all’abbattimento della dimora dell’illustre musicista figlio reietto di Genova. A scoprire la targa è stata la moglie Laura, alla presenza degli amici di sempre. Tra questi anche un commosso Otello Parodi

Capita così che si incontri, con qualche anno di più sulle spalle, chi per il centro storico ha lottato davvero, quando era meno facile di oggi. Quando i carruggi erano suburra, calamita di tossici in ogni zona, macerie della seconda guerra mondiale (fatte sparire definitivamente sono negli anni Duemila), luogo di una varia e umanissima umanità che De André, nella canzone “La Città Vecchia”, passa in rassegna: le prostitute, i ladri, gli assassini, gli ubriachi da osteria. Non c’erano solo quelli. C’era anche chi per i carruggi ha sempre lottato.
Oggi c’era una parte dei reduci, quelli che ancora possono testimoniare. Tutti sotto la targa che dedica una piazzetta dei vicoli a chi tanto ha fatto e qualcuno ha in fretta dimenticato dopo la sua morte, tentando di ostacolarne la visione illuminata e anticipatrice negli ultimi anni della sua vita. Non è stato così, oltre che per Otello, amico di sempre, per Marco Pepè (che prosegue nell’opera di valorizzazione delle tradizioni dei carruggi), per Giusi De Santis, oggi presidente dell’associazione Porta Soprana. E per due politici di allora e di oggi che non condividevano la fede politica di Agostino Dario Caviglia, lui che raccontava di aver partecipato ai moti del Sessanta e di aver per questo dovuto riparare in Germania per qualche anno, lui che militava nel Pci ed era stato vice console del Ramo Industriale. Con lui in consiglio di circoscrizione Pré Molo Maddalena c’erano l’attuale assessore al Patrimonio Stefano Garassino, oggi leghista e allora liberale, e l’attuale presidente del Municipio Andrea Carratù, allora missino e oggi leghista pure lui. Che poi, almeno all’epoca, quando c’era da remare per il centro storico si remava assieme, in circoscrizione e nei comitati dove anime di opposte fazioni politiche si trovavano unite per la città vecchia e per i suoi abitanti. Sono stati loro, insieme a Pepé, a trascinare la causa dell’intitolazione della piazzetta ad Agostino Dario Caviglia scomparso troppo giovane ormai quasi 12 anni fa.

Questa la motivazione

Agostino Dario Caviglia (1941- 2009) per tutta la sua vita si è impegnato nel recuperare e valorizzare il centro storico genovese e la città. È stato presidente di associazioni sportive e culturali tra cui U.S. Vecchia Genova e U.S. La Superba attive nella zona di Sarzano, nel sestiere del Molo. In qualità di presidente U.S. Vecchia Genova ha fatto realizzare un campo da pallone in salita Re Magi sottraendo alle macerie dell’ultima guerra un’area utile i ragazzi del quartiere nei difficili anni Ottanta.

Con il suo impegno come presidente dell’associazione culturale Porta Soprana, Caviglia ha reso accessibili a tutti le torri di Porta Soprana, la casa di Colombo, la Lanterna, la torre Grimaldina in Palazzo Ducale, la chiesa di San Luca negli anni in cui turismo e cultura non erano ancora stati identificati come volano di crescita sociale ed economica di Genova e anzi quasi venivano guardati con sospetto. Erano i tempi in cui c’era chi metteva in guardia dalla “città dei camerieri”, quella che, con la deindustrializzazione, avrebbe salvato dalla povertà tanta gente. Per il recupero delle tradizioni genovesi Agostino ha organizzato eventi come la rassegna di canzoni dialettali per le scuole elementari il Lanternino d’Oro e la Marcia dei Caruggi nel secolo passato, che a dirla così suona una cosa antica, ma invece era appena una ventina d’anni fa. A sua cura la Colonna infame, collocata nella piazzetta, che ricorda l’abbattimento, negli anni ’70, di via Madre di Dio e della casa natale di Paganini. Proprio quella piazza gli è, ora, dedicata. Agostino Caviglia per molti anni è stato anche consigliere dell’allora denominata Circoscrizione Prè Molo Maddalena.

«Ho conosciuto Agostino nel 1997 in Municipio – ha ricordato Garassino, presente all’intitolazione della piazza in rappresentanza del Sindaco Bucci – e mi ha colpito sempre la sua voglia di fare iniziative per il centro storico, anche attraverso l’associazione Porta Soprana. Ricordare la sua figura con una targa dedicata è doveroso e giusto perché molto è stato fatto nei Caruggi anche grazie all’impegno di cittadini come Caviglia».
«Agostino Caviglia ha sempre detto che solo chi ama il centro storico può fare il meglio il centro storico e lui ha sempre messo il cuore in tutte le iniziative che ha promosso» ha detto Carratù.

C’erano, come s’è detto, oltre all’assessore municipale Federica Cavalleri, Otello Parodi e Marco Pepé della Fondazione Amon che continua la promozione del centro storico, la moglie di Agostino Dario Caviglia, Laura e Giusi De Santis dell’associazione Porta Soprana, fondata da Caviglia, di cui è stata una fondamentale collaboratrice. Non potevano mancare il rappresentante dell’associazione “A Compagna” Francesco Pittaluga e Milena Medicina del gruppo folk Città di Genova.

“Non ci sarà mai più un secondo Paganini” recita la colonna infame. Non ci sarà più un secondo Agostino Dario Caviglia. Ma il suo spirito vivrà finché ci saranno gli amici a ricordare a Genova che senza di lui Lanterna, Casa di Colombo, Torri di Porta Soprana e tanti altri monumenti sarebbero ancora chiusi e alla città sarebbe negata la sua vocazione turistica insieme a tanti posti di lavoro.

Otello Parodi si era preparato un discorso, che per la commozione non è riuscito a leggere che in parte. Lo riportiamo qui.

Parlare di Dario Agostino Caviglia non è facile. Per descrivere tutto quello che ha fatto non basterebbero le pagine di un elenco telefonico e certamente tante cose le ho dimenticate.
Posso cominciare a raccontare la sua storia insieme agli abitanti di Ravecca: ha lottato contro lo scempio di via Madre di Dio, perché non fosse demolita ed ha lottato, sempre insieme agli abitanti, anche perché non venisse distrutta la casa di Paganini. Ha sempre abitato in centro storico, nella zona di Ravecca e, infine alla Maddalena. Aveva lavorato nella compagnia  portuale, nel ramo industriale, come cassoniere e nel suo lavoro era veramente un artista: Lavorare con lui, come io ho avuto la fortuna di fare, ti permetteva di lavorare bene, certo di avere tutti gli strumenti a disposizione per fare il meglio. Ha terminato la sua carriera lavorativa ricoprendo l’incarico di vice console.
Ha sempre creduto nella città e per il suo rilancio ha sempre combattuto in ogni modo. Insieme agli abitanti con la collaborazione della Culmv ha tolto le macerie dove adesso ci sono i giardini Luzzati e ha fatto costruire un campetto da pallone ed altre cose  per la popolazione del Centro Storico. È stato presidente delle associazioni Vecchia Genova e della Superba Genova, circoli della sua zona. È stato anche presidente dell’associazione Porta Soprana con cui ha riaperto e reso visitabili
Quando ero vice presidente della circoscrizione Pré Molo Maddalena mi ha convocato e mi ha detto: «Sei il responsabile del circolo Remigio Zena, ti faccio una proposta: facciamo il Lanternino d oro. Questa e stata la prima avventura. Lo abbiamo fatto per 5 edizioni. Erano coinvolte tutte le scuole. La seconda avventura fu quella di riaprire Porta Siberia. La prese in carico il Municipio e la gestione venne affidata al comitato di quartiere del Molo, di cui lui e io eravamo responsabili. Con le sartorie del quartiere inventammo le sfilate di moda. Valeria Migliorini di Pandemonio ci diede una grossa mano ed organizzammo una sfilata di vestita da sposa. Seguirono molte sfilate con sartorie della città vecchia. Poi ci furono le mostre, a cominciare da quella di Mangini.
Organizzammo incontri con gli anziani del quartiere che raccontavano a tutti come era la zona del Molo. Porta Siberia era a disposizione di tutti, per sfilate e compleanni, feste e incontri, mostre ed eventi. Bastava farne richiesta, Si poteva anche chiedere di visitarla, vedendo le cannoniere e la santa barbara, ed andare sul terrazzo e godere un bel panorama. La Porta diventò anche il teatro di Genova. La usammo anche per una piccola rappresentazione di Dario Fo, ma anche per il presepe vivente con cavalli, cammelli asini. Per tre volte neonati del quartiere impersonarono il Bambin Gesù: tutti e tre abitano ancora nel quartiere.
Aprimmo, su proposta della presidente, il primo centro civico Remigio Zena. Quante cose potrei raccontare: non basterebbe una giornata intera. Mi rivolgo a tutti quelli che anno collaborato con lui, molti possono testimoniarlo: il suo ufficio in via del Colle era meta di tutti quelli che volevano fare qualcosa per la città. Aveva una efficientissima segretari, la Giusy, oggi presidente dell’associazione Porta Soprana. Seguirono tante altre iniziative. A un certo punto gli venne in mente di aprire la Lanterna alla città e insieme andammo a Roma per incontrare l’ammiraglio che ascoltò la sua proposta e disse che era d’accordo, ma che doveva esserci un ente che si prendesse la responsabilità. Ero consigliere in Provincia e lo proposi a Marta Vincenzi, allora presidente dell’ente e all’assessore Angelo Bobbio, purtroppo anche lui scomparso qualche anno. L’idea, portata in Consiglio, venne approvata e così cominciò l’avventura. Lui riuscì a convincere i battellieri a portare le persone dentro al porto e per farle attraversare la calata per arrivare alla Lanterna dal mare.
Ci facemmo anche assegnare, come volontari, l’apertura della chiesa di San Luca che era chiusa da parecchi anni. Caviglia non si fermò lì: puntò la gestione della casa di Colombo e del Chiostro di Sant’Andrea. Gli americani stanziarono una grossa somma per la valorizzazione della casa di Colombo e per raccontare la storia del navigatore. Caviglia aveva un grosso progetto, ma quei fondi sparirono non so dove e non furono mai assegnati. Ad ogni modo, anche grazie a Taviani, ebbe la gestione della casa. Poi puntò alle Torri di Porta Soprana, anche quelle chiuse da tempo, dove da 30 anni si era accumulato il guano dei piccioni e dei gabbiani. Tutta la Vecchia Genova collaborò a rimuoverlo. Caviglia fece ripristinare i pennoni e si fece più volte consegnare le bandiere, a volte pagandoli a spese dell’associazione. Era lui che, tutti gli anni, si ricordava di posizionare una corona d’alloro dove in tempo di Guerra, all’uscita della galleria delle Grazie, morirono moltissimi abitanti. Fu ancora lui a far ripristinare la lapide. Insieme agli abitanti di Ravecca fece posizionare la colonna infame per la distruzione della casa di Paganini. Aveva sempre con sé una cartolina e la mostrava agli assessori di turno ricordando che c’era posto per altri che non avessero collaborato alla valorizzazione del centro storico e della città. Infine riuscì ad avere in gestione i truogoli del Barabino e il camminamento medioevale che riaprì organizzando diverse iniziative e rendendoli fruibili. È stato un precursore della valorizzazione della città. Dobbiamo solo a lui l’apertura di tanti monumenti che ora sono visitabili. Dovremmo ricordarcene tutti.

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